Con la drastica riduzione dei tempi concessi per i test, scuderie e piloti di F1 vanno alla ricerca di nuovi metodi per macinare chilometri sull’asfalto

Quest’anno, i piloti di F1 avranno solo un giorno e mezzo di test sulle loro vetture prima di scendere in pista per la prima sessione ufficiale di prove. Anche se le vetture della stagione a venire non saranno tanto differenti da quelle dello scorso campionato, in ragione delle restrizioni regolamentari, il tempo di ambientamento a disposizione dei piloti è comunque estremamente ridotto. Chi ha cambiato casacca avrà sicuramente maggiori difficoltà ad ambientarsi a una vettura del tutto nuova in un lasso di tempo così ristretto.

La riduzione dei test all’osso non è figlia solo della situazione Covid-19, ma è una tendenza che ormai prosegue da anni e che sembra accontentare tutti tranne i piloti.

I test sono operazioni costose e il loro taglio rientra nel programma di riduzione costi che la Formula 1 ha avviato da qualche anno a questa parte e che ha preso ulteriore slancio con la crisi di fondi causata dalla pandemia. Le scuderie, che hanno investito delle cifre abnormi in complicatissimi sistemi di calcolo fluidodinamico (CFD), hanno spostato la partita su un livello prevalentemente informatico e progettano le vetture a livello puramente teorico, senza che queste tocchino veramente la pista. Questi sistemi sono così evoluti che il livello di precisione e il rapporto costi/efficienza non regge il paragone con la progettazione di una monoposto sulla base dell’osservazione del suo comportamento su pista. In questo contesto, le squadre non hanno interesse a far girare le vetture sui circuiti per assicurarsi che le previsioni a livello di software siano corrette. Testare una monoposto su pista ha dei costi non indifferenti, considerando che in Formula 1 si parla in termini di “prezzo al chilometro”. Perciò, dato che i già costosissimi sistemi informatici permettono di saltare questo passaggio ulteriore, le scuderie non hanno alzato le barricate per impedire alla FIA di ridurre il tempo da dedicare ai test.

I piloti, tuttavia, non la pensano allo stesso modo. Con un solo giorno e mezzo a disposizione, sarà difficile ottenere una preparazione ottimale, soprattutto per gli esordienti, per chi ha cambiato squadra e per chi tornerà in pista dopo anni di assenza dal circus, come Alonso.

Alonso

Quest’ultimo, tuttavia, nonostante sia alla soglia dei 40 anni, ha incredibilmente ottenuto l’autorizzazione a partecipare, assieme agli altri esordienti, ai test per giovani piloti con la RS20, la vettura della passata stagione, quindi ha avuto modo di macinare qualche chilometro in più rispetto agli avversari.

E che dire di Sainz, Vettel, Ricciardo e Perez, freschi di cambio squadra? Loro dovranno trovare degli escamotage diversi per farsi trovare pronti al primo gran premio. Potrebbero trarre spunto da Alpha Tauri e da Red Bull, ad esempio, che, oltre al canonico filming day in cui è concesso provare la vettura nuova, hanno organizzato altri eventi con vetture vecchie di almeno due anni. Le cosiddette “previous car” possono essere sfruttate a piacimento delle scuderie, poiché non sono vincolate dal regolamento. Inoltre, i test con queste monoposto non rientrano sotto l’ombrello del budget cap, in quanto considerati “eventi di marketing”. Ebbene, nonostante le scuderie effettuino davvero delle riprese in queste occasioni, che spesso impiegano nel corso della stagione come immagini di repertorio, non c’è dubbio che colgano l’occasione anche per far allenare il più possibile i propri piloti.

C’è chi rimpiange l’epoca dei test “aperti”, ossia senza limiti di tempo e di costi, e chi invece si dice favorevole alla campagna di taglio costi (e riduzione impatto ambientale) intrapresa dalla Formula 1. Una cosa su cui tutti sembrano concordare, tuttavia, è che questi meccanismi necessitano di regole più chiare affinché tutti abbiano le stesse possibilità di testare macchine e piloti allo stesso modo. Se chi dispone di maggiori fondi è in grado di sviluppare migliori software computazionali, perché non pensare di dare maggior tempo in pista ai più svantaggiati? Invece la FIA ha deciso di concedere meno spazio in galleria del vento alle prime posizioni in classifica, con un meccanismo sempre più comune di “punire” i vincitori. Piuttosto, sarebbe meglio cominciare a incentivare i perdenti.

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A proposito dell'autore

Laureato in Traduzione Specialistica, sono appassionato di Formula 1 e di tutto il mondo che le gravita intorno, soprattutto mi affascina l'aspetto umano di una competizione che porta l'uomo e la macchina agli estremi più assoluti delle loro possibilità.

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