I Commissari hanno deciso di penalizzare la Ferrari anziché il pilota nella manovra di unsafe release ai danni di Romain Grosjean.

Il nuovo corso della F1 per quanto riguarda l’interpretazione del regolamento ha dato prova anche domenica scorsa di essere sempre meno dura con i piloti per permettere a questi di correre e darsi battaglia, ma anche al pubblico di godersi uno spettacolo all’altezza delle aspettative.

In molti, dopo il pit stop di Leclerc, si aspettavano una sanzione in termini di secondi al pilota monegasco della Ferrari, invece i Commissari di gara hanno optato per una sanzione pecuniaria alla Scuderia di Maranello, rea di aver rilasciato Charles scegliendo il momento sbagliato.

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A fine gara il direttore di gara della F1 Michael Masi ha spiegato per quale motivo la Ferrari abbia ricevuto solo una sanzione pecuniaria e non in termini di secondi per il suo pilota, dopo che in molti avevano ricordato la sanzione comminata a Max Verstappen al Gran Premio di Monaco andato in scena lo scorso maggio.

La sanzione comminata a Monaco, probabilmente, è stata intesa come conseguenza per un unsafe release, invece è stata imposta per una collisione in pit lane ricordando i contatti tra Verstappen e Bottas“, ha spiegato Masi.

Ecco perché le due azioni di gara devono essere considerate in maniera differente. Quello di oggi era chiaramente un unsafe release – ha affermato Masi – Ed è anche risultato di una discussione avuta con i team manager qualche giorno fa, sapendo che le condizioni meteo sarebbero state mutevoli nel corso della gara. In tanti sarebbero entrati in pit lane nello stesso momento per cambiare le gomme. E questo avrebbe dovuto rappresentare un fattore importante”.

Per essere coerenti con le penalità precedenti, abbiamo deciso di comminare 5000 euro al team per quanto è accaduto. Nonostante ci fossero tante vetture in pit lane, la corsia era larga a sufficienza da non permettere quanto abbiamo visto a Silverstone, con alcune vetture costrette a passare sulla striscia dipinta della pit lane“, ha concluso Michael Masi.

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