Max Verstappen è oramai alla sua quinta stagione in F1. Cosa manca al pilota olandese per fare un ulteriore passo verso la sua maturità agonistica?

E’ il più giovane pilota ad aver debuttato in Formula 1. Max Verstappen ha messo le mani su una Formula 1 dal 2014, quando la dirigenza Red Bull decise di metterlo alla prova, all’età di soli 17 anni (non ancora patentato ), sulla scuderia gemella, la Toro Rosso.

Nel periodo in Toro Rosso non sono mancati gli “errori” di inesperienza del pilota olandese ma nemmeno sprazzi di capacità velocistiche, dimostrando come, anche se ancora adolescente, sapesse fare sorpassi al limite ai colleghi più esperti, mettendo in luce subito le sue abilità.

Nel 2016, dal gp di Spagna venne promosso in Red Bull, sostituendo l’uscente Daniil Kvyat, appiedato dalla stessa scuderia “bibitara” per i disastri combinati nei precedenti gp di Cina e Russia e declassato, nuovamente, in Toro Rosso. Proprio nel suo debutto in Red Bull, vinse il suo primo gp della carriera, approfittando dell’autogol della due Mercedes, che si tamponarono dopo poche curve dalla partenza.

Verstappen diventò cosi il più giovane pilota a vincere un gp, con i suoi 18 anni e da li sembrò che il pilota olandese potesse aver raggiunto la cosiddetta “maturità agonistica”, ma i fatti, successivamente, dimostrarono che il figlio di Jos, dopo quel successo, si era un pò montato la testa.

Risultati immagini per verstappen vittoria 18 anni

Purtroppo, considerando la sua esperienza in Formula 1 fino ad oggi, la sua maturazione come pilota deve ancora essere raggiunta. A più riprese è stato detto che “il ragazzino” olandese avesse la stoffa del campione, del predestinato , di possedere quel piede destro pesante e “caldo” che solo pochi riescono ad avere e che permette di riconoscere un vero Campione da un normale pilota.

Ma per essere un vero Campione, vedasi Hamilton o Vettel, non è sufficiente avere solo il piede premuto sull’acceleratore , ma anche avere la lucidità e l’intelligenza di saper gestire determinate situazioni e di saper sfruttare ogni occasione.

Spesso e volentieri Verstappen è stato “graziato” dai direttori di gara per alcune sue mosse, giudicate dagli avversari e dai tifosi, troppo aggressive e irruente. Mosse che nella maggior parte dei casi, come accadde in diverse occasioni nel 2016 (in Messico con Vettel) e nel 2017 e anche in questo 2018, hanno messo fuori gioco gli avversari ma anche se stesso.

 

Questo atteggiamento passivo della Federazione nei confronti delle azioni, spesso e volentieri causa di ritiro per gli avversari, non è sicuramente molto istruttivo per Verstappen, che rimanendo impunito è convinto sempre di essere nel giusto pensando di non sbagliare mai.

Nel weekend monegasco conclusosi la scorsa settimana Max aveva ghiotta opportunità, vista la grande competitività della Red Bull, dimostratasi la macchina da battere nel Principato, di fare un bel risultato, magari raggiungendo la sua terza vittoria dopo Spagna 2016 e Messico 2017.

L’eccessiva voglia di dimostrare di essere il migliore e di voler surclassare un compagno di squadra tosto come Ricciardo, lo ha portato a commettere un errore fatale nelle Fp3 del sabato, compromettendo tutto il suo weekend.

Un errore,quello compiuto alla chicane delle Piscine, che è sembrato il remake di quello del 2017 ma molto più grave perché, quest’anno Max ha a disposizione una monoposto che sta lottando con le comprimarie Mercedes e Ferrari.

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In una lotta così serrata è di estrema importanza limitare gli errori nell’arco della stagione e questo dimostra che Max, volente o nolente, non è ancora pronto per vincere un mondiale, nel quale oltre alla velocità serve anche la costanza di risultati.

Red Bull ha puntato su di lui per il futuro, ha la fiducia incondizionata dei capi. Quanto successo però a Monaco, dopo l’ennesimo incidente, sta facendo un pò riflettere Horner & co su chi puntare effettivamente per il futuro, visto che Ricciardo è colui che sta portando punti, e in questo momento, nella classifica piloti ha piu del doppio dei punti di Verstappen.

Lo stesso Niki Lauda, direttore non esecutivo di Mercedes F1, ha dichiarato, in un intervista nel weekend monegasco, come l’olandesino debba cambiare il suo approccio mentale per dare un inversione di tendenza alla sua stagione e alla sua carriera.

Come si risolve la situazione di Verstappen? Cambiando il suo cervello, deve cambiare il chip“.

È giusto definire quindi Verstappen un campione a metà? In questo momento si.

Il ragazzo ha la velocità giusta, il piede pesante non manca e con una maggiore continuità potrebbe essere un pilota ancora migliore.

Ciò che manca per renderlo un pilota completo a tutti gli effetti è la mentalità, la lucidità di sapere quando rischiare e quando no, ma soprattutto il saper massimizzare ciò che il mezzo ti dà. Solo così si potrà vedere un giorno Max Vestappen sul tetto del Mondo.

Il cambiamento è un qualcosa che è solamente nelle sue mani e sarà la dimostrazione della sua raggiunta maturità…Ci riuscirà?

Di Giuly Bellani

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