Lo scatto, l’irruenza e il botto. La corsa di Charles Leclerc e Sebastian Vettel è durata pochi metri, ma sotto accusa è il management della Ferrari. La SF1000 avrebbe comunque rischiato un umiliante doppiaggio da parte delle furie nere nel secondo appuntamento del campionato di F1 2020.

Non è il momento dei processi né delle attribuzioni di responsabilità ai piloti della Scuderia Ferrari. Charles Leclerc ha sbagliato, lo ha ammesso e Vettel ha accettato le sue scuse. Il problema della Ferrari non sono i piloti, tutt’al più la gestione degli stessi da parte del team principal, e soprattutto una vettura da metà griglia che, senza il clamoroso scontro fratricida del RB Ring, avrebbe relegato i piloti Ferrari in posizioni che poco competono alla Scuderia più vincente nella storia della Formula 1.

L’amaro epilogo del secondo atto austriaco riporta la Ferrari in una posizione di classifica che, al momento rispecchia i valori in pista. Mercedes, McLaren, Red Bull e Racing Point sono avanti alla Rossa nei costruttori come anche sul comparto tecnico. Il progetto SF1000 è nato male, ma la Ferrari deve reagire subito per puntare a ridurre il gap dai top team e porre le basi per un campionato 2021 decoroso, l’ultimo con le attuali monoposto.

Mattia Binotto ha dichiarato: “Fa male, molto male, vedere le due vetture nel box dopo pochi giri. Incidenti del genere possono accadere quando si parte in mezzo al gruppo: inutile dire di chi sia la colpa. È la peggior conclusione possibile di un weekend che era già molto deludente. È vero che oggi la gara praticamente non l’abbiamo fatta ma non possiamo nasconderci dietro l’incidente che ha eliminato entrambe le vetture. Detto questo, la risposta non è nelle accuse ma nel lavoro. È nei momenti di difficoltà che deve venire fuori il valore, il talento e la maturità delle persone e sono sicuro che sarà così”.

C’è amarezza, ma il punto più basso della gestione Binotto potrebbe smuovere le alte sfere del Cavallino per una inversione netta di tendenza già a partire dalla seconda metà di questo campionato.

È arrivato il momento di svegliarsi dall’incubo in cui è finita la Rossa

L’immagine del momento nero che attraversa la Scuderia rivive nei volti dei meccanici del Cavallino che sconsolati ed incolpevoli per l’accaduto al primo giro, hanno mestamente smontato i box durante il GP, dopo i disperati sforzi di migliorare la vettura con gli aggiornamenti inizialmente programmati per l’Ungheria.

Elkann e Camilleri piuttosto che rilasciare comunicati scritti o interviste a magazine stranieri, dovrebbero essere presenti fisicamente a Maranello in questo processo di sviluppo e cambiamento che attende il Cavallino. Gli aggiornamenti austriaci, a prescindere dalle condizioni della pista, non hanno dato gli esiti sperati.
La Ferrari dovrà osare e puntare a soluzioni alternative: implementare il comparto tecnico con ingegneri all’altezza della gravità della situazione richiederà tempo ed investimenti, ma la programmazione non aspetta tempo. La concorrenza inglese oggi offre opportunità di lavoro e di guadagni maggiori, senza la pressione e l’onere che in Italia accompagna l’onore di certe posizioni lavorative.

Lewis Hamilton
La Scuderia italiana, inoltre, deve riacquisire forza politica, cercando di emulare scuderie come Red Bull Racing e Renault, che provano a contrastare lo strapotere dei campioni del mondo Mercedes. La Renault ha presentato un ricorso ammissibile (accolto dalla FIA) contro la Racing Point RP20 motorizzata Mercedes e proverà, con ogni mezzo, a stare davanti al team della famiglia Stroll.
La Red Bull Racing, nonostante la deludente doppia mazzata in casa, ha provato ad infastidire la Mercedes sulla questione DAS ed Helmut Marko, quando può, si incorna come un toro nel tentativo di far rispettare le norme del regolamento tecnico.
La Rossa ha un estremo bisogno di carisma e passione, caratteristiche intrinseche di personaggi come Montezemolo e Marchionne. L’attuale presidente della Ferrari, l’amministratore delegato e l’alta dirigenza italiana devono proteggere la Scuderia ora più che mai e l’assunzione di responsabilità deve passare da una analisi (non solo dei dati in pista) ma anche degli uomini al comando di un team che, al momento, non riesce a proteggere neanche il record di titoli del Kaiser Schumacher.

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