Il britannico ha recentemente festeggiato il settimo mondiale, agganciando Michael Schumacher. Il talento di Lewis Hamilton è arrivato all’apice negli anni McLaren, quando esaltava le folle con vetture inferiori.

Il Gran Premio di Turchia ha sancito la settima corona iridata di Lewis Hamilton. Un traguardo impressionante quello del campione britannico, che ha così raggiunto il numero di titoli di sua maestà Michael Schumacher. Tutto questo ha scatenato una miriade di confronti tra chi fosse il più forte dei due, in un acceso dibattito partito già da un mese, quando il pilota Mercedes aveva raggiunto il numero di vittorie del Kaiser al Nurburgring. Eppure gli scettici sono ancora tanti, coloro che sostengono che i trionfi dell’anglo-caraibico siano frutto soltanto della superiorità della freccia d’argento, oggi nera. Per osservare al meglio la classe di Lewis Hamilton occorre fare un salto indietro di un decennio, ai tempi della McLaren.

Un giovane ragazzino di colore debutta a Melbourne nel 2007, chiudendo subito sul podio e sorprendendo coloro che non avevano fiducia nel giovane pupillo di Ron Dennis. Gara dopo gara, Hamilton alzerà l’asticella, fino a staccare due pole e due vittorie consecutive in Canada ed negli Stati Uniti. Di lì a poco si scatenerà una guerra fratricida con il compagno di squadra Fernando Alonso, che unita allo scandalo della Spy Story consegnerà entrambi i titoli alla Ferrari, con Kimi Raikkonen trionfante tra i piloti.

La stagione d’esordio di Lewis Hamilton con la McLaren lascia comunque di stucco, e nel 2008 i tempi sono maturi per la conquista dell’alloro iridato. In un clamoroso finale ad Interlagos, la ”perla nera” befferà all’ultima curva Felipe Massa, divenendo il più giovane campione del mondo di sempre ( primato poi battuto da Sebastian Vettel nel 2010). Gli anni successivi sono più complessi, a causa di una vettura meno competitiva. Il 2009 vede la MP4/24 partire in netto ritardo rispetto alla concorrenza, per via dei regolamenti nuovi che mettono le ali alla Brawn GP. Con una seconda parte di stagione eccezionale, Lewis porterà a casa due vittorie in Ungheria ed a Singapore, condite da ben quattro pole position.

Il 2010 vede il britannico in lotta per l’iride sino all’ultima gara di Abu Dhabi, ma la McLaren è troppo lenta per impensierire Alonso ed il tandem della Red Bull, anche se prove di forza come la vittoria in Belgio non passano inosservate. Il campionato 2011 è probabilmente quello più difficile per Hamilton, che verrà nettamente battuto a fine stagione dal compagno di squadra Jenson Button, salvo poi vendicarsi l’anno successivo. Il 2012 vede l’ex campione ottenere quattro successi, di cui il più bello è sicuramente l’ultimo ad Austin: nonostante una vettura inferiore, l’inglese batte la Red Bull di Vettel al termine di un duello mozzafiato, ma dovendo rinunciare al mondiale per la mancanza di affidabilità nel corso del mondiale.

A quel punto, i tempi sono maturi per la scelta più azzeccata della carriera, ovvero il passaggio in Mercedes. Dal 2013 al 2020, vale a dire in 8 annate, Hamilton ha portato a casa 6 mondiali, perdendone uno all’ultima gara contro Nico Rosberg. Il 2016 resterà una gran macchia nella carriera di un super campione, con l’onta di aver ceduto lo scettro di re della Formula 1 ad un compagno di squadra. A seguito di quella sconfitta, il #44 è diventato semplicemente implacabile, perfetto nel non sbagliare mai e nel portare sempre a casa il risultato migliore possibile. Restano giustificabili i dubbi che in molti hanno su questi anni di dominio, più rispetto alla Mercedes che ad Hamilton stesso. La dittatura ibrida del team di Brackley, unita alla mancanza di poter sviluppare degli avversari e ad alcune scelte discutibili della FIA tramite le gomme Pirelli hanno da un lato favorito questa abbuffata di vittorie, dall’altro anche oscurato la stella del 7 volte iridato. Ai posteri l’ardua sentenza…

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