Intervistato dal Corriere della Sera, Jean Todt ha espresso la sua visione sul futuro del circus dal punto di vista sia tecnologico che sportivo.

Dopo 12 anni alla guida della FIA, a fine 2021 Jean Todt lascerà il ruolo di Presidente. Entrato in Federazione nel 2009, poco dopo i terribili scandali Spygate e Crashgate che hanno colpito la F1 allora diretta dal controverso Max Mosley, il francese è stato negli ultimi anni uno dei principali sostenitori del cambio di rotta del motorsport, che è divenuto più attento riguardo alle questioni ambientali. Di questo e molto altro, nel weekend del GP di Monaco, Todt ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera.

Secondo Todt la F1 deve, per evitare un giorno di scomparire, evolversi con un occhio di riguardo verso la sostenibilità: “Proprio per escludere il rischio serve una visione del futuro. Nel 2014 i motori ibridi non piacevano, ora nessuno si sognerebbe di ritornare ai vecchi. Le prossime frontiere delle corse sono benzina pulita ed elettrificazione, idrogeno. L’attenzione al cambiamento climatico cresce, per fortuna, ne ho parlato con la vostra ministra dello sport. […] Le ho detto che le corse sono un laboratorio, non è solo sport. Lo vediamo con la sicurezza. Lo stesso discorso si applica all’ambiente. Nel gruppo sui nuovi motori 2025 sono coinvolti i capi dei costruttori auto, da De Meo a Elkann, e i vertici tecnici delle compagnie energetiche: è un team enorme. È importante anticipare i problemi, avere una visione”.

“Gli impegni non mi mancano…” – ha proseguito il francese, parlando del suo futuro una volta scaduto il mandato da Presidente della FIA – “…Sicurezza stradale per l’Onu, presidente della fondazione di Aung San Suu Kyi, e poi International Peace Institute. Sono nei consigli di banche, cinema, alberghi. E sono fiero di aver creato l’Istituto di ricerca su cervello e midollo spinale al quale contribuì Michael Schumacher“.

A proposito del tedesco, Todt ha affermato di continuare a visitarlo molto spesso: “Vedo Michael almeno due volte al mese. Non lo lascio solo. Lui, Corinna, la famiglia: abbiamo fatto tante esperienze insieme. La bellezza di ciò che abbiamo vissuto fa parte di noi e va avanti. Mick è umile ed educato. Per ora le sue ambizioni sono limitate da una macchina non competitiva”.

Il presidente della FIA ha poi parlato dei progressi della Ferrari, evidenziati dalle prestazioni della Rossa nelle qualifiche GP di Monaco: “[…] Il nostro sport ha bisogno di una Ferrari forte, i passi avanti sembrano interessanti. […] Penso che ci siano voglia e capacità. Manca un insieme: macchina, motore, telaio, aerodinamica. Devi avere tutto al livello più alto. Qualche millesimo di secondo può decidere. A livello di piloti sono a posto, Leclerc e Sainz, fra i migliori. Però, rispetto a quando giunsi io a Maranello sono epoche e aziende diverse. Sono arrivato nel luglio 1993 e la situazione a Maranello era drammatica. La macchina, progettata in Inghilterra, si rompeva, la galleria del vento dovevamo affittarla. Gli uffici di disegno erano vuoti. L’unica cosa buona era il cibo. Dopo quattro anni ne siamo usciti, ma era un’altra F1.”.

Todt ha infine rivelato quali sono secondo lui gli elementi più impressionanti della F1 odierna e quali le cose da cambiare: “Oggi la cosa che mi sorprende di più è l’affidabilità. Viviamo un periodo rivoluzionario della mobilità e delle corse. […] Ammiro questo dominio della Mercedes, anche se non piace e vorrei più competizione: ma da otto anni la squadra e Hamilton sono sempre sul pezzo. Avrebbero potuto rilassarsi e invece non è successo. La loro motivazione e la loro fame sono totali. I domini esistono anche nel calcio o nel tennis: la Mercedes vince per merito. Gli altri dovevano attrezzarsi per batterla. Per fortuna c’è il duello con Verstappen. Però preferirei più squadre e più piloti coinvolti. E lo ripeto: la F1, e l’automobilismo, hanno bisogno di una Ferrari forte”.

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