I top e i flop della gara di Imola

Vincitori

Mercedes

Imola F1 – Che dire, sette titoli costruttori consecutivi, più di chiunque altro nella storia, persino più di quella Ferrari che nella sua epoca d’oro aveva a sua volta battuto ogni record sperando di regnare nelle statistiche per anni e anni a venire. Invece, poco più di quindici anni dopo, lo scettro passa ai tedeschi, che con una squadra monolitica non ne sbagliano una da 7 anni. C’è chi dice che siano stati aiutati dalla FIA, favoriti dai regolamenti, che con il loro peso politico possano influenzare le decisioni ai piani alti, ma i numeri parlano chiaro e questa dominazione, per quanto odiata dai fan e sminuita dai più scettici, è ormai la più assoluta nella storia della Formula 1. E non dimentichiamo che le stesse critiche e gli stessi sospetti di cui sopra venivano rivolti alla Ferrari quando Schumacher la faceva da padrone. È bene inoltre precisare che il regolamento è valido per tutti i partecipanti al mondiale e che il grande cambio regolamentare che ha dato forma alla Formula 1 attuale è stato introdotto 6 anni fa, quindi, ipotizzando che i tedeschi partissero avvantaggiati in partenza, i rivali avrebbero comunque avuto tutto il tempo di colmare il gap prestazionale, ma la Mercedes è sempre stata un passo avanti ed è rimasta imbattuta, nonostante tutti i cavilli aggiuntivi al quadro normativo e le innovazioni bocciate. Certo, poi si può discutere di quanto l’assetto attuale sia benefico per lo sport, di quanto l’assenza di competitività reale abbia aiutato la Mercedes nella sua scalata all’olimpo dei grandi, del valore assoluto dei suoi record in confronto a quelli della Ferrari, dello scarso interesse degli appassionati per la “storia che viene riscritta” se poi mancano le battaglie sulla pista, ma traguardi come questo meritano sempre di essere riconosciuti, perché denotano la capacità di aver messo a punto un progetto a lungo termine vincente attraverso un’incredibile visione d’impresa e spirito di squadra. Quindi complimenti a Toto Wolff e alla Mercedes. Attenzione, però, qui si parla di scuderia, non di piloti…

Daniil Kvyat

Ebbene sì, il russo tanto bistrattato e sulla soglia della porta d’uscita della scuderia Alpha Tauri, oggi tira fuori dal cappello una performance stratosferica. Complice anche una macchina in perenne miglioramento, Kvyat sfodera un buon ritmo fin dai primi giri della gara, riuscendo a tenere dietro le due McLaren. Ma il suo capolavoro è la ripartenza al rientro della Safety Car, dove dapprima riesce a superare in un colpo solo Perez e Albon in bagarre, dopodiché si lancia all’inseguimento di Leclerc, gli tira una sportellata e se lo mangia alla Pratella, con un sorpasso da manuale. Fa anche un pensierino al podio e forse sarebbe riuscito ad attaccare Ricciardo con ancora qualche giro a disposizione, ma la gara finisce e il russo si deve “accontentare” di un quarto posto che segna il suo miglior risultato di stagione e che non fa rimpiangere alla scuderia lo sciagurato ritiro di Gasly, il quale, considerando le prestazioni del suo compagno di squadra, aveva tutte le carte in regola per salire sul podio. Comunque l’Alpha Tauri si dimostra ancora una volta una scuderia molto competitiva, forse la vera rivelazione del 2020, stagione in cui più volte ha messo in crisi la sorella maggiore Red Bull facendo sfigurare il suo secondo pilota. Insomma, dopo l’ufficializzazione del rinnovo di Gasly, Kvyat si fa valere in pista e cerca di insinuare dei dubbi nei suoi superiori riguardo alla volontà di sostituirlo con qualche giovincello del vivaio.

Daniel Ricciardo

Secondo podio di stagione per Ricciardo, che parte con convinzione sin dallo spegnersi delle luci: in un lampo sorpassa Gasly e tenta persino un attacco a un Lewis Hamilton in difficoltà. Ha un buon ritmo per tutta la gara, ma è anche fortunato. Il ritiro di Verstappen lo fa scalare di una posizione, poi il suicidio tattico della Racing Point con Perez, che rientra inspiegabilmente ai box sotto regime di Safety Car, lo mette sul terzo gradino del podio, che l’australiano difende strenuamente dagli attacchi di un indiavolato Kvyat con fresche gomme morbide. Altro podio per lui, dunque, e questa volta non si dimentica il rituale dello “shoey” e sorseggia lo spumante dalla sua scarpa destra, offrendo la sinistra a Hamilton, che accetta di buon grado. Non starà mica rimpiangendo il passaggio alla McLaren?

