Vettel e Leclerc non hanno potuto nulla contro Mercedes e Red Bull, dimostrandosi in estrema difficoltà negli ultimi venti secondi di pista nel controllare la monoposto

Come era previsto, la Ferrari non è mai stata in lotta per la pole sul tracciato di Budapest, dove sono andate in scena le qualifiche del Gran Premio di Ungheria. Sebastian Vettel e Charles Leclerc hanno completato il turno in quinta e quarta posizione, rimediando mezzo secondo dalla Red Bull targata Honda di Max Verstappen e dalla Mercedes di Valtteri Bottas. Un distacco elevatissimo considerando che il giro qui è molto corto, dunque le novità portate non hanno di certo migliorato la SF90 che è ormai chiaramente la terza forza.

I ferraristi hanno fatto segnare nettamente i migliori parziali nel primo settore, confermando la grande velocità di punta anche su questa pista. Le note dolenti iniziano dalla curva 5 in poi, quando inizia il secondo parziale. La Ferrari soffre di un clamoroso sottosterzo ed in alcune curve paga quasi 10 km/h di differenza da Verstappen, un qualcosa di impensabile ad inizio stagione. Ancora peggio va nella parte finale, con la rossa che è visibilmente più lenta della concorrenza. Leclerc, nel tentativo di dare il massimo, ha perso il posteriore della monoposto all’ultima curva, rischiando di terminare lì la propria qualifica.

La verità è che c’erano moltissime aspettative per questa gara. Mattia Binotto aveva annunciato delle importanti novità aerodinamiche, ma si sono viste solo poche modifiche ai bargeboard che poco hanno influito. La Red Bull pochi mesi fa era nettamente alle spalle della rossa, specialmente sul giro secco. Ora, complice un Verstappen straripante, si trova chiaramente in ritardo e le gare continuano a passare. Il bilancio in questa prima parte di stagione è decisamente in rosso, con tante parole e praticamente zero fatti.  Si va ancora a caccia della prima vittoria e tutto ciò fa capire il problema progettuale di questa monoposto. L’elevatissima velocità di punta unità alla mancanza di carico insegna che i mondiali non si vincono andando forte negli allunghi. La Formula 1 moderna si basa su deportanza in primis, per poi guardare al resto. Ed in Ferrari questo ancora non pare chiaro.

 

 

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