Abbiamo analizzato le vetture che hanno letteralmente dominato alcune stagione, con la freccia d’argento 2019 che è attualmente tra le più redditizie in termini di vittorie

La Mercedes sta andando incontro ad una delle annate più dominate nella storia della Formula 1. Il team di Brackley ha partorito una vettura straordinaria, la W10 che ha ”ucciso” il mondiale sin dal Gran Premio d’Australia, imponendo una dittatura ferrea a tutte le concorrenti. Dopo dodici gare stagionali su ventuno previste, Lewis Hamilton si è portato a casa otto successi e guida la classifica con 250 punti, inseguito dal compagno di squadra Valtteri Bottas che ha ottenuto un paio di affermazioni.

Nelle ultime gare, l’unico che è riuscito ad inserirsi è stato Max Verstappen con la Red Bull targata Honda. L’olandese è stato capace di vincere sia in Austria che in Germania, ma più per proprio talento che per effettiva superiorità della sua monoposto. Tutto questo fa capire quanto il progetto di James Allison, Geoff Willis, Mike Elliott, Aldo Costa e John Owen sia di un altro pianeta rispetto alla concorrenza. Sino ad oggi sono state raccolte ben dieci vittorie, con l’obiettivo dichiarato da Toto Wolff di voler fare piazza pulita anche negli appuntamenti rimanenti.

Se Hamilton e la Mercedes continuano così, il mondiale piloti potrebbe essere assegnato molto prima del Messico come accaduto nelle ultime due stagioni. Per capire quanto Wolff e company siano superiori rispetto alla concorrenza basta guardare proprio al biennio passato. Dopo tre anni senza storia, la Mercedes sembrava aver trovato nella Ferrari una rivale degna di questo nome. Fino a Monza infatti, nel 2017 Sebastian Vettel è sempre stato in testa al mondiale, toccando anche i 25 punti di vantaggio dopo Monaco. In quell’occasione, il mondiale per il Cavallino sfumò a causa del  trittico asiatico, dove i problemi di affidabilità sulla rossa consegnarono a Lewis il campionato.

Anche lo scorso anno la stagione ha vissuto sul filo dell’equilibrio fino al Gran Premio d’Italia, ma in quel caso a fare la differenza furono i troppi errori di Vettel uniti al crollo prestazionale della Ferrari da Singapore in avanti. Sta di fatto che i giochi rimasero aperti per più di metà stagione, con il titolo costruttori che venne assegnato in Brasile alla penultima gara. Questo indica quanto il gap tra i top team si fosse ridotto, anche se la Mercedes conservava comunque quel qualcosa in più sugli avversari più diretti.

Successivamente è arrivato il 2019, con i test invernali di Barcellona che sembravano conservare alla rossa il ruolo di favorita. La Mercedes ha poi fatto capire da Melbourne in poi che non ce n’era per nessuno, ricordando agli appassionati più attempati le performance ed i record delle vetture più forti di sempre. Dopo dodici gare, anche la Ferrari F2002 aveva ottenuto dieci successi per poi continuare a trionfare sino a fine anno. Michael Schumacher vinse il titolo addirittura in Francia il 21 luglio, ma va detto che lì gli appuntamenti stagionali erano quattro in meno rispetto ad oggi.

Nel 2004 fu ancora la premiata ditta Schumi-Ferrari a dominare la scena, con la F2004 capace di imporsi in quindi prove su diciotto. Il Kaiser portò a casa il settimo alloro iridato in Belgio, sul tracciato di SpaFrancorchamps il 29 agosto. Meglio di loro fece la Mercedes nel 2016, quando la mostruosa W07 Hybrid si portò a casa la bellezza di diciannove vittorie e due sole sconfitte, arrivate per incidenti e rotture e non per inferiorità tecnica. Quella monoposto vinse il costruttori in Giappone, per poi ottenere il titolo piloti all’ultima gara con Nico Rosberg dopo una dura lotta in famiglia.

Tornando ad anni meno recenti, impossibile dimenticare la McLaren MP4/4 del 1988. Con il motore turbo Honda, Ayrton Senna ottenne il primo mondiale in carriera dopo aver vinto sette gare. Il compagno di squadra Alain Prost trionfò in altre sette uscite, portando le vittorie di questa vettura a quindici su sedici gare disputate. Solo a Monza arrivò una sconfitta, quando le Ferrari di Gerhard Berger e Michele Alboreto fecero doppietta dopo una domenica nera per il team di Ron Dennis.

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Pochi anni dopo il dominio del team di Woking terminò, cedendo lo scettro alla WilliamsRenault. Nel biennio 1992-1993, Nigel Mansell ed Alain Prost vinsero a mani bassa i titoli, con il ”leone” d’Inghilterra che chiuse i conti in Ungheria nel pieno mese di agosto. Nove successi in sedici appuntamenti per il buon Mansell, con un’altra vittoria che andò al nostro Riccardo Patrese in Giappone.

 

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