Vinti

Lewis Hamilton

Già, vincitore sulla carta, ma di certo non vincitore morale. Si porta a casa una vittoria che forse non gli spettava. Si merita tutte le lodi per il consolidamento del suo record di vittorie, ma oggi semplicemente non era la sua giornata, o quantomeno non avrebbe dovuto esserla. Hamilton parte male, si fa superare da Verstappen, taglia fuori un insidioso Gasly all’attacco da destra con una manovra maldestra e quasi si fa superare da Ricciardo. Dopo Portimao, dunque, un’altra partenza non eccezionale da parte del pilota britannico, ma se in Portogallo faceva tutto parte della strategia, almeno così ha dichiarato Lewis, a Imola la situazione non sembrava molto sotto controllo. Bottas, in testa, stava piano piano prendendo il volo, mentre Verstappen, in seconda posizione davanti a Hamilton, non dava il minimo segno di cedimento riuscendo a tenersi dietro, e fuori dalla zona DRS, la macchina più forte del campionato, dimostrando anche i grandi progressi fatti dalla Red Bull. Certo, dopo il pit stop dei due davanti a lui, Hamilton fa dei tempi da paura con le medie vecchie di quasi 30 giri e, dalle informazioni che riceve Bottas, dopo un eventuale pit stop sarebbe rientrato di poco davanti al finnico, che gli avrebbe conteso la vittoria con tutti i mezzi a disposizione, a meno che… A meno che i commissari non decidano di dispiegare la Virtual Safety Car, cosa che fanno, non troppo prontamente, quando Esteban Ocon ferma la sua Renault a bordo pista per un problema alla frizione che pone fine alla sua gara. E il regime di Virtual Safety Car viene attivato proprio mentre Lewis taglia l’ultima curva, permettendogli così di rientrare ai box e di tornare in pista a più di 3 secondi dal compagno di squadra e giusto in tempo per lo spegnimento delle luci della VSC. Insomma, quando anche la fortuna è dalla sua parte, niente e nessuno può fermarlo (anche se c’è chi parla di “aiutino” della FIA, ma non ci addentreremo in considerazioni di questo tipo). La stessa fortuna gli toglie di torno i suoi due diretti concorrenti: Verstappen fora la posteriore destra incappando in un detrito rimasto sulla pista e Bottas (altro vinto di questo GP) è vittima di un altro detrito, causato dall’incidente tra Vettel e Magnussen nei primi giri, che si ficca sotto alla sua macchina, danneggia il fondo e compromette la gara del secondo pilota Mercedes (che comunque finisce in seconda posizione). Così, nonostante un altro ingresso della Safety Car che ricompatta il gruppo, la gara è ormai segnata e la vittoria salda nelle mani del leader del campionato. Insomma, anche la fortuna fa parte del gioco, ma almeno ammettere, in una delle numerose interviste post-gara, che sia stato un fattore determinante nel successo a Imola avrebbe dato maggiore valore a una vittoria agrodolce.

Ferrari

Peccato, perché il passo gara non era pessimo questo weekend, soprattutto quello di Vettel, che effettua uno stint infinito con le medie riuscendo a mantenere dei tempi degni di nota, ma poi al 40esimo giro si ferma ai box per sostituire le medie con le dure e il pit stop dura 13 secondi e tutto il tempo guadagnato in pista viene così vanificato da una sosta disastrosa che lo fa rientrare in pista dietro a Giovinazzi in 14esima posizione. Con Leclerc non va molto meglio, perché la scelta di provare l’undercut su Ricciardo proprio mentre il distacco tra i due si stava riducendo non è stata una strategia vincente e non solo ha permesso all’australiano di mantenere la posizione fino alla fine e di guadagnarsi un podio inaspettato, ma ha anche fatto perdere un ulteriore posizione a Leclerc, sorpassato da un Kvyat con fresche gomme morbide (anche se a ben vedere la difesa del monegasco non è stata impeccabile). Tuttavia, se dobbiamo trovare un lato positivo, il passo gara in parte ritrovato lascia ben sperare per il finale di stagione.

Alex Albon

Con questa prestazione, Albon mette la parola fine alla sua carriera in Red Bull. La storia d’amore tra il pilota tailandese e la scuderia austriaca non è mai decollata, ma ora il divorzio è davvero vicino. La ripartenza dopo la Safety Car è uno dei momenti della carriera che Albon farà fatica a dimenticare. Si fa prima superare da Kvyat sulla sinistra, poi da Perez all’esterno, poi dà troppo gas e si gira su se stesso, ponendo fine alla sua gara e forse definitivamente anche alla carriera in Red Bull. E pensare che era iniziata bene, con i podi sfiorati nelle prime gare in RB e alla fine ottenuti, grandi sorpassi, un buon rapporto con il compagno di squadra. Ma la pressione alla fine ha avuto la meglio e il continuo mettere in discussione il suo posto in squadra da parte dei piani alti della Red Bull non ha giovato e ora Albon non ha nemmeno la certezza di poter concludere la stagione. Forse cambiare aria gli farà solo bene, come è successo a Gasly, e forse il secondo sedile della Red Bull è meglio perderlo che trovarlo, ma di sicuro non sarà facile rialzarsi da un periodo così buio e ritrovare la motivazione per tornare ad esprimere il talento che ha dimostrato e che non ha certamente perso dopo un solo anno.  

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