Quattro su quattro. Le vittorie di Rosberg ormai a 100 punti, e le sfortune, gli incidenti, i problemi per la Ferrari. Il mondiale dispettoso colpisce gli sfidanti annunciati, Vettel e Hamilton, che invece arrancano, affrontando difficoltà e imprevisti nuovi ad ogni gara. A Maranello, inutile nasconderlo, c’è nervosismo; la vittoria ancora non è arrivata e non sembra realisticamente alla portata, almeno non dopo quanto visto a Sochi. Ma serve come l’aria: per risollevare il morale di tutti i ragazzi, per compiacere il presidente, per ricompensare i tifosi, per zittire critiche e dubbi che continuano a bersagliare squadra, piloti, dirigenza. Il nuovo corso di questo 2016 è evidente: attaccare, spingere, rischiare (vedi Vettel già al terzo motore): ci sta, e se poi la rogna arriva travestita da Kvyat amen.

Il quesito centrale di tutto l’anno invece continua a rimanere senza risposta. L’annunciato miglioramento della Ferrari continua a non essere quantificabile e forse è un  bene, perché non appena lo si riesce a misurare rimane scarso. Ce lo ha detto la gara di domenica. Raikkonen terzo al traguardo (senza problemi di sorta, nèé contatti, guasti o sfortune indotte) paga 31 secondi da Rosberg che si permetteva invece di infilare giri veloci a piacimento, persino all’ultima tornata. Distanza semplicemente troppo grande per parlare di passo avanti o di fiato sul collo ai tedeschi. Un distacco, questo,  pericolosamente vicino ai livelli dello scorso anno. Per quanto la pista di Sochi sia una delle meno amiche della Ferrari in termini di caratteristiche tecniche.  Non si può però dimenticare che come le altre squadre, anche la Mercedes lavora e lavorerà sodo sull’evoluzione di una macchina già praticamente perfetta; sta infatti continuando a portare piccole innovazioni così sarà anche a Barcellona anche se di stravolgimenti, è ovvio, non c’è alcun bisogno.

Atteso in Catalogna naturalmente è anche un cospicuo pacchetto di evoluzioni Ferrari, con un novità annunciate, e già in parte introdotte in Russia su PU, ala anteriore e posteriore.

Anche Mercedes, va detto, ha mostrato però problemi di affidabilità, ma che hanno finora colpito solo Hamilton che in quattro gare ha avuto più noie che nelle ultime due stagioni; il loro vantaggio è però ancora ampio da permettersi di gestire un ampio margine. Auspicabile è invece un ritorno, se non delle Ferrari a lottare per la vittoria, quantomeno di Hamilton a impensierire e se possibile disturbare il collega di box: un’altra vittoria di Rosberg ammazzerebbe il campionato e lo trasformerebbe nella formula noia. Ipotesi questa quantomai fondata considerate le caratteristiche della pista di Barcellona che ben si adatta alle W07 Hybrid; durante i test invernali i due piloti in grigio hanno peraltro dimostrato un passo incredibile con le gomme medie.

Uno degli ostacoli tecnici della SF16- H riguarda proprio le gomme: c’è difficoltà a mandarle in temperatura rapidamente, problema che ormai si ripresenta costantemente dal 2011. Proprio l’anno scorso infatti, le gare vinte dalla Ferrari sono state quelle più calde, Malesia, Ungheria, Singapore: con alte temeprature la SF15-T ha dimostrato di funzionare  bene, non c’è dubbio. Rimane da verificare se la macchina attuale può vantare lo stesso identico carattere, e magari regalare sorprese in termini di performance nei mesi estivi.

Sperare dunque in temperature più alte è ad ora l’unico elemento a cui aggrapparsi per ribaltare una stagione fin qui quantomeno storta, in attesa di valutare la bontà delle evoluzioni che saranno presentate da Barcellona in avanti. Vincere almeno una gara è diventato il traguardo a breve termine, mentre l’obiettivo mondiale è già distante. Maggio sarà decisivo: Barcellona e Montecarlo piste su cui fare punti pesanti per mantenere aperto se non il discorso, almeno il sogno iridato. E per tenere a distanza di sicurezza una Red Bull dall’ottimo telaio e dalla raffinata aerodinamica che potrebbe pericolosamente avvicinare le Rosse per lottare come seconda forza del campionato.

Di Stefano De Nicolo’