In occasione del Gran Premio di Miami, tenutosi una decina di giorni fa nella afosa e paradisiaca Florida statunitense, come molti di voi avranno capito ho avuto la fortuna di poter assistere di persona all’evento come giornalista, girovagando per il Paddock di Formula 1.

La magia inizia il venerdì sera della settimana antecedente al GP quando mi arriva per email la conferma dell’accredito da parte della FIA ricevuto per il round di Miami, mi precipito cosí a prenotare volo e hotel con meno di 7 giorni di anticipo e la tensione e l’eccitazione si fanno sentire tanto che è difficile dormire. Passa quasi una settimana e arriva il venerdí del GP e finalmente parto alla volta di Miami, sveglia alle 4 di mattina per essere in Florida, a 8000 km di distanza da casa, per le 15 ora locale, fortunatamente volare in business class è molto rilassante e il viaggio risulta meno pesante del previsto, inoltre con qualche puntata di How I Met Your Mother lungo il viaggio e una copertina Iberia rossa in cotone in dotazione (stile divano durante una giornata invernale) il tempo vola (letteralmente).

Una volta giunto a destinazione mi dirigo a ritirare il pass e subito dopo in circuito per capire come funzionano le cose, in sala stampa mi viene assegnato un posto con un adesivo univoco per poter avere lo stesso spazio di lavoro durante tutto il weekend di gara, nel mentre si svolgono le prove libere 2 con Sainz che sbatte contro il muro e tutto il paddock (compresa la sala stampa internazionale) che sussulta; finita la giornata motoristica esco dall’autodromo e una particolarità che noto è che i tifosi americani sono letteralmente in festa, tutti in mood vacanza e un hype altissimo che si può palpare concretamente; un qualcosa che difficilmente si trova e paragonabile a tratti all’atmosfera che solo i tifosi ferraristi a Monza riescono a lasciare. Vado quindi in hotel per potermi riposare ed essere fresco per arrivare presto in autodromo la mattina dopo, la vista di cui godo dalla stanza del mio albergo è semplicemente leggendaria.

Inizia il sabato, sveglia alle 6:50 che non risulta essere un grosso problema visto che le 6 ore di fuso orario tra Milano e Miami si fanno sentire, faccio una passeggiata sul lungomare di Miami Beach insieme a qualche mattiniero che trovo a fare jogging e poi mi dirigo in autodromo ed entro nel paddock insieme ad alcuni meccanici della Ferrari. Essendo davvero presto decido di passeggiare per l’autodromo e ne approfitto per fare colazione ammirando i box dall’alto, scovo anche degli artisti ingaggiati dagli organizzatori dell’evento per disegnare dei murales a tema sui muri del paddock club. Verso le 10 l’aria si fa rovente ed iniziano ad arrivare i piloti insieme alle principali emittenti televisive (dalla CNN alla ESPN passando per Sky UK e Sky Italia), ma prima che inizi la terza sessione di prove libere decido di fare un giro nella Fan Zone e di salire su alcune tribune dei tifosi, in particolare la vista dalla tribuna della curva 18 era davvero interessante e godeva di un’ottima visuale. Una peculiarità che ho poi avuto modo di osservare è che a Miami il paddock era stranamente diviso in Paddock Club e Paddock “lavorativo” vale a dire che il primo era per tutti quegli ospiti invitati o che avevano deciso di acquistare un paddock pass; mentre il secondo era destinato a giornalisti, fotografi, piloti e meccanici oltre che a tutti coloro che avevano ricevuto un pass VIP.

Nella Fan Zone poi i modi di intrattenersi erano infiniti, si poteva fare la foto con una replica del trofeo piloti o su un podio o ancora ammirare il prototipo FIA delle monoposto 2022 in replica 1:1, si poteva diventare meccanici per qualche minuto e cimentarsi nella prova pit stop o semplicemente divertirsi al simulatore improvvisandosi piloti per un giorno. Sulla via del ritorno per il paddock mi imbatto in una esclusiva linea di profumi di Formula 1 davvero interessante (il cui articolo dedicato potete trovare qui) con un ragazzo e una ragazza (i responsabili) che me li illustrano e spiegano per filo e per segno. La pacchia però finisce e bisogna tornare in sala stampa per lavorare dato l’inizio delle PL3; per chi non lo sapesse per i giornalisti vengono sempre allestiti gli appositi monitor con tempi e informazioni necessarie per lavorare al massimo.

