La doppietta in qualifica Ferrari è stata demolita da una partenza disastrosa e da un assetto non adatto alla gara. La Mercedes si conferma la più forte.

La notte italiana del Gran Premio del Giappone era partita alla perfezione per tutti i tifosi della Ferrari, rimasti svegli davanti al televisore per seguire il lavoro del team di Maranello a Suzuka. Il tutto era iniziato con un risultato insperato dopo il dominio Mercedes del venerdì, vale a dire la doppietta del Cavallino nelle qualifiche con tanto di record della pista in 1’27”064 per Sebastian Vettel davanti a Charles Leclerc. Le rosse hanno fatto la differenza, con le frecce d’argento staccate di tre decimi.

Quello che ha colpito tutti nella domenica di Suzuka è stato l’assetto della SF90, presentatasi al via delle prove ufficiali con un’ala posteriore molto scarica. Questo è stato il primo indizio di un set-up totalmente indirizzato per cercare la pole, ma nessuno si aspettava un ritmo gara così lento rispetto alle W10. La speranza era chiaramente quella di mantenere l’1-2 al via, per poi tenere dietro Valtteri Bottas e Lewis Hamilton sino alla bandiera a scacchi. La partenza è stata invece un inferno: Vettel ha staccato in anticipo la frizione, facendo un sobbalzo in avanti e prendendo poi il via venendo sverniciato da Bottas all’esterno. Anche Leclerc è scattato male cedendo il passo al finlandese, per poi centrare Max Verstappen alla seconda curva, costringendolo al ritiro e danneggiando la sua ala anteriore.

Seb è stato graziato dalla direzione gara non ricevendo alcuna penalità, mentre è attualmente sotto investigazione il contatto tra il monegasco ed il pilota della Red Bull targata Honda. Lo scatto sbagliato è stata l’ennesima conferma del fatto che Vettel soffra moltissimo la tensione, nonostante avesse ottenuto una splendida pole ed essendo stato più rapido di Leclerc per tutto il week-end. Anche Charles non è stato perfetto, venendo poi in seguito bersagliato dalla discutibile strategia del muretto.

Dopo pochi giri Leclerc si è infatti fermato per cambiare l’ala anteriore, mettendo le gomme medie per il secondo stint. Alla seconda sosta gli sono state inspiegabilmente rimontate le Soft a metà gara, portandolo poi ad un ulteriore pit stop a pochi giri dalla fine. Anche Vettel si è visto sostituire le mescole rosse con un altro set analogo alla prima sosta, nonostante fosse evidente che questo assetto mal si sposava con tali coperture.

Il tedesco è stato bravo a difendere il secondo posto nel finale da un arrembante Hamilton, ma la domenica di oggi fa capire quanto la Ferrari sia ancora lontana dalla Mercedes non tanto in termini prestazionali quanto strategici e di gestione delle varie situazioni. Le frecce d’argento si portano a casa un sesto titolo costruttori meritatissimo, che eguaglia il primato delle rosse stabilito tra 1999 e 2004. Un qualcosa che sembrava davvero inimmaginabile, ma che grazie ad una forza di squadra da far paura a tutti è finalmente arrivato. Hamilton conserva 64 punti di vantaggio sul compagno di squadra ed avrà la possibilità di chiudere i conti tra due settimane in Messico per il terzo anno di fila.

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