Si parla molto della fuga immediata di Sebastian Vettel dopo il GP d’Italia, durante la foto di rito post-gara.

La vittoria di Leclerc ha dato modo di festeggiare alla grande il GP di casa, ma evidentemente il pilota tedesco non era molto soddisfatto; certo finire doppiato dal tuo compagno quasi novellino Leclerc che va a vincere, dopo averlo aiutato nel GP precedente ad ottenere la sua prima vittoria deve essere stata dura da digerire. Vettel Hamilton

Specialmente se poi è palese come tutto il popolo ferrarista vada dalla parte del monegasco, mostrando un amore incondizionato che forse nei suoi confronti non è quasi mai sbocciato. Già perché in fondo, quando Vettel ha indossato la tuta rossa per la prima volta, tutti pensavano a quanto fosse bello riavere un tedesco come prima guida dopo gli anni di Schumacher;

Le aspettative dei 4 mondiali vinti in Red Bull e dei record stabiliti (come le 9 vittorie consecutive) avevano provocato un entusiasmo reale in tutto il tifo Ferrari, sebbene poi negli anni capire come la Ferrari non fosse quella Red Bull e lui, probabilmente, non era più il pilota freddo e cinico che avevamo conosciuto.

Le qualità non sono mai state in discussione, sia di guida che di set-up, ma è mancato in lui quel qualcosa in più che serve ad un pilota Ferrari, quel qualcosa in più che Michael aveva, quel qualcosa in più che Leclerc ha.

Certo è facile parlare da dietro una tastiera e fare illazioni su cosa è stato o cosa sarebbe dovuto invece essere, ma è proprio per questo che esistono i termini di paragone. Negli stessi anni in cui Seb si trasferiva a Maranello, un pilota sbocciava definitivamente:

Lewis Hamilton, the Hammer, è uno che di tecniche di concentrazione ne sa qualcosa più del diavolo. Epici i suoi team radio dove elenca animatamente diversi e disparati problemi in ogni reparto della vettura, salvo poi stampare il giro record mentre ancora si sta lamentando; importanti poi i suoi movimenti e il suo modo di essere quando è fuori dalla vettura.

Hamilton è uno che si gode la vita, ama i suoi cani, ama viaggiare e far festa, potrebbe andare ad un cocktail party poco prima della partenza del GP di Monaco ed essere pronto sulla linea di partenza a massacrare il cronometro, l’asfalto e tutto quello che gli si parerebbe davanti.

E’ un pilota completo che riesce ad essere rilassato in (forse) qualsiasi condizione psicologica, cosa che gli permette di pensare solo a se stesso, alla sua vettura e alla bandiera a scacchi da vedere per primo. Di errori importanti se ne contano? Non credo.

Forse nel mondiale perso contro Rosberg vediamo la sua stagione peggiore. Il GP d’Italia è stato l’ultima gara in cui Sebastian Vettel ha commesso invece un errore che gli è costata penalità.

 

Se per un caso specifico – Canada 2019 – questa poteva essere fuori luogo ma comunque dovuta ad un suo errore, le altre sono state tutte comminate giustamente. Ed è proprio in questo argomento che si può fare un confronto ideale, partendo da una premessa:

quello che molti non sanno è che i piloti di F1 hanno una patente (Super licenza) che funziona esattamente come una normale patente stradale ed ha dei punti che vengono scalati ogni volta che si commette una infrazione; una volta esauriti i punti, a condizione che l’esaurimento avvenga nell’arco di un anno solare, si sta fermi una gara.

F1

Poco potrebbe importare per chi non lotta per posizioni di rilievo (sebbene una gara fermo è un danno d’immagine rilevante), diversamente importante lo è se in testa a questa speciale classifica c’è Sebastian Vettel, uno che solitamente si è giocato il mondiale.

Il pilota tedesco ha commesso la prima infrazione durante il GP di Austin del 2018; dal 19 Ottobre fino ad ora ha perso in totale 9 dei 12 punti disponibili sulla Super licenza ed ha ancora 2 gare (Singapore e Sochi) prima di poter rivedere il suo punteggio alla quota massima.

Il GP del Giappone diventa quindi un sorta di traguardo: se prima di questa trasferta subirà una penalità, vedrà comodamente da casa sua Leclerc e rivali correre a Suzuka.

Non proprio una situazione ideale per un pilota chiamato a dare tutto in questa seconda parte di stagione, per togliersi di dosso le aspre critiche e per tornare a correre con serenità. Non gli va di favore se andiamo a guardare la classifica generale dall’introduzione della Super licenza a punti (Canada 2015), in quanto guida anche questa classifica con 24 punti persi, con Verstappen e Grosjean al seguito.

Sempre per fare un confronto: Hamilton è a quota 6. Il valore di questa classifica è indice di quanto un pilota sia concentrato in pista, di quanto sia lucido nelle azioni che compie; Vettel ha dimostrato in questi ultimi anni di essere un grande pilota che però a volte si lascia andare a cali di concentrazione che inducono in errori banali.
Forse potrebbe chiedere a Lewis su come mantenere stabile la propria concentrazione, perché la prossima sanzione potrebbe essere dietro un curvone e, per usare un termine Monopolistico, gli toccherebbe la “prigione senza passare dal via”.