Pranzo all’ombra di una palma e poi incontro Grosjean scambiandoci un paio di chiacchiere (a dire la verità è stato lui ad approcciare avendo probabilmente notato che lo stavo osservando), è bello però ritrovarlo nel paddock anche dopo l’incidente. A questo punto visto che stanno per iniziare le qualifiche decido di recarmi in sala stampa per prendere un taccuino e in ascensore trovo Max Verstappen che si prepara per la sessione, quasi incredulo gli auguro buona fortuna e mi faccio un’immancabile selfie. Prendo il mio block notes e mi reco in curva 9 avendo deciso di vedere le qualifiche direttamente dalla teleferica che la Heineken ha costruito sopra al circuito, inutile dire che si è trattato di uno spettacolo mozzafiato con le monoposto che sfrecciavano persino sotto i miei piedi. Faccio poi ritorno nel paddock per le interviste di rito, essere faccia a faccia con Leclerc, Sainz e Verstappen e salutarli e intervistarli come se li conoscessi da una vita è un’esperienza a cui difficilmente mi abituerò, dopo avergli fatto un paio di domande a testa ritorno in sala stampa per sistemare il pezzo e pubblicarlo. Ormai la giornata si appresta al termine cosí decido di fare ancora un giro nella Fan Zone per godermi il tramonto statunitense, prima di tornare nel paddock per la cena e poi in hotel per riposarmi e preparami per il fatidico giorno di gara.

Domenica, è arrivato il gran giorno, sveglia alla solita ora, ma questa mattina il caldo è ancora più atroce e intenso, cosí decido di farmi un bagno nell’oceano prima di prendere il taxi come di consueto e recarmi in autodromo bello fresco e pimpante. Oltrepasso i gate del paddock e vedo decine di telecamere puntate su di me, “difficilmente saranno per me” intuisco, e infatti un paio di passi dietro di me trovo Pierre Gasly che cercava il suo pass per entrare nel paddock con me, eccole spiegate le telecamere… Mentre mi dirigo verso la sala stampa incontro finalmente tutto il team di Sky Italia (Davide Valsecchi, Federica Masolin, Roberto Chinchero, Carlo Vanzini e Marc Genè) e i Meduza, per cui mi fermo per parlare un po’ con tutti loro e poi salgo al media center per iniziare a lavorare. Verso le 13 inizia la pit lane walk cosí decido di andare in pit lane per vedere i box delle Scuderie di persona: davvero eccezionali e dal vivo ancora più rumorosi di quanto si possa mai immaginare per via delle ultime prove pit stop che i meccanici stavano effettuando; nel mentre mi passano affianco i piloti che raggiungo la pista per la consueta Driver’s Parade. Intanto essendo domenica nel paddock ci sono una miriade di persone, e una miriade di personaggi famosi: Michael Jordan, Lebron James, Matt Damon, Paris Hilton, i Meduza, Serena Williams, David e Victoria Beckham, Shawn Mendes, Blaise Matuidi e sicuramente me ne starò dimenticando molti altri vista l’ingente partecipazione alla gara anche da parte dei personaggi famosi di vari mondi, dallo spettacolo al calcio passando ovviamente per l’immancabile NBA. Dopo aver ammirato la fantomatica griglia di partenza e aver visto lo start dal vivo ritorno in sala stampa per poter lavorare al meglio alla stesura dell’articolo.

Per la fine del GP decido di appostarmi sulle balconate del paddock club per poter ammirare al meglio l’arrivo, con tanto di meccanici Red Bull che si arrampicano sulla grata di sicurezza della pit lane per festeggiare il loro vincitore. A questo punto mi dirigo sulle tribune allestite appositamente per i giornalisti di fronte al podio, la visuale è a dir poco eccezionale, l’unica pecca è che non siamo abbastanza vicini per essere ricoperti di champagne dal vincitore (Max mi devi una doccia di champagne alla prossima non dimenticarlo). Ritorno quindi nel paddock per assistere alla conferenza stampa, un paio di domande ai piloti sulla gara disputata e prima di ritornare in sala stampa con abbastanza materiale per finire l’articolo ritrovo Federica e i Meduza per cui decido di fermarmi un attimo a chiacchierare. Quando finalmente decido di staccarmi e prendere l’ascensore per salire al media center mi ritrovo ancora una volta faccia a faccia con Verstappen (ormai credo di essere il suo portafortuna) gli faccio le congratulazioni per la vittoria e questa volta mi faccio firmare una felpa, lo ringrazio e lo saluto augurandogli buona serata, prima di dirigermi verso la mia postazione a finire di scrivere il pezzo.

È giunta ormai, purtroppo, l’ultima cena nel paddock di Miami, onestamente dalla stanchezza non ricordo nemmeno cosa io abbia mangiato quella sera prima di tornare in hotel e crollare sul morbido materasso americano. Mi sveglio ed è lunedí, il weekend di gara è finito e mi sembra di aver vissuto un sogno, ma quel sogno non è ancora finito; cosí decido di godermi l’ultima mezza giornata in spiaggia ad abbronzarmi e rilassarmi prima di fare le valige per rientrare in Italia, con una piccola curiosità: il volo di rientro faceva scalo a New York prima di ripartire alla volta di Milano, cosí ho potuto anche ammirare uno splendido tramonto newyorkese con tanto di sole che calava dietro l’Empire State Building e il One World Trade Center, simboli per eccellenza non solo della Mela ma di tutta l’America.

Grazie di cuore a Miami e a tutti coloro che hanno reso possibile questa esperienza, Magic City: sei stata semplicemente pazzesca e incredibilmente indimenticabile.

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