La prima Qualifica Sprint della storia della F1 ha diviso i fan, mostrando diversi pregi e difetti di un format ancora rudimentale, ma non disastroso.

Che piaccia o meno, nella giornata di ieri è stato scritto un nuovo capitolo nella lunga storia della F1: quello della Qualifica Sprint. Questo primo evento sperimentale ha subito decretato un ribaltamento delle gerarchie determinate dalle qualifiche tradizionali, anticipate al venerdì: grazie ad uno scatto fulmineo in partenza, Max Verstappen ha infatti sorpassato lo “Speed King” (questo il titolo conferito al pilota più veloce il venerdì pomeriggio) Lewis Hamilton, andando a conquistare la Pole Position per il GP di Gran Bretagna. La vera battaglia si è tuttavia consumata a centro gruppo, dove Fernando Alonso è stato in grado di proiettare la Alpine quattro posizioni più avanti in griglia (da P11 a P7) grazie ad una partenza fenomenale e successivamente ad una difesa strenua. La stessa progressione, tra l’altro, è stata effettuata dal suo compagno di squadra Ocon (da P13 a P9) e da Raikkonen (da P17 a P13).

Non sono mancati inoltre gli imprevisti in senso negativo, come il contatto tra Russell e Sainz (l’inglese, penalizzato, partirà in P12 mentre lo spagnolo sarà decimo dopo una bella rimonta), il brutto errore alla Chapel di Pérez, che sarà costretto a partire dall’ultima casella, o l’incidente tra Mazepin, finito in testacoda, e Schumacher. In vista del Gran Premio la Qualifica Sprint ha dunque fornito diversi spunti d’interesse, che però in questo momento sembrano passare in secondo piano: il grande argomento di discussione del weekend britannico resta il giudizio sul nuovo format, che negli ultimi due giorni ha mostrato di avere sia lati molto positivi sia difetti evidenti.

I lati positivi

Nonostante le tante critiche, il nuovo format ha messo in evidenza diversi elementi interessanti. Su tutti, si può dire con certezza che il circus ha centrato l’obiettivo di ravvivare un venerdì divenuto oggettivamente monotono per quasi tutti gli appassionati. Dato che la sessione di qualifiche tradizionale è solitamente uno dei momenti migliori del weekend, se non il migliore, la sua anticipazione rappresenta un buon incentivo per lo spettatore ad andare in pista o a guardare la F1 già dal venerdì. Allo stato attuale il primo giorno d’azione è infatti poco sfruttato, e la riduzione di un’ora della durata delle FP1 e FP2 ha sicuramente ridotto ancor di più lo scarso pathos che si percepisce il venerdì. Per di più anche le FP1 ne guadagnano enormemente in termini di spettacolo, poiché le vetture girano costantemente in pista e non si hanno più momenti di stallo totale con le macchine ferme ai box.

Per dare un giudizio finale su questo secondo punto bisognerà attendere la gara di oggi, ma è innegabile come la libertà strategica sia in Qualifica Sprint che nel Gran Premio rappresenti una buona scelta in seno al nuovo format. A Silverstone abbiamo visto una mini-gara in cui i piloti non sono stati obbligati a partire su una mescola già utilizzata, con la conseguenza che i team hanno dovuto scegliere se essere conservativi o aggressivi con la scelta degli pneumatici. L’incertezza su un possibile crollo della gomma morbida ha portato la maggior parte delle squadre a optare per la media, ma la scelta giusta si è rivelata proprio quella della soft, che ha permesso ai due piloti Alpine e a Raikkonen di guadagnare molte posizioni in partenza e poi di difendersi dagli attacchi degli avversari. La miglior notizia del nuovo format è però la caduta dell’obbligo di iniziare il Gran Premio con le gomme del Q2, che aprirà così la strada a scelte strategiche differenziate in gara. Oggi si potrà valutare ancor meglio se questo sistema di strategie funziona.

