Ed ecco che la saga di Marchionne si arricchisce di un’altra puntata, la compagnia dell’anello perde un altro pezzo pregiato, James Allison, messo alla porta o comunque gentilmente invitato ad andarsene con il resto della Squadra che dovrà lottare da sola contro gli avversari e scalare le pareti dell’inferno con le unghie per riuscire a conquistare tutti i decimi necessari per raggiungere il successo, l’uomo che dovrà guidarli in questa nuova impresa si chiama Mattia Binotto; certo forse non sarà come Robert Duvall in Apocalypse Now e magari non ama l’odore del napalm al mattino, però di esperienza ne ha da vendere e poi è una scelta ‘aziendale’ perfettamente conforme ai canoni di Marchionne, il quale non ama i grandi nomi e preferisce ‘Italianizzare’ il Team il più possibile, individuando, idealmente, negli Inglesi l’ostacolo maggiore per la Ferrari, anche se questi sono interni all’azienda, una specie di epurazione di tipo nazionalistico che non credo possa fare bene soprattutto in un momento delicato come questo…

Tuttavia bisogna partire da lontano per capire gli effetti che alcuni tecnici hanno avuto sulla psiche di Marchionne; nel 2014 alcuni responsabili dell’aerodinamica avevano asserito che la Power Unit doveva essere piccola e compatta, ci avrebbero pensato loro a renderla poi vincente con le geniali trovate aerodinamiche delle quali non s’è vista l’ombra; ed anzi hanno procurato più danni che altro visto che il propulsore è stato oggetto di tantissime modifiche e che pagava almeno 100 cv alla concorrenza, se a questo aggiungiamo gli anni pre-ibrido durante i quali a livello aerodinamico si era sempre inferiori si potrà avere un quadro completo delle impressioni e dello stato d’animo del Presidente. Poi è stata la volta di Allison che nel 2015 ha messo a posto e modificato una vettura pessima sotto tutti i punti di vista e qualche risultato si è visto, 3 GP vinti e un GAP che andava diminuendo durante l’anno in attesa del 2016, la stagione della vera vettura nata sotto la direzione dell’Inglese; tanti proclami e promesse non mantenute, la SF16-H doveva lottare con la Mercedes ad armi ‘quasi pari’, essere gentile sulle gomme e rendere onore al suo progettista da tutti riconosciuto come molto capace e geniale; in realtà la frattura interna tra motoristi e aerodinamici era stata consumata tempo prima e c’è stato un gioco a rimpallarsi le responsabilità, qualcosa di inammissibile in una grande Azienda come la Ferrari; il risultato è sotto gli occhi di tutti, affidabilità non al massimo e questo ci può stare, ma tutta la parte aero e meccanica che proprio non è stata all’altezza sia come sviluppi sia come efficienza. Forse una macchina sbagliata, però, probabilmente anche tanti personaggi, i così detti ‘senatori’ che all’interno della Ferrari fanno quello che vogliono, ben pagati e occupanti di posti privilegiati, una specie di Ministero all’Italiana dove si va a timbrare il cartellino e poi si gioca a video poker, sembra che questo lassismo sia figlio però della vecchia gestione, durante la quale il ‘volemose bene’ era imperante.

Ora Marchionne lo si può odiare o amare, criticare o elogiare, ma bisogna tenere presente che è un manager e proprio per questo è abituato a fare 2+2 e vedere i risultati, di sicuro non lo vedremo mai in una riunione con tutta la fabbrica e commuoversi per un addio, un manager pensa in modo diverso, esamina il budget e va a vedere in fondo all’elaborato cosa si è ottenuto con quel denaro e se si è ottenuto poco o niente qualcuno deve pagare; lo sta facendo in modo precipitoso si potrà obiettare, ma ricordiamo quanto detto prima, se la strada intrapresa non è quella giusta nel 2016, chi potrà dire se quella del 2017 sarà migliore? Bisogna fidarsi ed è evidente che Marchionne non si fida più, soprattutto dopo i tanti danari spesi per i rulli AVL, l’ingaggio di Vettel, la fiducia data a Allison e tantissimo altro. Forse dal suo ufficio a Maranello ha constatato qualcosa che noi da fuori non possiamo vedere, anche se l’allontanamento del Tecnico Inglese ha la sembianza di un capro espiatorio, tuttavia è una sua scelta e bisogna rispettarla.

Senza titolo-1

Adesso però bisogna giocare duro e l’unica persona in grado di rilanciare la Ferrari è James Key, il geniale tecnico della Toro Rosso, è stato capace di adattare una macchina in poco tempo ad una Power Unit che non conosceva, propone sempre novità di rilievo, è il vero astro nascente della F1 e poi vive in Italia, ma è sotto contratto con la Red Bull; ecco che qui Marchionne dovrebbe tirar fuori gli attributi e ingaggiarlo, è risaputo che ha un contratto ‘blindato’, ma non esistono contratti del genere, esistono solo costose clausole rescissorie; questo è il momento di tirare fuori i danari e proporgli non solo un ingaggio faraonico ma anche completa libertà all’interno della GES; insomma c’è da spendere tanto e questo è l’unico ostacolo nella mente del manager Marchionne, il quale vorrebbe il massimo risultato col minimo sforzo, ma chi non desidera questo in qualsiasi campo? Francamente sta calando il buio sul futuro della Ferrari soprattutto in ottica 2017, sappiamo quanto la Rossa sia ostica ai cambiamenti di regolamento e l’assetto attuale non sembra essere il migliore per essere competitivi il prossimo anno. Poi potremmo tutti sbagliarci, per carità, ma più di qualche dubbio rimane…

Marco Asfalto