F1 Dopo lo scandalo della sfuriata di Verstappen via radio che ha scatenato le ire del governo mongolo, i piloti hanno espresso la loro opinione sulla trasmissione (ormai integrale) dei messaggi Radio scambiati con il muretto durante la gara di Formula 1

Dopo l’incidente avvenuto tra Max Verstappen e Lance Stroll durante le prove libere del Gran Premio di Portimao, le invettive che il pilota olandese ha scagliato contro l’avversario non sono passate inosservate. Già, perché durante la diretta TV è stata trasmessa solo la parte più “edulcorata” dello sfogo via radio di Verstappen con il suo ingegnere, ma ai più attenti spettatori di F1 TV, la piattaforma di diffusione dei contenuti F1 a pagamento, non sono sfuggite le parole ben più pesanti che il pilota vittima dell’incidente ha rivolto al disattento canadese. Infatti, non solo su F1 TV i messaggi radiofonici non subiscono tagli o censure, ma rimangono, assieme alle immagini delle sessioni, negli archivi della piattaforma, in modo tale che gli abbonati possano rivedere in differita ciò che si sono persi in diretta. Insomma, non si scappa. Verstappen ha dato a Stroll del “mongolo” e ciò non è piaciuto ai mongoli, al punto che l’ambasciatore della Mongolia alle Nazioni Unite ha chiesto formalmente all’Organizzazione di intervenire esigendo pubbliche scuse dalla scuderia e dai suoi sponsor, nonché dallo stesso pilota. Per poco un team radio non causa un incidente diplomatico.

È dunque giusto che le comunicazioni tra piloti e muretto vengano trasmesse in diretta TV e integralmente su F1 TV? Sebastian Vettel si è espresso riguardo al montaggio e alla selezione dei messaggi da trasmettere in diretta: “Per voi è difficile giudicare, visto che non sentite tutti i messaggi […]. C’è chi decide cosa trasmettere e cosa no, perciò per voi non è facile capire cosa viene detto davvero e capire il contesto generale”.

Non è un caso che negli ultimi mesi si sia cominciata a paventare l’idea di non trasmettere più i team radio, un’ipotesi che troverebbe sicuramente l’appoggio di diversi altri piloti oltre allo stesso Vettel.

Romain Grosjean si è così espresso prima del GP dell’Emilia Romagna: “Per quale motivo vengono trasmessi [i team radio]? […] Provate a immaginare se venisse trasmesso tutto ciò che si dicono i calciatori sul campo. Credo che gli scambi sarebbero ben più coloriti. […] Non bisogna dimenticare che guidiamo a 330 km/h, al limite delle nostre possibilità, con una dose di rischio non indifferente. Non è come stare seduti sul divano con un bicchiere di vino rosso in mano a commentare ciò che succede da fuori, dove tutto sembra così facile e lento”. Grosjean è stato spesso al centro dell’attenzione per aver espresso via radio critiche accese e pittoresche alla performance della sua Haas, che in più di un’occasione hanno mandato su tutte le furie il tema principal Günther Steiner.

Altri piloti, invece, sembrano aver accettato quest’invasione del pubblico all’interno dell’abitacolo, poiché fa parte dello “show”: “nel profondo sappiamo che ciò che diciamo non è privato” ha ammesso Carlos Sainz.

Sainz
#55 Carlos Sainz Jr Renault F1 Team.

“Ma nel momento in cui non pensi che non avresti dovuto dirlo, ti ricordi che c’è qualcuno ad ascoltarti. […] È così in Formula 1 e in realtà è un vantaggio. Ti permette di capire cosa provano i piloti, le loro emozioni. Ciò non significa che diciamo più o meno parolacce degli altri sportivi, è solo che in questo sport hai un microfono che capta tutto quello che dici, qualunque cosa tu dica.”

I team radio pubblici, inoltre, possono essere anche un valido strumento per le squadre, che da un lato riescono a carpire le strategie degli altri team, dall’altro possono far trapelare informazioni false per depistare i rivali (si pensi a Hamilton e ai suoi bluff sulle prestazioni degli pneumatici).

“Credo che renda lo sport più attraente” ha aggiunto lo spagnolo. “Regala notizie ai giornali e siparietti divertenti per i media. Bisogna capire che siamo sotto pressione, nella foga del momento. Facciamo del nostro meglio con l’adrenalina alle stelle.”

In effetti quando i piloti si lasciano sfuggire parole che non avrebbero dovuto arrivare al pubblico, la scusa è sempre la stessa: “the heat of the moment”, la foga del momento, l’adrenalina magari di un’incidente ad alta velocità che genera reazioni incontrollate e fa dimenticare che c’è qualcuno in ascolto. È una giustificazione sicuramente plausibile, che andrebbe a sostegno delle argomentazioni dei piloti contrari alla trasmissione dei team radio. Ma purtroppo per loro, la diffusione dei messaggi radiofonici sarà sempre più parte integrante della F1, perché le sfuriate senza filtri dei piloti, il loro punto di vista interno e tutte le storie che si creano attorno a qualche parola di troppo sono proprio ciò che il pubblico vuole sentire e rientra nel processo di spettacolarizzazione dello sport che Liberty Media porta avanti dal giorno in cui ha preso le redini del circus. Se è “good for the show” (positivo per lo spettacolo), allora non ci sono obiezioni che tengano.

A proposito dell'autore

Laureato in Traduzione Specialistica, sono appassionato di Formula 1 e di tutto il mondo che le gravita intorno, soprattutto mi affascina l'aspetto umano di una competizione che porta l'uomo e la macchina agli estremi più assoluti delle loro possibilità.

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