NEWS F1  GP DEGLI USA, 2013-2014 DUE MONDI MOLTO DIVERSI


Come avrete oramai capito i nostri articoli non si limitano a fare la cronistoria di un GP, ed anzi quasi mai pubblichiamo e scriviamo ciò che riteniamo una semplice cronaca, quello che anima la nostra voglia di scrivere è la passione per questo sport e ci piace andare in fondo alle cose, cercare di capirle nel loro significato più intrinseco, perché la F1 non è limitata al solo risultato finale ma è qualcosa di molto complesso da valutare e a volte anche da capire; a questo scopo gli interessanti articoli del nostro Ingegnere Alberto Aimar sono molto esplicativi per cominciare a conoscere l’aerodinamica come del resto anche gli spunti grafici del coordinatore del blog,Salvatore Asero che mettono in mostra particolari che spesso sfuggono alla nostra attenzione; per quanto mi riguarda, invece, io vado sempre a scavare nel lato umano della massima formula e nelle prestazioni di vetture e Piloti molto diversi ed anche, qualche volta, di epoche diverse. Se ricordate ad inizio Campionato abbiamo pubblicato degli articoli relativi alle prestazioni delle vetture ibride comparate a quelle della scorsa stagione, questo per vedere quando ci sarà il raggiungimento delle stesse performance tra due propulsori che hanno molto poco in comune, la mia previsione fu che a fine stagione sovrapponendo i grafici dei Race-lap-analysis questi si sarebbero sovrapposti, in effetti non è stato così ad Austin, ancora il motore termico è prevalente nei tempi sul giro, ma forse ciò è dovuto anche al contingentamento delle Power Unit, con cui tutti stanno facendo i conti, le vetture probabilmente viaggiano a qualche giro in meno per preservare i propulsori, ed in Ferrari lo hanno addirittura candidamente ammesso; quest’oggi partiamo dal raffronto tra le prestazioni di Vettel 2013 ed Hamilton 2014, il grafico partirà dal 5° giro in quanto sia questa volta che l’anno passato ci fu una safety-car ad inizio GP

grafico_usa

La prima cosa che salta all’occhio sono i pit stop, nel 2013 solo uno per Vettel, quest’anno due per Hamilton, e questo è abbastanza singolare oltre che avvalorare la mia tesi ampiamente illustrata in un apposito articolo sulle gomme 2013 (STAGIONE 2013 PIRELLI E FERRARI UN MATRIMONIO MAI CONSUMATO), dico questo perché se ricordate ad inizio anno le coperture erano molto aggressive e man  mano che la stagione è progredita sono state cambiate, spalla, mescola, carcassa, tanto da arrivare negli USA (penultima gara) ad avere delle gomme estremamente dure, così da accontentare sia Mercedes che, soprattutto, Red Bull. Ora è molto strano che la Pirelli molto prudente quest’anno con i compound, a causa della coppia maggiore dei propulsori, fornisca gomme da 2-3 soste (così erano le previsioni prima di Austin), mentre nel 2013 andava in direzione completamente opposta; ma torniamo alle prestazioni pure dei due Piloti, come si può vedere siamo ancora lontani dai tempi sul giro secco, Vettel (2013) fa il record alla tornata 54 col tempo di 1’39”856 ed anche quest’anno si è reso protagonista del giro veloce col tempo di 1’41”379 al giro 50 complice una strategia con 4 cambi gomme, analizzando però il miglior tempo di Hamilton che è quello che realmente bisogna prendere in considerazione, perché entrambi hanno dominato la gara con una strategia non troppo fantasiosa, ci rendiamo conto che siamo molto lontani dalle prestazioni del motore termico, il Britannico ottiene la sua miglior prestazione alla tornata n. 49 col timing di 1’41”929, in pratica 2 secondi più lento del Vettel dello scorso anno. Tra l’altro anche guardando il grafico ci si rende conto che, a parte qualche caso sporadico relativo a sorpassi, duelli o doppiati, quasi mai le linee blu e quelle rosse si sovrappongono, quindi quei 2 sec. sono veritieri perché la media stessa è ancora molto lontana, Hamilton chiude il GP col tempo totale di 1h40’4”785, mentre Vettel in 1h39’17”148, poco meno di un minuto di differenza, ma molto ha giocato il fattore safety-car all’inizio per entrambi i GP, con tempi diversi per 5 giri, nel 2013 si dovette procedere più lenti dietro la macchina di sicurezza e questo va a compensare una differenza che se valutata veramente sui 1,8-2 sec. a tornata porta ad un differenza finale di circa 1 minuto e mezzo. In cosa si traduce tutto questo in termini di velocità? Che le vetture odierne in USA viaggiavano mediamente a circa 4 kmh in meno per ogni tornata, media che si abbassa quando le piste sono tortuose e con pochi rettilinei, perché le vetture ibride hanno buone velocità di punta ma sono ancora carenti in accelerazione. Insomma abbiamo i numeri che ci confortano ma la sensazione è che sarà molto difficile arrivare alle velocità degli anni 2000, forse si potranno eguagliare le vetture dal 2010 in poi, ma la Formula Uno, quella delle enormi potenze e accelerazioni brucianti, probabilmente è definitivamente sepolta.

Certo anche la Pirelli potrebbe metterci del suo con gomme diverse che non diano prestazioni ottime solo per i primi 2-3 giri, sempre osservando il grafico è lampante quanta performance forniscano appena dopo il pit-stop queste mescole, per poi attestarsi su livelli più omogenei. Insomma la casa milanese dovrebbe liberarsi da vincoli e finalmente dare la possibilità alla massima formula di essere veloce, anzi molto veloce, visto che la Federazione non ha alcuna intenzione di cambiare proprio ora, dopo solo una stagione e dopo che i Tedeschi hanno ottenuto ciò che volevano, un motore già pronto, di piccola cilindrata da inserire subito su qualche super (?) sportiva dal facile accesso economico…

Marco Asfalto   

Twitter : @marcoasfalto

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