Federazione, team, piloti, appassionati: a Gedda il mondo della F1 ha mostrato il peggio di sé, ma difficilmente imparerà la lezione.

Sorpassi, duelli dalla prima all’ultima curva, incidenti, controversie, Safety Car, bandiere rosse: eppure il GP d’Arabia Saudita non è piaciuto a nessuno. Lo spettacolo andato in scena a Gedda domenica ha lasciato molti con l’amaro in bocca, quella sensazione già provata quest’anno dopo la non-gara di Spa. Un Gran Premio caotico come tanti altri, ma che in più di una circostanza ha raggiunto e superato i limiti del ridicolo, con la FIA sempre al centro delle polemiche. Il Direttore di Gara Michael Masi e i commissari hanno dimostrato di aver perso definitivamente il controllo su una categoria in cui, quest’anno più che mai, sembra ormai essere venuto meno qualsiasi scrupolo o vincolo pur di ottenere il risultato desiderato. Una spirale di negatività che si protrae da mesi, che sta rovinando uno dei mondiali più belli della storia di questo sport e dalla quale la F1 dovrà trarre numerosi insegnamenti per non perdere ulteriore credibilità.

Il circuito

Il Jeddah Corniche Circuit mette tutti d’accordo: è un tracciato spettacolare grazie ai suoi tratti velocissimi e ai giochi di luci. Ma è anche estremamente pericoloso. Dopo un primo momento di estasi generale nelle Prove Libere, già al sabato i piloti hanno riconosciuto l’elevato rischio: Sergio Pérez e George Russell l’hanno definita “inutilmente pericolosa” e, ironia della sorte, entrambi ne sono rimasti vittima alla seconda partenza. Il messicano, finito in un sandwich tra Charles Leclerc e Pierre Gasly, si è toccato con il monegasco e si è girato, causando un imbottigliamento che ha provocato il tamponamento da parte di Nikita Mazepin (incolpevole nella circostanza) nei confronti del britannico. Viene dunque da chiedersi perché mai sia stata realizzata una carreggiata così stretta in un punto critico del circuito, ossia il primo allungo dopo Curva 1 e 2, e se sui circuiti cittadini non sarebbe più lungimirante ripartire con un rolling start piuttosto che con una partenza da fermo.

Dal punto di vista della sicurezza lasciano molto a desiderare anche le sequenze di curve veloci e cieche del primo e del secondo settore, che hanno provocato parecchi spaventi durante il weekend a causa del traffico. Inoltre grazie alla via di fuga in asfalto Curva 2, pensata per regalare sorpassi e duelli, favorisce in realtà i tagli, giustamente penalizzati dai commissari sia in F1 che in F2. In generale, il Jeddah Corniche Circuit è dunque sembrato un tentativo mal riuscito di realizzare un cittadino mozzafiato, producendo un tracciato stretto, pericoloso e che presta il fianco a manovre scorrette in gara. I piloti hanno chiesto a gran voce cambiamenti entro aprile 2022, ma dato che il circuito sarà abbandonato dalla F1 dopo la prossima edizione non si devono nutrire grandi speranze: bisognerà aspettare il 2023, quando il GP d’Arabia Saudita dovrebbe trasferirsi sul nuovo tracciato di Qiddiya.

Michael Mas

La comunicazione e la prima bandiera rossa

Se la comunicazione della F1 è migliorata negli ultimi anni, soprattutto sui social, non si può dire altrettanto della chiarezza dei regolamenti e delle decisioni prese dalla FIA. In troppe circostanze la Federazione non rende note le motivazioni di decisioni che possono determinare l’esito di un Gran Premio. Il caso della prima bandiera rossa sventolata a Gedda è emblematico: serviva che qualcuno spiegasse in maniera semplice, diretta e repentina perché una Safety Car è stata trasformata all’improvviso in bandiera rossa, senza lasciar spazi d’interpretazione. Si tratta di una questione fondamentale, perché in questo modo sarebbero venute meno gran parte delle teorie complottistiche generate da tifosi e telecronisti e giustamente condannate da Emanuele Pirro. Perché se da un lato la FIA fa un grave errore continuando a mancare di trasparenza, dall’altro l’arroganza di chi pretende di conoscere meglio della Federazione il funzionamento delle barriere Tecpro è deprimente.

