La Ferrari è entrata in una crisi senza precedenti, ma in queste ore prosegue il silenzio stampa di John Elkann, lasciando tutte le critiche sulle spalle di Mattia Binotto.

A ventiquattro ore dalla debacle di Spa, se nel circus le discussioni sul momento della Ferrari sono sempre più accese, Elkann non interviene. Scelta che non stupisce, da quando a Luglio 2018 ha preso il posto di Sergio Marchionne, ha sempre delegato la parte sportiva al duo Binotto-Camilleri.

FerrariSilenzio ancora più assordante, considerando che i prossimi due Gp saranno in Italia.  Nonostante le difficoltà della Scuderia di Maranello, soltanto il team principal ci mette la faccia. Infatti al di là di qualche dichiarazione, il presidente del Cavallino Rampante fino a questo momento non è mai stato vicino alla squadra.

Comportamento opposto a quello dei suoi predecessori. La Ferrari non è la prima volta che affronta una crisi profonda, però questa volta la sensazione è che le manchi un leader in grado di scuotere il team e prendere decisioni come hanno fatto in passato Luca di Montezemolo e Sergio Marchionne.

A meravigliare del comportamento di Elkann è l’indifferenza anche di fronte ai primi segni di insofferenza di Charles Leclerc. Il monegasco su cui qualche mese fa è stato deciso di puntare tutto, non ha nascosto la sua frustrazione per le prestazioni negative della SF1000.

Metodo che purtroppo non è nuovo. Da quando due anni fa Elkann è diventato l’erede di Marchionne, è stato un susseguirsi di indecisioni, come il ritardo nell’avvicendamento fra Maurizio Arrivabene e Binotto, la gestione del mancato rinnovo di Sebastian Vettel.

Proprio tutte queste situazioni fanno sorgere una domanda a Elkann interessa la Rossa? Perché per uscire da questa crisi, non è sufficiente chiedere l’aiuto dei tifosi, ma metterci la faccia in prima persona e non lasciare i propri uomini soli, a meno di non voler diventare il peggior presidente della storia della Ferrari.

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