La gara canadese sembrava destinata ad essere tinta di rosso dopo i dati incoraggianti dei passi gara al venerdì. La pista di Montréal però non mente, una pista di Power Unit, favorevole alla potenza Mercedes, e Lewis vola, aiutato dallo zampino di Max Verstappen. Ma Sebastian Vettel, insieme alla sua Ferrari, non molla, e fa di tutto pur di far capire al rivale che la guerra al mondiale è aperta, apertissima.

 

Sarà stato il trionfo di Monaco, che ha riportato la rossa a vincere sul circuito monegasco per la prima volta dal 2001, a darci la suggestione che questa SF70-H avrebbe potuto rompere un altro tabù, quello del circuito di Montréal, pista su cui la rossa non vince dal 2004, dopo la tripletta di Michael Schumacher.

Sembrava davvero che tutti gli elementi fossero dalla parte della Ferrari: la classifica, le gomme, quella voglia di tornare sul gradino più alto del podio, con il sogno della vittoria finale sempre più reale.

Credits: Scuderia Ferrari

La pista dedicata a Gilles Villeneuve è sicuramente una di quelle piste “di motore”, o meglio, di Power Unit: una di quelle così favorevoli alla Mercedes, a quel Lewis Hamilton che in questo week end è sembrato più che ispirato, quel Lewis Hamilton che forse temeva la rossa.

E’ stato tanto cercato il duello tra i due, in questi anni di PU e di duelli a due tra le frecce d’argento, soprattutto dall’inglese, che ha “aspettato paziente” che Sebastian Vettel tornasse a farsi vedere nei suoi specchietti; un po’ troppo forse, visto che la Gina più che farsi vedere, ha sorpassato la W08 di Lewis, lasciandosela alle spalle per un po’, godendosi il momento, mentre l’inglese continuava a lamentarsi di una monoposto che non utilizza bene le gomme, che non ha trazione, che non è più la freccia d’argento che corre in solitaria senza mai essere inquadrata. Cominciava ad avere un po’ paura Lewis, che tira però un sospiro di sollievo quando vede scivolare il nome di Sebastian Vettel in 18° posizione.

Credits: F1 Official Twitter Account

In una gara in cui fondamentale era la partenza, le rosse scattano male, facendosi sorpassare da Bottas, ma soprattutto da Verstappen che dalla 5° posizione scatta come un razzo, chiude sulla rossa di Vettel alla prima curva danneggiandogli l’ala anteriore e causando di conseguenza anche danni al fondo. Ed è qui che si compie il primo errore del muretto che, nonostante la Safety Car dovuta al contatto tra Grosjean – Sainz – Massa, lascia Vettel in pista, che fatica però a reggere il ritmo con l’ala danneggiata. Si tenta quindi l’azzardo: dopo soli 5 giri, Seb rientra ai box, cambia l’ala e monta la mescola Super Soft, sperando di poter coprire tutta la gara con solo set.

Vettel rientra 18°, con una gara tutta da costruire a 28s da Hamilton. Colleziona un sorpasso dopo l’altro, ma la situazione è tutt’altro che rosea: il passo gara del venerdì su gomma rossa sembrava promettere bene, mentre la Gina della gara sembra un’altra monoposto, accompagnata anche dalla SF70-H di Kimi Raikkonen che dopo il pit stop gira anche lui su tempi altissimi, 1 secondo più lenti rispetto alle Mercedes, che tornano a correre in solitaria, ignorate per tutta la gara, con Hamilton che vuole costantemente sapere dov’è Vettel, vuole sapere se e quando arriverà.

In 29 giri, il tedesco è dietro il compagno di squadra in 7° posizione, Gina sembra essersi ripresa, ma la temperatura dell’asfalto e il forte vento sembrano non andare d’accordo con le mescole Super Soft montate da entrambe le rosse. Sebastian lo vede, vede il podio, vede quella posizione occupata dall’ex compagno di squadra Daniel Ricciardo, vede quel trenino rosa di monoposto che lo inseguono e immagina Hamilton, che sicuro, li davanti, a conquistare punti preziosi.

A 20 tornate dalla fine Sebastian rientra ai box per montare la mescola Ultra Soft: 12 giri per avvicinarsi, per recuperare 17s su Ocon, gli dicono, 8 per lottare. Tenta il tutto per tutto, prendendo la posizione prima sul compagno di squadra, poi attaccandosi alle due, incredibili, Force India, che sembrano litigare fra loro per decidere chi andrà a prendere Ricciardo. Gina macina giri veloci su giri veloci, mentre Vettel cerca di capire come gestire l’irruenza delle due Pantere Rosa, che quasi si toccano, con Ocon che va lungo, e Sebastian ne approfitta, avvicinandosi a quel podio che avrebbe potuto essere suo con uno, forse due giri in più. Ma la bandiera a scacchi arriva e Vettel conclude una gara che sembrava disastrosa in 4° posizione, e viene nominato anche “Driver of the Day”.

Incredibile la sua rimonta, incredibile la sua gara. E’ un Seb che non si arrende, che combatte fino all’ultimo millesimo, per sorpassare quante più monoposto possibili, per prendere quanti più punti possibili, per dare il chiaro messaggio a Hamilton che, come aveva detto l’inglese a Monaco, la guerra non è finita.

Credits: F1 Official Twitter Account

E sembra stia cominciando davvero ad essere una guerra, quella tra l’inglese e il tedesco, una guerra che si consuma gara dopo gara. Sembrano già lontani gli abbracci di Melbourne, il sapore della fresca sfida con la rossa. Hamilton è preoccupato, sente che Vettel gli sta col fiato sul collo, 12 i punti di vantaggio in classifica. La partenza non è stata delle migliori, vero, ma se non fosse stato per Mad Max, per l’alettone esploso subito dopo la Safety Car e il pit stop anticipato, avremmo visto una gara diversa, con un podio molto probabilmente rosso.

Lewis Hamilton, colui che si sentiva invincibile, a bordo della sua freccia d’argento, porta a casa il trofeo del vincitore, il giro veloce, e il casco del suo idolo, ma qualcuno, nei suoi specchietti, si fa sempre più ingombrante.

 

di Marika Laselva
Twitter: @MarikaLaselva

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