La trattativa Masi-Red Bull

Il momento più criticato del weekend è stata indubbiamente la proposta di Michael Masi alla Red Bull di far arretrare Max Verstappen nella griglia della terza partenza, dopo che l’olandese aveva sorpassato fuori dal circuito Lewis Hamilton alla seconda. L’episodio ha sconcertato tutti perché mai si erano sentiti trattare il Direttore di Gara ed un Direttore Sportivo riguardo ad un tema delicato come una penalità, specialmente in F1. Tralasciando il fatto che cinque secondi di penalità ed un arretramento di due posizioni in griglia non rappresentano due punizioni paritetiche, l’intera situazione creatasi ha dell’assurdo: se i pochi metri percorsi prima della bandiera rossa vengono considerati una parte della gara, perché non investigare direttamente il caso, risparmiando complicate e cervellotiche proposte che condizionano lo svolgimento del Gran Premio? Se l’incidente Pérez-Leclerc, avvenuto in quel frangente, è stato investigato, perché non poteva esserlo anche quello tra Hamilton e Verstappen?

Il dialogo Masi-Red Bull lascia intendere che si stesse cercando un’alternativa per il pilota olandese, che è stato arretrato ma, a tutti gli effetti, non è stato penalizzato. La FIA sembrava ormai non voler più interferire con una lotta mondiale fuori controllo, nella quale in svariate circostanze i due contendenti e le due scuderie hanno mostrato una rabbia agonistica mai vista nella storia di questo sport e impossibile da regolamentare. Gli episodi avvenuti nel resto della gara, tuttavia, l’hanno costretta ad intervenire per salvare un Gran Premio che stava assumendo sempre di più i connotati di una farsa.

hamilton Verstappen

Max Verstappen e Lewis Hamilton

A Gedda abbiamo visto il meglio e il peggio di Max Verstappen. L’aggressività, la determinazione e la sete di vittorie dell’olandese sono rappresentate meravigliosamente dalla fenomenale staccata della terza ripartenza, che lo ha catapultato in vetta per qualche giro. Da lì in poi, però, quelle stesse qualità si sono rapidamente trasformate in scorrettezza: se si può soprassedere per una singola manovra al limite, i tre episodi che hanno visto protagonista Verstappen hanno certificato che l’olandese non ha scrupoli in questo finale di stagione. Alla seconda partenza, il numero 33 ha effettuato una manovra simile a quella di Monza, cercando un sorpasso inesistente all’esterno e rientrando pericolosamente in pista; al giro 37 ha tagliato Curva 2 mentre si difendeva da Hamilton, guadagnando un vantaggio e venendo costretto a cedere la posizione.

Le rilevazioni del tamponamento, poi, lasciano pochi dubbi: Verstappen è stato fortunato ad uscirsene con dieci (inutili) secondi di penalità, salvato da due ingenuità, una della Mercedes, che non ha avvisato il britannico dell’imminente restituzione della posizione e ha creato confusione, e una di Hamilton, che ha cercato di rimanere dietro all’olandese per prendersi il DRS. La manovra strategica del pilota Red Bull è stata comunque quantomeno maliziosa: contrariamente a quanto fece in Bahrein ad inizio stagione, Verstappen è rimasto in traiettoria, frenando bruscamente sul rettilineo ed applicando 2.4G di forza. Un numero non irrisorio, se pensiamo che più o meno la stessa forza si applica alla Lesmo 1 di Monza, ma secondo i commissari non sufficiente per parlare di brake testing. La sensazione è che, checché ne dicano i suoi tifosi e i suoi detrattori, Max abbia esagerato domenica, forse mostrando per la prima volta dopo molto tempo delle fragilità.

Il tifo

Il grande sconfitto da questa gara e in generale da questa stagione, tuttavia, è il tifo sano che caratterizza questo sport sin dai suoi albori. Spinto da due team e da due piloti estremamente polarizzanti, il tifo più becero e cieco ha preso piede sin dalla prima gara di campionato, che ha subito fatto scoppiare una guerra insopportabile tra due fazioni che arrivano a negare la realtà pur di difendere a spada tratta il proprio beniamino o screditare l’odiato rivale. Gedda ha rappresentato il punto più basso di un conflitto deprimente su tutti i fronti, tranne fortunatamente quello più importante: il confronto generazionale e personale tra Hamilton e Verstappen. Se c’è una cosa certa, tuttavia, è che una rivalità come questa non meritava una dialettica così aggressiva, non meritava una narrazione scandalistica, non meritava dei giudici non all’altezza. Merita però di concludersi con una sfida leale ed avvincente tra due campioni totali, giunti a pari punti all’ultima gara di un mondiale di F1. Chissà quando ci ricapita.

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