L’australiano crede che la McLaren dovrà aspettare che la costruzione della nuova galleria del vento sia completata prima di poter lottare per il titolo.

Uno dei team di F1 in maggior salute negli ultimi anni è certamente la McLaren. Dopo essere crollata negli anni della collaborazione con Honda, sotto la gestione di Zak Brown e Andreas Seidl la scuderia ha scalato le gerarchie in griglia, imponendosi nelle ultime due stagioni come il miglior team del centro gruppo. Nel 2021 la scuderia inglese sta confermando il suo status, ma si ritrova a lottare contro una Ferrari nettamente progredita rispetto ad un terribile 2020. La vittoria più grande del manager americano è tuttavia aver garantito al McLaren Group una stabilità economica e freschi investimenti, che nel lungo termine gioveranno anche al team di F1, forte di due piloti del calibro di Lando Norris e Daniel Ricciardo. Proprio l’australiano ha recentemente parlato dei prospetti della scuderia di Woking e del suo lungo e difficile adattamento alle caratteristiche della MCL35M.

“Capisco che il team sia in forte ascesa…” – ha detto l’australiano ad Autosport “…ma ad oggi ci sono alcuni ostacoli che probabilmente ci impediranno di lottare per il titolo ancora per un paio d’anni. Però è evidente che la galleria del vento rappresenti un elemento fondamentale, forse quello decisivo per il team. Dal canto mio, io sto cercando di continuare a progredire insieme alla McLaren nei prossimi anni, così da essere in una posizione forte per quella fatidica stagione 2024. Fa strano parlare di un momento così lontano, ma a volte bisogna pensare in questo modo”.

F1 Mclaren
McLaren MCL35M

Ricciardo ha tuttavia faticato ad adattarsi alla MCL35M, una vettura che non favorisce lo stile di guida dell’australiano: “Sia ben chiaro, io sto dando il massimo, voglio tutta la gloria qui ed ora! Però l’esperienza mi suggerisce che si tratterà di un percorso. Credo che con l’età, la saggezza e probabilmente la maturità abbia guadagnato un po’ di equilibrio rispetto a quando ero più giovane. In quei momenti desideravo il mondo ma non si realizzava nulla, quindi probabilmente a questo punto mi sarei infuriato e avrei mollato mentalmente. In questi casi essere in F1 da un po’ di tempo aiuta a respirare, fare un passo indietro, riflettere sui problemi e capire che c’è un motivo per cui le cose non stanno andando bene. Devo trovare delle risposte piuttosto che alzare le mani e mollare tutto”.

L’australiano ha concluso parlando del cambio di mentalità che ha dovuto effettuare dopo il passaggio dalla Red Bull alla Renault: “In un certo senso devi cambiare un po’. Devi fissarti traguardi diversi nella mente e contemplare che una vittoria non debba per forza essere un primo posto. Lo scorso anno, in Renault, portare la macchina sul podio era una vittoria, e sapevo che sarei stato soddisfatto se avessi raggiunto quel traguardo. In fin dei conti è vero che vincere è la sensazione più bella che esista ed è ciò a cui aspiro sin da piccolo, ma so che le vittorie arrivano solo se ci si trova in un determinato top team o in quelle quattro macchine all’anno che vincono. Se non si è in quella situazione, bisogna porsi altri obiettivi e mantenere alti l’umore e le motivazioni. […]“.

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