Lewis Hamilton, appena giunto in Canada, aveva manifestato l’idea di ritornare ai gold old days di una Formula 1 più maschia ed impegnativa. Il 48° giro del GP di Montreal ha raccontato una storia molto diversa nei fatti dai proclami virili di Lewis Hamilton. Vettel, dopo l’errore in curva 4, è rientrato in pista in modo molto deciso, chiudendo la porta al campione in carica, come avrebbero fatto tutti i cavalieri del rischio in una situazione analoga.

Il motorsport è fatto anche da regole non scritte e tra queste vi è quella che se un pilota perde il controllo del veicolo e rientra nel mezzo della pista, non lascerà mai spalancata la porta all’avversario. A prescindere dai 9 titoli mondiali di Hamilton e Vettel, lo stesso sarebbe accaduto anche nelle retrovie tra Albon e Giovinazzi, per citare due debuttanti. Nel momento decisivo della GP di Montreal, Lewis Hamilton ha immediatamente richiamato l’attenzione dei suoi tecnici, lamentandosi via radio della manovra di Sebastian Vettel.

Nel circuito dedicato a Gilles Villeneuve, la memoria va alle battaglie epiche e senza esclusione di colpi della Formula 1 di allora, dove il fiato non lo si sprecava in radio, cercando un espediente per vincere le corse. La F1 odierna rappresenta una copia sbiadita dei bei tempi di Digione ’79. In alcune occasioni, nelle ultime stagioni, si è preferito sanzionare pesantemente i piloti, mentre altre volte si è prediletto lasciar correre per favorire lo spettacolo. L’intrattenimento fuori dalla pista è stato il focus principale della nuova gestione Liberty Media, ma per ora questa mancanza di equilibrio nelle valutazioni sta disorientando tifosi ed addetti ai lavori.

Quale direzione vuole imboccare la F1?

La penalità a Sebastian Vettel ha acceso sui social media un dibattito generazionale: piloti “vecchio stile”, come Mansell, Andretti, Herbert, si sono schierati contro questa sanzione, mentre altri piloti, tra i quali spiccano principalmente Rosberg e Damon Hill, si siano professati più a favore della sanzione. Ma c’è da riconoscere che in campionati contemporanei come l’Indycar o anche solo il DTM, in cui le sportellate e l’andare oltre i limiti della pista sono all’ordine del giorno, una penalità del genere non sarebbe mai neppure contemplata, nemmeno in caso di preghiera del campione della serie.

F1

Jacques Villeneuve ha spiegato: “Ho corso con i V10 aspirati da 980 cavalli, macchine difficili da pilotare e ti beccavi un secondo al giro di distacco senza sapere come. La gente in tribuna vuole vedere qualcosa di unico, con questa F.1 sembrano tutti capaci di fare le stesse cose e quando vedo le nuove regole, vedo che si va nella direzione opposta a quella che la gente vorrebbe vedere“.

Le parole di Hamilton

Ognuno ha il diritto ad avere un’opinione – ha dichiarato a fine gara LewisIo ho fatto la curva normalmente, ma quando ritorni in pista devi cercare di essere più sicuro senza riprendere subito la traiettoria. Lo avrei passato senza la penalità? No, alla fine no perché faticavamo con le temperature dei freni e le gomme erano buone nel momento in cui lui ha commesso l’errore. Quello era il momento in cui sono stato più vicino, poi però ho fatto un bloccaggio ed il gap è aumentato“.

L’ammissione di aver colto il massimo con il minimo sforzo. Hamilton ha sfruttato quell’espediente per vincere la corsa. Dal grande campione inglese, in generale, ci si attendeva un atteggiamento molto diverso. L’esultanza alla bandiera a scacchi, poi soffocata in gola al momento dei “buu” del pubblico sugli spalti, poteva essere evitata. Il gesto sul podio è sembrato di circostanza, inutile e poco sincero. Le parole più belle sono i fatti, caro Lewis.

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