Exclusive Q & A: Guenther Steiner

di Stefano De Nicolo’

@stefanodenicolo

 

Il nostro round di interviste del giovedì ci porta questa settimana ad intervistare il team principal della Haas Guenther Steiner, race manager italiano ma da anni ormai residente negli Stati Unit. Con lui abbiamo  discusso a lungo di regole in Formula 1 e risultati del team alla sua prima stagione, ma anche di motorsport americano e le sue differenze e peculiarità con la F1.

 

Salve Guenther, iniziamo con la notizia del weekend: il cambio di guida tecnica alla Ferrari. In qualità di team principal come valuti una decisione del genere a metà stagione? Che effetti pensi che possa avere sullo sviluppo del progetto della macchina del prossimo anno?

Sono decisioni molto difficili, io non conosco così bene la situazione interna alla Ferrari per poter rispondere. Senz’altro non è una decisione facile dover cambiare la guida tecnica a metà stagione, per questo sono convinto che avranno avuto le loro buone ragioni. Dipende sempre dalla situazione, ogni circostanza è diversa. Ho degli ottimi rapporti sia con Allison che con Arrivabene che con Binotto, ma non voglio e non posso esprimermi più di tanto su un episodio che riguarda la loro squadra. Non saprei dire a che percentuale di sviluppo sia il progetto 2017, posso dirti che per noi quest’annno lo sviluppo è già finito e pensiamo già solo più al prossimo anno.

 

Riguardo allo scorso weekend e tutte le polemiche che ci sono state circa le decisioni della FIA riguardo alle qualifiche ecc., non pensi che le regole di questa F1 siano troppo complicate? Talvolta per semplificare una norma si ricorre ad una più complicata…

E’ vero, anche io sulla regola del 107% ci ho capito poco. Si è data una interpretazione incomprensibile ad una regola chiara. Bianco o nero, le regole devono essere chiare, non ci deve essere spazio per zone grigie nel regolamento. Secondo me serve chiarificazione e semplificazione delle norme, bisognerebbe essere giusti ma anche più corsaioli e meno fiscali. E’ meglio prendere le decisioni, su cui poi magari certo si può discutere, ma è meglio dell’immobilismo.

 

Non pensi che il calo di interesse intorno alla Formula 1 sia dovuto ad un appiattimento dello sport in sé? Le regole poco chiare, manca lo spettacolo, le vere battaglie, non c’è più il rumore di una volta, la safety car viene utilizzata in maniera eccessiva, non ci sono più le vere corse sul bagnato…

Si sono d’accordo. Ma credo che più che un vero calo del pubblico il problema sia che non riusciamo a guadagnare nuovi spettatori. Secondo me una cosa molto triste è stata la partenza di Silverstone dietro la safety car, molto poco spettacolare. Inoltre si va nella direzione di cercare la sicurezza massima e poi invece Rosberg fa la pole a Budapest senza rallentare con la bandiera gialla. Questa è una contraddizione, perché serve a poco introdurre l’Halo se poi in condizioni di doppia gialla non si rallenta. I nostri piloti devono anche dare l’esempio ai giovani, e alle categorie inferiori.

 

Finalmente la regola della radio è stata abolita.

Meno male. Sono contento perchè il problema di capire cosa si poteva o non si poteva dire era davvero enorme. Tante volte nel tempo che ci mettevi a decidere se si poteva dire quella determinata cosa perdevi l’attimo e non serviva più dirla. Finalmente una decisione giusta, si vedrà forse un po’ più di spettacolo, ed è un bene anche per i telespettatori e i commentatori tv.

 

Parlando di pubblico com’è l’interesse negli Stati Uniti? Cresce? Credi che il fatto di essere l’unico team americano aiuti la promozione della F1 in America?

C’è sicuramente un interesse, che cresce peraltro. Rimane una nicchia però. I motivi principali sono due: da un lato ci sono molte categorie di motorsport negli Stati Uniti che già raccolgono un ampio seguito: stock cars, Nascar, drag racing, Indy Car ecc; il secondo problema è che c’è un solo gran premio negli states, e pochi che vengano trasmessi ad un’orario comodo per le tv. Il più delle volte le gare sono molto presto la mattina per cui è difficile catturare il pubblico. Inoltre, specialmente quando ci sono molte altre gare durante un weekend che è possibile seguire direttamente nelle proprie città la Formula 1 passa in secondo piano. Anche in questo weekend molte di queste categorie corrono in varie parti del paese dalla Florida alla California, perciò è difficile trasmettere al pubblico la nostra presenza qui in Germania. Il fatto di essere il primo team americano da un po’ di tempo a questa parte sta sicuramente aumentando la crescita del pubblico; non è immediato certo, ma nel tempo siamo convinti che la strada intrapresa sia quella giusta. Il progetto di Gene Haas ha funzionato e continua a funzionare, per questo la nostra presenza qui è così importante.

