Nel GP dove la Ferrari avrebbe dovuto mostrare i suoi punti di forza, sono emersi i valori del team Mercedes che si è laureata campione del mondo costruttori per la sesta volta consecutiva.

A Suzuka la Ferrari ha mostrato una doppia faccia, quella più forte nelle qualifiche e una debole allo spegnimento dei semafori del GP del Giappone. Dopo la pole position di Sebastian Vettel e la prima seconda piazza in carriera di Leclerc i presupposti per una gara di F1 avvincente per il Cavallino e in salita per la Mercedes c’erano tutti. La mezza partenza falsa di Sebastian Vettel è risultata determinante anche senza il mancato drive through, lasciando la strada spianata al terzo successo stagionale di Valtteri Bottas.

Il finlandese è stato autore di una grande partenza e questo non rappresenta più una novità. Bottas ha approfittato del temporaneo stallo del pole man per girare in prima posizione alla prima curva e scappare via negli snake del tracciato nipponico.

Sebbene la gara fosse in discesa già dopo poche curve, la Mercedes ha saputo cogliere al volo l’occasione ed impostare una gara all’attacco. Cosa c’è di sorprendente? Bottas non vinceva una corsa dal Gran Premio d’Azerbaigian, quarta tappa del mondiale di F1 e con questo successo la Mercedes ha messo il sigillo sui 12 titoli su 12 disponibili negli ultimi sei anni. Nemmeno la Ferrari dell’epoca d’oro di Schumacher-Irvine e Barrichello era riuscita in una tale impresa, dato che il titolo piloti ’99 fu vinto da Mika Hakkinen su McLaren-Mercedes.

Bottas nella seconda parte di stagione ha patito la spinosa situazione contrattuale e l’ombra incombente di Ocon, ma da quando ha avuto la riconferma del volante anche per il prossimo campionato di F1, Valtteri è tornato ad essere un rullo compressore. Nelle ultime 5 gare ha tenuto testa a Lewis Hamilton, totalizzando da Spa in avanti un bottino di punti simile a quello del pentacampione inglese (addirittura 3 in più se non consideriamo i punticini extra dei giri veloci).

Perché in F1 gestire due piloti come Bottas e Hamilton risulta un esercizio facile per Wolff, mentre non è altrettanto facile per Binotto gestire Vettel e Leclerc?

Il finlandese ha dimostrato di essere un pilota affidabile, costante e anche disponibile a farsi da parte per il bene del team. Una seconda guida ideale che all’occorrenza sa anche vincere. Sono già 3 i successi di Bottas nel campionato 2019 di F1, gli stessi dei piloti della Ferrari, sommando i due trionfi di Leclerc e l’acuto di Vettel a Singapore. Basti pensare che anche senza l’asso inglese, la Mercedes avrebbe comunque con estrema serenità un Bottas leader in classifica piloti con oltre 50 punti di vantaggio sui diretti inseguitori.

Finché la Mercedes godrà di una perfetta sintonia triangolare tra squadra, piloti e mezzo sarà difficile rompere l’equilibrio delle ultime stagioni di F1. Non aiutano i proclami pubblici di Mattia Binotto che spesso ammette che la gestione di piloti forti crea delle difficoltà e non rappresenta “un esercizio facile”. Di sicuro le difficoltà di gestione derivano da una squadra ancora giovane che sfida una corazzata fortissima e collaudata come quella della Mercedes. Inseguire logora e leva energie mentali, ma la Ferrari attualmente non sta gestendo Senna-Prost o Hamilton-Alonso nel 2007, in lotta fino all’ultima curva dell’ultimo GP.

Occorre una crescita di tutti e molto repentina se nel 2020 la Ferrari vorrà interrompere la striscia di risultati storici della Mercedes; le frecce d’argento hanno, infatti, già eguagliato il record di sei titoli costruttori consecutivi che apparteneva alla Ferrari 1999-2004. Al termine del weekend giapponese, Sebastian Vettel si è congratulato con il team campione del mondo e ha aggiunto: “In Ferrari abbiamo come loro i mezzi, gli uomini e la determinazione. Ma loro sanno mettere in pista una macchina che spesso rasenta la perfezione. Non c’è un dettaglio in particolare, ma tanti dettagli che messi insieme producono questi risultati”.

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