La Ferrari esce dal trittico Austria-Ungheria in una crisi profonda, ed una spaccatura sempre più evidente fra Mattia Binotto e il reparto tecnico, che richiede scelte urgenti e coraggiose.

A distanza di due anni dal Gp di Giappone 2018, la Ferrari si ritrova nella stessa situazione. La squadra sembra aver perso fiducia nel suo team principal, nonostante alla vigilia del Gp d’Ungheria sia stato nuovamente confermato.

Ferrari F1Non sono i risultati a preoccupare di più o l’umiliazione subita dalla Mercedes, ma il clima che si respira in queste ore nella Scuderia di Maranello. Nel comunicato di Binotto al termine del Gp d’Ungheria, è evidente come ci sia una spaccatura profonda fra lui e i suoi tecnici.

Situazione che non è nuova. Già due anni fa commentando gli errori a Suzuka, Maurizio Arrivabene spiegò che ai box e nel team mancava esperienza, palesando una scarsa fiducia e la volontà di mettere mano al reparto corse.

Proprio quelle dichiarazioni crearono la rottura definitiva con Binotto, che minacciò di valutare offerte provenienti da altre squadre. John Elkann e Louis Camilleri decisero di  sostituire il manager bresciano.

Scenario che si sta ripetendo in queste ore. Non è bastata la riunione di Giovedì voluta da Binotto, per avere dopo la fiducia della proprietà anche della squadra. Infatti viste le parole del team principal, non ci stupiremo di vedere cambiamenti o uscite dal reparto tecnico della Ferrari già prima di Silverstone.

Elkann e Camilleri si trovano di fronte a due strade. Ripetere la scelta della passata stagione, in quanto convinti che nelle Ges ci sono gli uomini giusti per tornare competitivi ed in questo senso va la candidatura di Coletta, o dare a Binotto il mandato di toccare la struttura orizzontale la quale senza Marchionne ha perso idee, coraggio e capacità di lavorare insieme.

Di certo non si può più rinviare come fatto fra fine 2018 ed inizio 2019, perché la Ferrari Domenica ha toccato il suo punto più basso, ed ha il dovere dopo aver deciso puntare tutto su Leclerc, lontano parente ieri di quel pilota che fece innamorare con le sue pole e vittorie i tifosi del Cavallino Rampante, e di non farlo diventare un altro capro espiratorio come successo ad Alonso e Vettel.

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