Quanto visto oggi a Monza ha raggiunto il limite dell’indecenza: entrambe le SF1000 hanno mostrato, in modo diverso, quanto, oltre ad essere le Ferrari più ignobili della storia, siano anche un pericolo per i due piloti: Vettel e Leclerc sono infatti davvero gli unici sotto contratto Ferrari a non avere colpe in questa situazione ormai tragicomica in cui versa il Cavallino. Ne sono anzi le prime vittime.

Le premesse per questo Gran Premio d’Italia erano sicuramente e notoriamente disastrose: non ci si aspettava di certo una rinascita delle Ferrari su una pista del genere, dalle caratteristiche totalmente avverse a quelle “auto mal riuscite” (per usare un eufemismo) delle SF1000. In qualifica le nefaste aspettative non sono state deluse (anzi, sono riusciti anche a far peggio del previsto), ma oggi in gara si è assistito a qualcosa di ancora più aberrante e agghiacciante: anche l’affidabilità (e dunque la sicurezza) di queste vetture sembra essere carente.

 

Vettel

Quanto accaduto al tedesco oggi ha davvero dell’indecente: durante il suo sesto giro, all’uscita della Variante Ascari si nota un principio di incendio in corrispondenza del disco del freno posteriore sinistro; successivamente lungo il rettilineo si nota un pezzo staccarsi e volare via dalla vettura, per poi vedere, alla prima variante, il pilota tirare dritto abbattendo i segnalatori di polistirolo.
Alla fine, il team radio: “sono senza freni”.

Analizzando l’incidente, viene da pensare che sia occorso un problema al sistema di raffreddamento del freno posteriore sinistro, il quale ha fatto sì che il disco si surriscaldasse a tal punto da incendiare la brake duct, innalzandone la pressione interna e facendone esplodere una parte (il pezzo volato via) in corrispondenza della frenata alla parabolica, evento che ha poi portato a non avere più il freno sul rettifilo principale. Per fortuna Vettel, grazie anche alla sua esperienza, ha capito subito il problema e ha decelerato con le marce tirando dritto alla prima variante.

Vettel Ferrari

Sebastian Vettel alla guida della SF1000

Ci sono due osservazioni da fare.
La prima è che questo problema (il quale già di suo non dovrebbe mai accadere ad una scuderia top con tale budget) è gravissimo che sia occorso soltanto al sesto giro di un gran premio: il freno in fiamme dopo così poco tempo denota infatti che il problema sussisteva già prima della gara, a vettura ferma, segno che quindi quest’ultima non era stata opportunamente controllata e manutenuta (situazione che ricorda molto quanto occorso sempre allo stesso Vettel l’anno scorso ad Austin, quando gli si ruppe il braccetto della sospensione posteriore dopo pochissimi giri).
La seconda è che se il freno fosse collassato alla parabolica e non sul rettifilo, l’esito sarebbe anche potuto essere una tragedia.

 

Leclerc

Durante il ventiquattresimo giro, il monegasco perde il controllo della propria vettura alla parabolica, e si schianta sulla barriera di pneumatici a circa 220 km/h. L’errore è stato chiaramente del pilota (e qui conta anche l’inesperienza), il quale, ingolosito dalla posizione che aveva incredibilmente raggiunto (la quarta, potenzialmente la terza con Stroll che si sarebbe dovuto fermare), ha provato a spingere leggermente di più. Il problema però è che questa SF1000 è stata scaricata talmente tanto per questo weekend (onde sopperire all’assenza di cavalli della power unit), che il suo downforce in curve ad alta percorrenza come la parabolica era nettamente inferiore a tutti gli altri (tant’è che in qualifica la Ferrari pagava quasi 20 km/h dalle Mercedes): ciò ha fatto sì che non appena il pilota ha provato a spingere leggermente di più ha perso totalmente il posteriore, finendo a muro.

Monza Ferrari

L’assetto estremamente scarico adottato a Monza dalla SF1000

Certamente c’è da ribadire che Leclerc, a maggior ragione del fatto che è consapevole della scarsità prestazionale della SF1000, avrebbe potuto evitare di spingere. Ma ciò non toglie che è semplicemente scandaloso che una scuderia come Ferrari dia in mano a dei piloti una vettura dalle prestazioni così scarse che non appena questi ultimi provano ad alzare un po’ il ritmo (cosa decisamente normale, in una corsa automobilistica) rischiano di andare a muro perchè la macchina non glielo consente.

 

La situazione quindi, considerando anche tutti gli altri problemi, ormai rasenta la vergogna totale, considerando che ora queste auto vergognose non sono nemmeno da considerarsi affidabili.

Chi di dovere dovrebbe prendere decisioni drastiche.

E chi è stato messo a ricoprire un ruolo per il quale è evidentemente inadatto, ma dice di “amare la Ferrari”, dovrebbe a maggior ragione dimettersi da tale carica.

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