In un’intervista al Daily Mail, Stefano Domenicali ha parlato apertamente di alcune delle tematiche più spinose della F1 attuale.

Con l’inizio dei tre giorni di test pre-stagionali ha finalmente preso avvio il campionato 2021 di F1. Se dal punto di vista tecnico si potrebbe parlare di un anno di transizione in vista dei regolamenti 2022, dal lato della governance questa stagione rappresenta la prima di Stefano Domenicali al timone del circus, dopo quattro anni sotto la gestione di Chase Carey. Nelle sue prime interviste, il manager italiano ha dimostrato di aver pienamente sposato i piani, non amati da tutti gli appassionati, di Liberty Media, che punta alla spettacolarizzazione, alla digitalizzazione e al ringiovanimento del prodotto F1. L’ex Team Principal della Ferrari ha sostanzialmente confermato la propria visione anche al Daily Mail, che nei giorni scorsi lo ha raggiunto nella sede centrale della F1 per una nuova intervista.

Il primo argomento di discussione riguarda un celebre predecessore di Domenicali, Bernie Ecclestone, con il quale l’italiano ha rivelato di parlare spesso: “Puoi ben immaginare che, quando ero un ragazzo, Bernie era un mito. E lo è ancora: ho un bel rapporto con lui, parliamo quasi tutte le settimane e mi dice di fargli sapere se ho bisogno di consigli. Senza Bernie è chiaro che oggi la F1 non sarebbe quello che è. Non bisogna dimenticare che è un pioniere, dato che è stato capace di comprendere le potenzialità dell’ammirare macchine che girano in pista, costruendovi intorno un entusiasmo, una struttura e un business ottimi. Ho molta ammirazione per lui e per quello che ha fatto. Il suo pass per il paddock è pronto e spero che possa venire a vedere qualche gara”.

Un altro obiettivo di Liberty Media è abbattere ogni barriera culturale, sociale ed economica che possa impedire a chiunque abbia reali capacità di entrare a far parte del mondo F1, da sempre piuttosto elitario ed euro-centrico. Domenicali ritiene che il circus abbia mosso passi da gigante negli ultimi anni: “Per esperienza personale, non percepisco che [la F1] abbia un problema di razzismo. Al contrario: la F1 è nata in Europa, ma si è diffusa in altre aree, il multiculturalismo sta crescendo e questa crescita è un valore. Nel 1991, quando sono approdato in Ferrari, il 99,9% del team era italiano, poi si sono uniti britannici, francesi, giapponesi, svizzeri, tedeschi, portando un cambiamento culturale e offrendo una possibilità incredibile di conoscere persone diverse”.

Fin qui, la F1 ha affrontato il tema della lotta al razzismo solo con gesti simbolici, come il dibattuto inginocchiamento prima dell’inizio dei Gran Premi nel 2020. Domenicali e Liberty Media intendono affiancare a questi gesti delle azioni concrete: “La genuflessione, come altri gesti, ha un significato particolare a seconda del paese in cui ti trovi. E’ importante che questi gesti, che devono essere rispettosi della sensibilità di tutti, siano seguiti da azioni. Voglio perciò discutere dell’inginocchiamento con i piloti, perché non dobbiamo concentrarci su un solo gesto. Prima delle gare abbiamo una grande piattaforma ma non vogliamo sfruttarla con fini politici. Desideriamo mettere in luce quei valori che sono importanti per il mondo e per la F1. Vogliamo istituire una borsa di studio per aiutare le persone che non possono permettersi un certo livello d’istruzione. Bisogna garantire l’accessibilità a tutti e la presenza di donne in posizioni importanti”.

La dimensione socio-culturale della F1 non può prescindere tuttavia dai grandi protagonisti di questo sport, i piloti. Riguardo a questi ultimi, il manager italiano ha un’opinione ben chiara: […] Quest’anno la lotta in pista non sarà affatto facile. Il livello dei top driver è il migliore di sempre. Non ho chiesto ad Hamilton per quanto abbia intenzione di continuare, ma io voglio, e lui lo sa, che continui ancora a lungo. E’ incredibile, si trova all’apice della sua carriera e questa posizione gli dà grande credibilità per parlare di altre tematiche che gli stanno a cuore; Verstappen sembra un veterano perché è in F1 da tanto tempo, ma ha solo 23 anni; Leclerc è fenomenale in Ferrari e gli è stato affiancato Sainz; è tornato Alonso con la Alpine e Vettel si è trasferito in Aston Martin, con la voglia di cancellare la scorsa stagione; senza dimenticare Norris in McLaren, Russell in Williams e Mick Schumacher in Haas, che mi ricorda davvero Michael”.

Il CEO della F1 ha concluso parlando del calendario del circus, dal discusso approdo in Arabia Saudita alle drastiche variazioni che esso potrebbe subire nel prossimo futuro: […]Non c’è imbarazzo nel correre in Arabia Saudita. La F1 deve svolgere un ruolo nel promuovere i nostri valori in tutto il mondo e in paesi diversi. Lo sport può accelerare e facilitare questo processo mettendo in luce i lati positivi, e stiamo discutendo questo tipo di cose con i sauditi. Voglio un terzo delle gare in Europa, poi un’espansione in tutto il mondo, tra cui una seconda gara negli Stati Uniti. Stiamo parlando anche con il Sudafrica ed alcuni paesi Nordafricani e vogliamo aggiungere un Gran Premio o due in Estremo Oriente, forse in Corea.

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