Infine, bisogna ammettere che la Qualifica Sprint ha svolto egregiamente il ruolo per cui è stata pensata: rimescolare la griglia. Solo tre piloti (Bottas, Leclerc e Tsunoda) hanno mantenuto la posizione originaria dopo appena 17 giri. Per trovare i veri vincitori del sabato pomeriggio bisogna scendere a metà gruppo, dove Alonso, Vettel, Ocon e Raikkonen hanno guadagnato molteplici posizioni in griglia. Altri piloti hanno invece perso numerose posizioni, a partire da Pérez, Russell e Giovinazzi, mentre l’attesa rimonta di Sainz dovrà avvenire nel Gran Premio. Rispetto alla qualifica tradizionale, la Sprint Qualifying aggiunge dunque due fattori interessanti: c’è una partenza in più (fantastico il primo giro di ieri) e i piloti devono spingere al massimo per più giri, lottando “fisicamente” per la posizione. Perciò, aumentano anche le possibilità di commettere errori, come evidenziato ieri dai testacoda di Mazepin e Pérez e dal contatto tra Russell e Sainz.

I difetti della Qualifica Sprint

Il format della qualifica in sé non è antisportivo: premia comunque chi va più forte e fa le scelte giuste, sia strategicamente che in pista. Tuttavia, non permette di lavorare estensivamente sul setup delle vetture, che entrano in parco chiuso già dal venerdì dopo le qualifiche. Le uniche modifiche permesse ai team sono infatti quelle relative all’affidabilità, che come spesso accade potrebbe essere utilizzata come scusa per stravolgere l’assetto della vettura. Questa scarsa possibilità di lavorare sulle vetture ha portato ad un evento paradossale: ieri si è infatti disputata una sessione di libere, le FP2, in regime di parco chiuso. Una situazione che ha lasciato interdetti i fan, i quali si sono interrogati sull’utilità e sulla spettacolarità di queste prove. Il super appassionato può trarre interesse da una sessione dedicata solo ai passi gara, ma certamente il sabato mattina del format sperimentale non regge il confronto con quello del format tradizionale.

Il più grande difetto del format riguarda tuttavia la gara stessa. E’ evidente come i risultati della Qualifica Sprint siano stati pesantemente condizionati da un bellissimo primo giro, durante il quale sono avvenute quasi tutte le azioni più spettacolari ed interessanti della sessione. Il resto è stato piuttosto carente: a Silverstone, con le macchine attuali, è difficile sorpassare, e tutto lo spettacolo è stato regalato dalla difesa aggressiva di Alonso prima sulle McLaren e poi su Vettel, dall’errore di Pérez e dalla rimonta di Sainz dalla P18 alla P11. Le prime quattro posizioni, anche a causa dell’assenza dei pit stop, sono rimaste congelate dopo la partenza, e come spesso accade in F1 è stato il centro gruppo a regalare quel movimento che ha reso piacevole la gara. In sostanza, ieri abbiamo visto una versione un po’ più corta di un normale Gran Premio degli ultimi tre anni, nonostante tutti i piloti abbiano potuto spingere al massimo.

Infine, bisogna sottolineare che dal punto di vista delle emozioni la vittoria della Qualifica Sprint di Verstappen non ha regalato ai fan lo stesso feeling di una pole position tradizionale. Lo stesso olandese è sembrato leggermente spaesato dopo la conquista della pole, dichiarando che si tratta di un “sentimento strano”. Forse si tratta solo di abitudine, ma viene proprio difficile pensare che una Qualifica Sprint possa dare tante emozioni quante attualmente ne dà una sessione tradizionale. E’ chiaro tuttavia che Liberty Media intende testare questo format in ottica 2022, quando le macchine saranno, si spera, finalmente in grado di seguirsi più da vicino. Se la Qualifica Sprint, come probabile, sarà confermata anche per la prossima stagione, allora forse una gara sprint combattuta potrà dare un feeling simile a quello che viviamo ogni sabato nella Q1, Q2 e Q3.

In conclusione, sebbene per dare un giudizio completo si dovrà aspettare la bandiera a scacchi del GP di Gran Bretagna, per ciò che si è visto fino ad oggi la Qualifica Sprint è rimandata ai prossimi esperimenti. Il nuovo format rende indubbiamente il weekend più movimentato a partire dal venerdì, e sicuramente vale la pena valutare il suo impatto anche su due circuiti totalmente diversi da quello di Silverstone (Monza e Interlagos). Tuttavia, per riuscire a far funzionare davvero la Qualifica Sprint, la FIA, la F1 e le scuderie dovranno riunirsi per cercare di conservare gli elementi più interessanti e correggere i maggiori difetti in vista del GP d’Italia. Tuttavia, a causa soprattutto delle vetture odierne, ogni esperimento potrebbe rivelarsi poco emozionante da qui a fine stagione, e il format potrebbe non essere in grado di esprimere il suo massimo potenziale prima della rivoluzione regolamentare del 2022.

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