Il team di Brackley è stato semplicemente perfetto nel corso dell’era ibrida, mantenendo quasi intatta la propria struttura. La Ferrari ha fallito riorganizzandosi più volte e la Red Bull è cresciuta solo con Honda. La concorrenza deve crescere.

La forza della Mercedes nel lustro 2014-2019 è stata fondamentalmente quella di avere una struttura solida e perfettamente funzionante, guidata da un uomo di ferro come Toto Wolff che al primo anno da team principal ha subito portato a casa i titoli mondiali piloti e costruttori. Il lavoro svolto dal team manager austriaco resterà per sempre nella storia di questo sport, essendo stato in grado di puntare sugli uomini giusti al momento giusto portando il team di Brackley ad un livello di perfezione assoluto.

Andando ad analizzare il comportamento degli avversari però, si scorge come la concorrenza sia stata troppo inferiore e non sufficientemente organizzata per battere le frecce d’argento. La Ferrari è partita clamorosamente in ritardo sui regolamenti 2014, disputando una stagione incolore con l’addio di Stefano Domenicali, sostituito dal traghettatore Marco Mattiacci. Quell’annata fallimentare ha portato anche all’allontanamento di Luca di Montezemolo, avvicendatosi con Sergio Marchionne alla guida del Cavallino.

L’amministratore delegato di FCA ha voluto puntare su un’organizzazione tricolore, facendo fruttare il lavoro dell’ingegneria italiana. A capo della squadra è arrivato Maurizio Arrivabene, assieme al nuovo ingaggiato Sebastian Vettel. Il 2015 è stato un anno tutto sommato positivo, con il tedesco che si è imposto in tre occasioni contro una Mercedes troppo forte per essere sfidata. Per il 2016 il progetto è stato affidato a James Allison, che a causa della morte della moglie non ne ha potuto seguire lo sviluppo. L’andazzo è stato infatti disastroso, con la rossa che non è mai riuscita ad ottenere una prima fila e tantomeno ad ottenere una vittoria.

Allison ha lasciato in seguito il Cavallino in direzione Mercedes, dove è attualmente direttore tecnico con risultati eccezionali. In Ferrari è stato dunque promosso Mattia Binotto che con la SF70H e la SF71H ha sfornato due ottimi progetti, ma il mondiale è sfumato a causa di problemi di affidabilità nel 2017 e di errori clamorosi di Vettel l’anno seguente. Tutto ciò ha portato alla promozione dell’ingegnere italiano al ruolo di Team principal e all’allontanamento di Arrivabene nel gennaio 2019. Ben quattro cambi alla guida della Scuderia in solo cinque stagioni. Impossibile battere i ”grigi” con tali premesse, infatti l’ultima annata è stata pessima.

Per quanto riguarda gli altri sfidanti, attualmente come seconda-terza forza figura la Red Bull targata Honda. Il team di Christian Horner è diretto dal britannico sin dalla propria nascita nel 2005, ma dopo il dominio di Vettel non è più riuscita a lottare per il mondiale. La causa principale è stata la partnership con la Renault che nel corso dell’era ibrida non ha mai fornito una power unit al top, portando i ”bibitari” a passare ai motori nipponici. Max Verstappen è uno dei più veloci piloti sulla griglia ed anche in questa stagione ha messo in mostra le sue enormi qualità di guida ottenendo tre splendide vittorie, ma ancora tutto ciò non è sufficiente.

Il 2020 sarà l’ultima stagione degli attuali regolamenti e la concorrenza delle frecce d’argento avrà un’ulteriore opportunità per agguantare il titolo. La Mercedes dovrà prima o poi abdicare e c’è il rischio che lo faccia lasciando definitivamente il circus, in modo da dare una stoccata a tutti gli avversari. I più forti vanno battuti in pista ed il rischio che questa sia l’ultima volta per poterlo fare c’è, anche se alla fine i tedeschi potrebbero prendere parte anche al mondiale 2021 ma con una decisa riduzione delle spese.

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