La Ferrari mentre i sette team continuano a chiedere chiarimenti alla Fia, rimane in silenzio.

Le uniche interviste e dichiarazioni da casa Ferrari di queste ore, riguardano la SF1000 o smentire attraverso Mattia BinottoCharles Leclerc di essersi nascosta nei test.

Per capire le motivazioni di questa strategia bisogna tornare a quando, iniziarono le prime verifiche sul motore della Ferrari.

Infatti la Fia è dal 2018 che ha iniziato ad effettuare controlli sulla power unit del Cavallino, viste le tante polemiche e dubbi delle altre squadre.

I tecnici della Federazione due anni fa si concentrarono sulle batterie montando un doppio sensore sulla SF71H, ma anche allora non riuscirono a trovare niente di illegale.

Stesso discorso nella scorsa stagione, visti gli attacchi alla Ferrari per la superiorità della SF90 sui rettilinei con la Red Bull capofila della protesta la Fia dovette intervenire di nuovo.

Nel tipo di analisi effettuate negli ultimi mesi dalla Fia derivano le motivazioni, da indiscrezioni uscite oggi sulla richiesta della Ferrari di non rendere pubblico l’accordo.

La Fia non ha controllato la Ferrari soltanto nei week end di gara o sequestrato materiale, ma è stata a Maranello ed ha potuto scoprire tutti i segreti della power unit.

Proprio questo collegato alla certezza da parte della Ferrari che sia stata una talpa a dare informazioni agli avversari, a far pretendere dalla Federazione il silenzio su quanto scoperto.

Il primo a lanciare questa ipotesi, in merito all’indagine 2018 fu l’ex team Principal Maurizio Arrivabene  a Suzuka.

In un intervista a Sky sport affermo: “Io mi chiedo e mi auguro, che un progetto che è una nostra proprietà intellettuale non venga conosciuto da tutto il paddock”.

Bisognerà verificare se da qui a Melbourne il caso Ferrari si spegnerà, oppure già dalle verifiche la guerra a parole di questa settimana continuerà e durerà fino ad Abu Dhabi.

 

 

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