L’annuncio del GP di Miami e le nuove partnership tra scuderie ed aziende statunitensi segnalano un avvicinamento della F1 al mondo a stelle e strisce.

Sin dall’acquisizione della F1 a fine 2016, Liberty Media ha cercato di ampliare la fascia di pubblico del circus, con risultati tutto sommato positivi. I grandi investimenti effettuati per sfruttare al meglio le piattaforme digitali si sono rivelati fruttuosi, e anche da un punto di vista d’immagine il circus sembra essere finalmente in ripresa dopo aver sofferto negli ultimi anni dell’era Ecclestone e nei primi della gestione americana. Secondo quanto affermato da Stefano Domenicali, in questo 2021 il numero di spettatori, paragonato ai risultati dei due anni precedenti, è aumentato sensibilmente in paesi chiave come Italia, Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Quest’ultimo territorio è ormai da decenni nelle mire espansionistiche del circus, che ha tentato in svariati modi (e sempre con scarso successo) di far breccia all’interno del grande mercato americano. Ma solo adesso, grazie al lavoro di Liberty e dei team, sembra esserci riuscita.

La serie Netflix Drive to Survive rappresenta indubbiamente un enorme successo del colosso americano, poiché, nonostante agli occhi degli appassionati “storici” e più tradizionalisti rappresenti le dinamiche della F1 in maniera edulcorata, semplificata o drammatizzata, essa svolge egregiamente il suo compito: introdurre potenziali nuovi fan (meglio se giovani) all’interno del circus. Inevitabilmente la produzione americana ha portato proprio molti statunitensi ad apprezzare lo show, aumentando di conseguenza il numero di persone interessate al circus. Per riuscire a penetrare nel mercato americano non basta tuttavia una serie, e Liberty Media lo sa: anche da qui nasce il desiderio, divenuto realtà poche settimane fa, di introdurre nel calendario 2022 una seconda tappa nel paese a stelle e strisce, precisamente a Miami.

Nel 2021 è inoltre spaventosamente aumentato il numero di sponsor americani sulle vetture. La Red Bull ha dato il benvenuto a due veri e propri giganti, Oracle (informatica) e Walmart (retail), e nella settimana del GP di Monaco ha annunciato nuove partnership con Cash App (pagamenti telefonici) e Tezos (Blockchain). La Mercedes ha recentemente ampliato la partnership con CrowdStrike (cybersecurity), mentre la Aston Martin ha trovato l’accordo con Cognizant (informatica) come title sponsor. Senza dimenticare che nel 2020 la Williams, è stata acquistata da un fondo americano (Dorilton Capital) e la McLaren, forse il team più legato al mondo statunitense per il suo impegno in IndyCar e per il numero di sponsor americani presenti sulla vettura (Coca Cola, Dell, Alteryx, Gulf etc.), si è assicurata investimenti importanti dal fondo MSP Sports Capital. Infine la Haas, almeno per il momento, rimane un team di proprietà statunitense.

La presenza sempre più tangibile di grandi brand americani sulle vetture è sicuramente un bene per i team, che come il circus stanno giovando dalla crescita della F1 negli Stati Uniti. Citato da The Race, Christian Horner ha parlato così di questo argomento: “Gli USA sono un mercato fondamentale per la F1. E’ ottimo che l’interesse stia crescendo negli Stati Uniti ed è fantastico vedere sempre più sponsorizzazioni ed investimenti. Abbiamo recentemente annunciato due nuovi partner statunitensi, una conseguenza diretta dell’aumento dell’interesse dello sport là, e penso che ci siano discussioni riguardo ad altre gare. Miami sarà una fantastica novità, e per Red Bull si tratta ovviamente del mercato più importante del mondo. La F1 in passato non è riuscita a catturare il pubblico americano e adesso c’è una vera opportunità per farlo. Uno dei fattori chiave sarà ovviamente vedere uno o più piloti americani competitivi al top in F1″.

L’ultima frase di Horner rappresenta forse l’ultimo grande gradino da scalare prima che la F1 riesca ad attecchire definitivamente negli Stati Uniti. L’ultimo americano a correre in F1 è stato Alexander Rossi nel 2015 con la Marussia, mentre per l’ultima vittoria bisogna tornare al GP d’Olanda del 1978, conquistato da Mario Andretti. Per la prima volta dopo tanto tempo, tuttavia, il numero di potenziali candidati per un sedile in F1 è alto. La recente vittoria a St. Petersburg di Colton Herta ha scatenato molti appassionati d’oltreoceano, ma il classe 2000 ha deciso di prolungare il contratto con il team Andretti in IndyCar e mettere fine alle voci di un approdo nel circus. Tra i piloti attualmente impegnati in Europa, le speranze più realistiche sono riposte in Logan Sargeant, Kaylen Frederick e Jak Crawford (sostenuto dalla Red Bull), tutti attualmente impegnati in F3 e protagonisti di buoni risultati nelle categorie propedeutiche.

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