 

Quali sono le difficoltà logistiche di un team con sede negli Stati Uniti?

Abbiamo lo sviluppo in Italia, la squadra corse in Inghilterra e l’amministrazione, la produzione ed il cfd in America. Sembra difficile, ma non conosciamo un altro modo per farlo. E’ stato concepito così fin dall’inizio, siamo nati e cresciuti lavorando in questo modo perciò continuiamo su questa via. Usiamo molto la tecnologia e io stesso viaggio tantissimo, ma di fatto vivo in America. Anche nelle gare europee io ritorno laggiù ogni settimana dopo le gare per seguire lo sviluppo e la gestione della squadra. Ma le vacanze le trascorrerò a casa mia a Merano.

 

Abbiamo appena passato la metà della stagione. Il tuo bilancio della vostra prima metà dell’anno.

Siamo contenti finora. La cosa più bella è che tutti i ragazzi possono essere fieri di quello che abbiamo fatto e continuiamo a fare. Non saremo ultimi e faremo una bella figura a fine anno. Per chi arriva da fuori potrebbe sembrare che non siamo qui solo da poche gare, ma da molto più tempo, e questo è per noi un ottimo risultato. Siamo rispettati perché abbiamo mantenuto le nostre promesse, quello che abbiamo detto avremmo fatto e raccolto buoni punti. Non siamo stati arroganti, facciamo del nostro meglio e ci divertiamo molto a fare quello che facciamo.

 

Quale pensi che sia la vostra posizione naturale rispetto alle altre squadre?

Il nostro obiettivo sarebbe più o meno lottare con la Force India. Al momento sì, siamo più o meno in lotta con la McLaren, ma questo è fuorviante perché loro stanno andando al di sotto delle loro possibilità, non sono dove dovrebbero essere. Diciamo che la nostra posizione dovrebbe essere quella di puntare sempre ai primi 10, per entrare nella zona punti.

 

Qual è la difficoltà maggiore che incontra una nuova squadra al debutto in Formula 1?

Ce ne sono tante, è un insieme di fattori che devono funzionare tutti nel verso giusto. Credo che una delle cose fondamentali sia riuscire a mettere insieme un buon gruppo di lavoro, un insieme di persone competenti che abbiano voglia di fare, e credo che siamo fortunati per essere riusciti a farlo, siamo veramente un buon gruppo.

 

Quali sono le differenze tra il motorsport americano e la Formula 1? Cosa ti piace di più dell’uno e dell’altro mondo?

Il motortsport in America è molto più sport, qui è tutto molto più business. Il livello di intensità e competizione è diverso, negli Stati Uniti, dove si cerca di fare un business proponendo dello sport. Qui invece lo sport ormai quasi non esiste, ed il livello tecnico è elevatissimo. Per quanto riguarda i piloti sono tutti dei professionisti anche se le categorie fra di loro sono molto diverse e non paragonabili. Un pilota di F1 alla guida di una Nascar non combinerà nulla e viceversa. In America al pubblico è consentito andare molto più vicino alle macchine e i prezzi dei biglietti sono molto più bassi. Per la Nascar ad esempio i prezzi più bassi partono dai 60 dollari e difficilmente superano i 150, dunque molto accessibili.

 

Per concludere qual è il tuo pensiero su Monza?

La mia idea è facciamoli tutti e due! Magari con un ritorno al GP di San Marino. Sono piste belle, c’è tanta storia e tanto carattere anche a Imola. Non ho seguito bene la disputa politica, ma ha senso puntare sul progetto che è economicamente più sostenibile per il futuro, che possa mantenersi sul lungo periodo, senza che ogni anno ci sia questa discussione se il Gran Premio si dovrà fare oppure no altrimenti il progetto non ha serietà. Devono esserci certezze in modo che si possano fare progetti a lungo termine sull’evento ed investimenti per richiamare il pubblico.