Il GP di Formula 1 di Gran Bretagna dell’ultimo weekend, sul tracciato di Silverstone, non ha fatto altro che dimostrare ciò tutti gli addetti ai lavori non, continuano a lamentare da anni: tornare alle piste storiche.

Bellissima gara in quel di Silverstone che, anche se abbiamo assistito all’ennesimo dominio totale della Mercedes, non si è certo risparmiata in colpi di scena, lotte e sorpassi. Da anni tutti i tifosi e i diretti interessati si lamentano per tracciati poco adatti a dimostrare il vero valore di un pilota, nei quali i sorpassi sono impossibili e dove si crea un clima di sonnolenza dal primo all’ultimo giro.

Se Monaco merita un discorso a parte, sul quale potremmo discutere per ore senza trovare un comune accordo, l’ultimo scempio della Formula 1 è stato in Francia al Paul Ricard: vie di fuga in asfalto che perdonano qualsiasi errore, e un circuito disegnato tra strisce azzurre e rosse che hanno prodotto una gara da sonno estremo senza il minimo lampo.

Attorno al weekend del sud della Francia si sono svolti i Gran Premi di Canada, Austria e Gran Bretagna che hanno mostrato un lato della Formula 1 spesso nascosto e oscurato. Lotte, battaglie, sportellate, errori, gioie, per alcuni, e dolori, per altri. Tutto questo con 3 vincitori diversi, almeno in teoria, Sebastiano Vettel su Ferrari in Canada, Verstappen in Austria e Hamilton in Gran Bretagna, hanno tagliato per primi il traguardo.

I tre circuiti sono rispettivamente in calendario da 1967, Canada a Montreal, dal 1963 con varie pause, e vari nomi, in Austria, e dal 1950, anno in quale si svolse la prima storica gara di un campionato di Formula 1, il Gp di Gran Bretagna, a Silverstone.

Attorno a Silverstone, non dimentichiamo, hanno sede numerosi team di Formula 1 e il tifo, come visto nell’ultimo weekend, appunto, è tra i più caldi.

Ovviamente il discorso si fa ben più ampio se si considerano altri GP storici come il casalingo Monza, in Italia, Spa-Francorchamps, in Belgio, Hockeneim, ora snaturato, e Nurburgring in Germania, Suzuka, in Giappone, San Paolo, in Brasile, e potrei continuare sicuramente con una bella lista.

Accanto a questa lista di tracciati storici ed evocativi, con un tifo tale da far invidia anche agli altri sport che, ammettiamolo, ad oggi hanno fatto passi da giganti nel contatto con i tifosi, a differenza della Formula 1.

Si aggiunge una lista di circuiti anonimi, in luoghi con poca cultura e pochissima voglia di vedere la Formula 1.Non voglio elencarne nemmeno uno, però vorrei ricordarvi che la maggior parte di questi, se non tutti, sono stati disegnati dall’ingegnere tedesco Hermann Tilke. È così che sono nati i famosi tilkodromi, anonimi, facili da guidare e da interpretare, sparsi in zone dove i soldi hanno dominato la fede motoristica, il tifo, il profumo di benzina e gomma bruciata.

Dimenticavo, proprio dall’ultimo GP i commissari hanno deciso di lasciare più libertà di lottare ai piloti promettendo meno penalizzazioni e investigazioni.
Questo ha certamente alimentato lo spettacolo in pista ma, la mancanza di un regolamento chiaro e oggettivo, dato che si tratta solo di una direttiva dei commissari, prima o poi penso scoppierà un nuovo caso sul quale si scateneranno innumerevoli polemiche.

In sostanza, cosa dovrebbe cambiare? A mio modesto parere si dovrebbe mantenere una grossa fetta di tracciati “storici” in campionato.

Tuttavia, focalizzarsi solamente su di essi, sarebbe da folli. È giusto dare l’opportunità ad un paese di ospitare un Gran Premio di Formula 1 ma devono essere stabilite due imprescindibili regole: 1 – tracciati dal layout semplice 2 – nessuna via di fuga, ma sabbia.

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