In un momento nel quale non c’è giorno in cui un’attrice o una modella accusino qualche personaggio del Jet-Set di comportamenti scorretti o addirittura di molestie sessuali; anche la F1 non è immune da accuse più o meno eclatanti; l’ultima è quella di Veronica Valle (fonte Corriere della Sera) la quale ha avuto una relazione con Lewis Hamilton iniziata nel 2015. La modella ha raccontato episodi dai quali emerge una personalità del 4 volte Campione del Mondo al confine tra ‘Dottor Jekyll e Mr. Hyde’ come ella stessa lo ha definito. Il quadro è quantomeno poco edificante; Hamilton sarebbe un personaggio dotato di poco equilibrio, puntiglioso fino ad assomigliare al personaggio di ‘Furio’ nel film BIANCO ROSSO E VERDONE del regista Carlo Verdone; non solo la modella ha anche descritto un Lewis insofferente, prepotente e qualche volta di un cinismo unico.

Tuttavia certe dichiarazioni lasciano il tempo che trovano ed a volte escono ad ‘orologeria’ proprio quando qualcuno ha bisogno di rilanciare la propria immagine sui media; parafrasando un brano del film ‘IL RITRATTO DI DORIAN GRAY’ di Oscar Wilde, uno dei motti della comunicazione è ‘non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli’. Ma la realtà su come è cambiato il carattere di Hamilton in questi ultimi anni è ben diversa e la pista dovrebbe dimostrarlo.

Hamilton si è consacrato alla storia nel 2017 quando ha vinto il suo 4° titolo Mondiale; ora dobbiamo essere trasparenti su quanto accaduto dall’avvento dell’era ibrida. Nel 2014 la Mercedes ha costruito una vettura inarrivabile per chiunque e i due primi posti per Lewis e Rosberg sono stati una passeggiata condotta in scioltezza. Nel 2015 stessa storia anche se il Tedesco stava cominciando a dare fastidio ad Hamilton che vinse comunque con 59 punti di vantaggio sul compagno di squadra. Nel 2016 la svolta; Rosberg si aggiudica il titolo con 5 punti di scarto e vincendo 9 gare contro le 10 del Britannico; stagione con degli strascichi polemici da parte di Lewis che ha praticamente accusato, più o meno velatamente, il team di aver favorito il compagno di squadra; ho parlato di svolta perché è accaduto qualcosa di importante nella testa del pilota che a quel tempo aveva 3 titoli in bacheca e che quindi avrebbe dovuto avere una sorta di sicurezza interiore inscalfibile.

Per spiegare questo concetto bisogna partire da lontano; dalle prime stagioni in F1 e dal talento immenso di Hamilton. Il Britannico ha sempre posseduto una dote molto rara, la velocità assoluta, ovvero il picco di prestazione espressa in un ristretto arco di tempo e parlo fondamentalmente delle qualifiche. Secondo il modo Inglese di giudicare un driver si guarda prima a questa caratteristica pensando che con l’esperienza e quindi col tempo un pilota possa poi maturare e crescere caratterialmente e questo perché per essere completo un Campione deve essere veloce ma anche saper ragionare; possedere ed allenare quel sesto senso che gli consente di rimanere fuori dai guai; imparare a settare bene la vettura e soprattutto avere una costanza di rendimento durante tutto l’arco della stagione; qualcosa che è molto difficile da acquisire. Gli esempi di piloti che vanno forte solo in determinate piste o solo in alcuni periodi dell’anno sono moltissimi nella storia; chi ama le temperature più alte, chi invece quelle più basse; chi non reagisce immediatamente ad un cambio di pista e chi invece si adatta perfettamente.

Se Hamilton aveva un difetto era quello di essere debole in alcuni frangenti e di avere un carattere che sembrava fragile, caratteristica che si manifestava quando si trovava in difficoltà o quando non riusciva ad ottenere ciò che voleva, i continui team-radio, le lamentele ed alcuni atteggiamenti ne davano prova forse più di quanto si potesse immaginare. Il tutto con 2 titoli (2014-2015) arrivati troppo facilmente e senza nessun vero avversario.

Di fatto l’Uomo e quindi il pilota, stava perdendo la cognizione della sua forza e probabilmente anche l’abitudine a lottare col coltello tra i denti, insomma mancava una delle doti più importanti di un driver, la freddezza.

Il titolo perso nel 2016 ha riportato nel cuore e nella testa di Hamilton il killer-instinct che lo ha sempre contraddistinto ma la vera maturazione è stata quella di unire questa dote all’esperienza e quindi alla freddezza. Nel 2017 Lewis è stato per gran parte della stagione dietro a Vettel ma non ha mai mollato o dato segni di cedimento, anzi è accaduto l’esatto contrario, ha dimostrato una sicurezza in alcuni momenti quasi disarmante e la stagione è cambiata dal GP di Baku; è accaduto in quella gara che Hamilton si è accorto che era Vettel ad essere col fiatone ed in ansia per il titolo; quando il Tedesco ha ‘sportellato’ la Mercedes, Lewis ha avuto la conferma della presenza di una debolezza del suo avversario. Di fatto in una situazione del genere, visti alcuni trascorsi, doveva essere il pilota Britannico a cedere emotivamente e non il contrario. Hamilton ha fatto quel che doveva, ha aspettato gli sviluppi della vettura, si è tenuto fuori dai guai (vedi incidenti vari dei suoi competitors) e ha spinto sul gas con intelligenza e freddezza.

Ora non sappiamo cosa accadrà nel 2018, se è vero che la Mercedes abbia addirittura ridisegnato la power unit a causa del divieto di usare le valvole per il riutilizzo in camera di combustione dei vapori del carter (blow-by gas) e se la monoposto sarà di nuovo quella di riferimento; insomma che i Tedeschi abbiano alzato l’asticella è tutto da verificare, tuttavia con uno come Hamilton in questa condizione mentale sarà dura per tutti…

Marco Asfalto

 

 

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