Le 5 verità, ciò che il GP del Brasile ha più messo in risalto durante la penultima prova del Mondiale 2019 di Formula 1.

Le 5 verità non sono i voti dati alle squadre o ai piloti o ai personaggi, ma sono ciò su cui stabilire il focus dell’attenzione in questo momento e per i prossimi GP. Riavvolgiamo il nastro degli highlights del GP del Brasile. Eventi occasionali e spunti di riflessione, con qualche critica.

1) Prima o poi doveva accadere, meglio prima che poi.

Meglio per un terzo posto che per un primo, suonerebbe ancora più interessante. Eh già! Verrebbe da dire quasi una stagione di attese, in cui ogni ferrarista, ogni tifoso, appassionato, meccanico, magazziniere, cuoco o semplicemente Mattia Binotto, per assistere a questo giorno. Dopo quasi una stagione in cui avevano retto il filo, sorvolando su diversi eventi accaduti in pista e dichiarandosi apertamente compagni al di fuori di essa. Quando tutto faceva sperare nel meglio, che stessero imparando l’uno dall’altro a completare un team grandioso e dimostrando che il peggio era ormai alle spalle, arginando le critiche alla vettura. Si è consumato il patatrac e ci avete deluso, tutti. Cercando di evitare qui di capire cosa può essere accaduto, Vettel e Leclerc hanno entrambi colpa ed entrambi devono riflettere bene su come fare per evitare che la cosa si ripeta. Mai più.

2) La regia la fa la squadra e i piloti sono gli attori protagonisti

La parola chiave nella F1 moderna è strategia. Senza di quella le gomme non durerebbero neanche 10 giri, facendone invece più di 30 con Sainz. Ha permesso di dare la scelta ad Hamilton di sentirsi dire “Fai il contrario di ciò che fa lui” quando alla prima Safety Car per Bottas, Max è rientrato. Avevano il piano alternativo. Si sentono team radio con lettere e numeri e codici per identificare i piani di lavoro e di gara.

Questo ovviamente condiziona il pilota, che non solo deve pensare ad andare a 300 all’ora e alla gravità che va in ogni direzione moltiplicata anche varie volte; deve seguire quasi un copione per riuscire nell’intento, vincere la gara. Non si entra più ormai solo in macchina, si è in un mondo a parte di cui la monoposto è lo strumento principale, il pilota è il grande attore che mostra tutte le sue doti di guida al pubblico sotto l’osservazione del team, la sua regia. Non è Hollywood, qui si fa sul serio. Per questo ci piace di più.

3) Max Verstappen, se ti danno un Honda già adesso, il prossimo anno non mi voglio perdere davvero nulla.

Una prova di forza assoluta quella del pilota olandese. A Interlagos si è preso tutto e lo ha fatto con la forza e l’arroganza che lo caratterizza (purtroppo a volte un pò troppo fuori dalla pista). Perfetta la regia di Horner, che indovina i momenti per fare pit-stop e mettere il proprio pilota sempre nelle migliori condizioni. A questo punto, vorrei concentrare l’attenzione sulla vera verità: Honda, che combini?

I rilevamenti velocistici delle Red Bull non sono mai stati cosi alti (anche in corsia box, ma il motore stavolta non c’entra). La conferma è la Toro Rosso.

Da un pò ne parliamo di quanto stia crescendo il propulsore giapponese e le conferme non fanno che arrivare, perciò siamo curiosi adesso. Siamo curiosi di sapere com’è possibile avere tali salti prestazionali senza entrare nel campo dell’illegalità? Questo è quello che avrebbe detto qualcuno di nostra conoscenza.

Noi siamo più pacifici, amiamo il gioco e lo sport e dire Formula 1 vuol dire anche gioire nel vedere di nuovo la Honda così in alto. In tempi in cui la F1 sembra sotto attacco, per le emissioni inquinanti, per i regolamenti 2021, forse uno storico ritorno ad accendere la battaglia può far ricordare quale bellissimo sport è questo e perchè va preservato.

4) McLaren, perchè il prossimo anno non avrai già il Mercedes?

La quarta forza del Mondiale ha dalla sua parte qualcosa che gli altri non hanno e se la Renault non farà qualcosa difficilmente i due potranno lottare già il prossimo anno per le posizioni di testa. Meglio nel 2021. Tralasciando un momento il telaio, fonte di grande ispirazione alla guida, il vero punto di forza della scuderia di Woking è il comparto piloti. Sainz e Norris sono due tipi social, moderni, allegri e amiconi fuori, entrambi molto decisi in pista. Ancora non se le sono date, ma pensiamo che due tipi come loro (o almeno Norris) ci si farebbe un sacco di risate su. Il ragazzo cresce in fretta, quest’anno è stato grandioso in moltissime occasioni; a volte ha sbagliato lui, a volte la squadra, ma nel complesso che stagione per il ventenne. Potrebbe esserci lo zampino del più esperto compagno di box in questa crescita. Sainz è un pilota ormai maturo e la prossima stagione ce lo confermerà. Se entrambi cresceranno ancora, immaginate una McLaren Mercedes con questi due qua.

Sainz - Norris

5) Mattia Binotto, è il tuo momento.

C’è un gran bisogno di un Mondiale in Ferrari prima del cambio dei Regolamenti. C’è un gran bisogno che il Team Principal della Ferrari prenda in mano le redini del Cavallino Rampante, o meglio, di entrambi i Cavallini. Mai come il prossimo anno sarà difficile perchè avere tutta questa forza di traino da quei due, ad un certo punto dovrà esser fermata da una parte per far si che si arrivi primi. Non bisogna sbagliare. Non si vuole sbagliare. l’Ing. Binotto ha le carte in regola per poterci riuscire ma avrà due belve da domare, che vorranno soltanto arrivare primi.

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