Il recente Gran Premio d’Italia ha messo in luce le evidenti difficoltà legate alle posizioni di penalità in griglia di partenza a fronte di 9 piloti su 20 che sono incorsi in posizioni di penalità a causa delle componenti (una o più) che hanno sostituito oltre il limite consentito stagionale. La FIA infatti ogni anno consente il cambio di ogni componente della power unit un numero limitato di volte, oltrepassando il quale si sfocia nelle già sopracitate penalità che hanno causato l’enorme caos durante il sabato del GP d’Italia. 

Al termine delle qualifiche, intorno alle ore 17, c’erano già parecchi dubbi in merito alla posizione in cui sarebbe partito Max, ma non solo, una prima risposta ufficiale è stata avanzata solamente 4 ore dopo il termine delle qualifiche, alle ore 21 locali, il che ha fatto chiaramente risentire personale del team e giornalisti, che fino a quel momento avevano cercato di scervellarsi per capire quale potesse effettivamente essere la griglia di partenza della domenica.

Anche Toto Wolff, team principal di Mercedes, crede che il sistema sia un po’ troppo complicato, ma ne riconosce la validità in termini di deterrente:

Dobbiamo ricordare a noi stessi perché lo abbiamo. Dal lato telaio, abbiamo un limite di costi che non avevamo prima. Dal lato del motore, non abbiamo ancora un limite di costi. Se non ci fossero penalità in griglia, avremmo motori per la qualifica, non cinque ma presumibilmente 20. Le grandi squadre spenderebbero quello che vogliono per avere un vantaggio ed è per questo che ci deve essere un certo fattore che lo eviti. Ecco da dove deriva”.

Sulla questione se le sanzioni fossero diventate troppo complicate, Wolff ha aggiunto: “Di sicuro. Tuttavia, non vogliamo che ci sia una corsa agli armamenti sui motori perché qualunque libertà ci diano, la sfrutteremo e lo faremo in modo ancora più strategico. Se sostituire un motore comportasse solo 5 o 10 posizioni, faremmo saltare un motore ogni gara perché sarebbe tre decimi [di secondo] più veloce di quello precedente. Quindi è chiaro che ci debba essere un certo deterrente”.

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