Anche sul circuito messicano Ferrari conferma la tendenza: auto da qualifica, ma inferiore in gara alla Mercedes. E le strategie del  muretto non aiutano.

Ennesimo podio di recriminazioni per la Ferrari, capace di confermarsi come l’auto più veloce in qualifica (anche se qui agevolata dalla “dabbenaggine” del sabato di Verstappen, probabilmente il più veloce con la sua Red Bull di tutto il weekend), ma nuovamente battuta dalla Mercedes in gara, con Hamilton oramai prossimo al “brindisi iridato” (e autore di una gara solidissima, che sembrava compromessa al via nel contatto col sopracitato olandese della Red Bull).

Quella Ferrari, di una monoposto ideale per la qualifica, è una scelta tecnica deliberata che ha contraddistinto tutta la stagione “rossa”. Ma questa scelta pare sì pagare in ottica partenze al palo, ma non sembra poter rivaleggiare in gara con l’impostazione Mercedes (solidissima sul passo gara), che è quella che poi porta a conquistare i titoli mondiali.

Tutto questo costringe poi il muretto Ferrari a dover studiare in gara strategie da “o la va o la spacca”, che troppe volte in questo 2019 (complici anche degli errori di valutazione) han trasformato delle pole position in piazzamenti sul podio, a guardare la Mercedes brindare e portarsi a casa i titoli mondiali.

E basta poi il singolo imprevisto (come il doppiaggio difficile di Vettel, che gli ha fatto perdere quei secondi preziosi che forse potevano rimettere in discussione la vittoria, o il problema tecnico al secondo pit di Leclerc, già “vessato” da una prima sosta troppo anticipata, montando oltretutto la gomma White Hard e “costringendosi” così alla doppia sosta in gara) per vanificare tutto il risultato di un intero weekend.

Alla strategia “cannata” su Leclerc ha messo una “pezza” Sebastian Vettel, che in stretti scambi di pareri con il muretto è riuscito a convincere i suoi tecnici ad adottare una strategia diversa e più “adatta” ad una pista che, partita al venerdì molto “green”, sporca, è poi evoluta (anche con temperature ambientali più alte) consentendo stint sulle gomme più lunghi e con pochissimo graining.

Comunque da sottolineare a fine gara le parole di Mattia Binotto sul comportamento odierno delle gomme Pirelli, che già a 2 secondi dalla vettura che precede mostravano surriscaldamento e perdita di performance. Un qualcosa su cui il “gommista” della F1 dovrà intervenire già per il 2020 e soprattutto in chiave 2021, con nuove gomme ribassate per vetture ad effetto suolo accentuato (che, secondo le intenzioni della Federazione, dovrebbero permettere di stare in scia senza problemi).

Team Principal del Cavallino che ha confermato ai microfoni per la monoposto 2020 Ferrari linee guida analoghe, seppur evolute, di quelle dell’attuale SF90, più “velocista” da qualifica che “maratoneta” da gara.
Sarà la scelta giusta, al netto delle “nuove” Pirelli 2020 con (si spera) un working range termico d’utilizzo ampliato?

In chiusura, due parole sull’ “affaire Verstappen”.
Non rispettare le bandiere gialle, vedendo oltretutto un’altra vettura incidentata sul muretto, è già un fatto grave di per sé.
Ma andare quasi a “bullarsene” in conferenza stampa è un qualcosa che non si può accettare, visto che è di sicurezza in pista che si parla.
Il “ragazzo” dovrà crescere ancora, ma forse la Fia, con provvedimenti extra-pista ancora più severi, dovrebbe “accelerare” questa crescita del già velocissimo (in pista) campioncino olandese.

Di Giuseppe Saba (Twitter: @saba_giuseppe )

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