Grandi campioni del motorsport hanno deciso di proseguire i loro cammini, iniziando nuovi viaggi che rischiano un epilogo amaro.

Il finale di un film rappresenta il momento più importante e decisivo di un’opera cinematografica. Ricordiamo e valutiamo, spesso, una pellicola dalle emozioni degli ultimi concitati minuti. Estasi, purificazione, morte, il finale è capace di creare un ricordo indelebile. Per i piloti distaccarsi dall’asfalto equivale a morire un po’, una vita intera a lottare per arrivare lì in alto a ballare con le stelle più splendenti del firmamento sportivo e poi? Esatto, poi cosa?

La paura di un silenzio assordante, la spersonificazione dal personaggio creato in una vita in pista, la perdita graduale della spinta dei fan e dell’adrenalina della partenza. Ogni domenica per un pilota è una rinascita nell’attesa dello spegnimento dei semafori. Una nuova gara, una nuova lotta fino alla bandiera a scacchi, trattenendo il fiato che ad una certa età, però, è sempre più corto rispetto a quello dei giovani rivali.

F1 Portimao

Piloti, quando appendere il casco al chiodo?

Sono tanti i piloti che hanno deciso di farsi da parte al top della forma, nel momento più alto della propria carriera, prima che il mezzo non fosse più quello giusto, prima che qualche ruga di troppo iniziasse a spuntare su un viso leggendario. C’è chi in F1 ha deciso di congedarsi da campione del mondo come Nico Rosberg. Un’intera carriera ad inseguire l’amico-nemico di una vita, Lewis Hamilton. Il sogno di battere il compagno imprendibile, su una Mercedes progredita grazie ad un lavoro tutto made in Germany. Un tedesco, appunto, non uno qualsiasi decise un giorno che di giri in moto e di domeniche sul divano era già stufo, presentandosi con nuovi colori sulla griglia di partenza del 2010. Michael Schumacher raccolse ben poco da quella nuova esperienza in F1 con il team Mercedes, battuto ogni anno in classifica dal giovane Nico Rosberg. Un podio, certo, un acuto in qualifica a Monaco, ma poca cosa rispetto agli standard del Kaiser nella categoria regina del Motorsport.

Alonso, Vettel, Rossi accomunati dal sogno di tornare a vincere

Storie diverse, ma epiloghi che rischiano di essere simili. Valentino Rossi, Fernando Alonso, Sebastian Vettel sono ancora in pista a sgomitare con una nuova generazione di piloti affamatissima. C’è chi ha deciso di ritornare nel Circus, come Fernando Alonso, dopo altre esperienze nel Motorsport, provando ad eguagliare Graham Hill e la triple crown. Missione non riuscita, ma l’obiettivo avrebbe dovuto essere quello di tornare in F1 su un’auto in grado di lottare per risultati in linea con le ambizioni dell’asturiano. La Renault ha chiuso lo scorso anno al quinto posto, cogliendo anche dei podi prestigiosi con entrambi i piloti. Nel 2021, però, i francesi hanno fatto passi indietro e ad oggi appare una impresa quasi eroica riuscire a piazzare, stabilmente, l’Alpine A521 in Q3. Un’altra situazione spiacevole (non la prima della carriera di Alonso, vittima anche del suo temperamento), costretto a sperare in un 2022 rivoluzionario e in un progetto all’altezza del suo talento.

Voglio provare le regole del 2022 – ha dichiarato Alonso ai microfoni di Sky Sports F1 Ma poi dopo penso che vedrò come mi sento. Vedrò come mi trovo con la macchina, perché ci sono grandi speranze che con i nuovi regolamenti la lotta sarà migliore. Saremo in grado di correre più vicini ad un’altra macchina, quindi ci sono molte cose che dobbiamo scoprire nel 2022″.

Speranze, quelle che avevano gli uomini dell’Aston Martin alla presentazione della AMR21. Dopo un 2020 tinto di rosa, nelle posizioni nobili della classifica, i test e la gara in Bahrain hanno riportato la squadra guidata da Lawrence Stroll sul pianeta terra. Un punticino per Lance e una gara da dimenticare per Sebastian Vettel. Il tedesco sta ricevendo tutto l’appoggio e la fiducia possibile per ritrovarsi nel team inglese.

Sebastian ha iniziato una terza fase di carriera nel Circus, in un nuovo ambiente che per sua stessa ammissione gli ricorda quello della cara Red Bull. Niente più pressioni all’italiana, ma occorre ritrovare la lucidità di un tempo, prima che il figlio del capo, per meriti sportivi, possa elevarsi a prima guida dell’Aston Martin.

Non mi sento ancora a mio agio con la mia vettura – ha ammesso il quattro volte campione del mondo tedesco a motorsport.comSo bene che ci sono ancora problemi che il team deve risolvere. Probabilmente a Sakhir abbiamo vissuto il weekend che non ci saremmo aspettati, ma ci sono molte cose che abbiamo imparato in gara che dobbiamo affrontare. Vedremo quanto velocemente sapremo porvi rimedio, ma non nascondo che in macchina ancora non mi sento cose fossi a casa”.

E cosa dire di Rossi? La scelta della Yamaha ufficiale di puntare sui giovani piloti è apparsa subito vincente. Nelle prime due uscite stagionali Maverick Vinales e Fabio Quartararo hanno vinto e convinto. Valentino Rossi ha fatto registrare il peggior inizio di sempre della sua carriera. Nemmeno in Ducati il dottore aveva sofferto uno start del genere. Il team Petronas, guidato da Razlan Razali, ha ottenuto però risultati ottimi nel 2020, proiettando Fabio Quartararo e lo stesso Franco Morbidelli (attuale compagno di Rossi) ai vertici della classifica.

Abbiamo provato delle soluzioni diverse, ma avevamo preso una direzione sbagliata – ha annunciato Valentino RossiEffettivamente io con le soft soffro ancora di più, perché dietro comincio a scivolare, è come se la gomma si stressasse troppo e, a quel punto, inizio a sentire tantissime vibrazioni che mi obbligano a rallentare. Però le gomme sono uguali per tutti e bisogna usare quelle. In ogni caso le carte si possono mischiare su altre pista”.

La musica potrebbe cambiare per tutti in futuro o a partire dal prossimo appuntamento, questi mondi van veloci ma delle leggende come Rossi, Alonso e Vettel meriterebbero epiloghi degni delle loro straordinarie carriere. Perché è giusto ricordare, a volte, che anche il finale conta!

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