Quattro titoli mondiali non li vinci solo con il talento ma con una smisurata capacità di analisi del rischio. Sebastian Vettel è riconosciuto, nel circus odierno, come il più cinico calcolatore del sorpasso ragionato.

Non si ricordano tentativi sciagurati in una intera carriera, nè inutili show da parte del tedesco ma ogni azione di sorpasso ha trovato sempre una perfetta logica.

In un campionato, finalmente, molto equilibrato il fattore determinante può consistere nella voglia di non accontentarsi di un piazzamento tranquillo dietro una Mercedes, che da quattro anni ormai comanda le classifiche mondiali.

Domenica scorsa, sul circuito cittadino di Baku, il ferrarista ha cercato di riprendersi ciò che sentiva suo, ciò che gli apparteneva sin dal sabato, ovvero il gradino più alto del podio.

“Si può osare!” si era ripetuto Vettel, parlando ai giornalisti dopo la pole-position nel Gran Premio di Cina. Una bella iniezione di fiducia in vista di un mondiale mai cosi incerto e ricco di variabili che sembrano renderlo il più avvincente degli ultimi dieci anni.

Se il tuo cuore è racchiuso in un abitacolo rosso da tre stagioni, il primo pensiero non può essere accontentarsi di essere trafitti dall’ennesima freccia d’argento o di essere ricordati in futuro per non aver tentato un sorpasso vincente su un circuito cittadino.

A tre giri dalla fine della corsa di Baku, il tedesco della Ferrari, affiancato in curva 1 dal cannibale Hamilton che era pronto ad azzannarlo, ad oltre 330 km/h avrà avuto la magnifica idea che in certe occasioni non esiste miglior difesa che l’attacco.

Probabilmente un azzardo a gomme fredde dopo interminabili giri dietro la Safety Car, o semplicemente un eccesso di ottimismo nel riuscire a chiudere la curva con lo storico protettore San Bembro, hanno portato il quattro volte campione del mondo fuori traiettoria e ad un bloccaggio per l’ennesima domenica sul Mar Caspio che non dimenticheremo facilmente.

Nessuna chiusura sugli avversari né scorrettezza, Vettel incassa i successivi sorpassi con un elegante dignità ed accetta la sconfitta perché nel suo animo un quarto posto in questo momento non risulta meno soddisfacente di un secondo, che nella mente di un pilota da corsa rimane il primo degli sconfitti.

Ancora una volta l’Azerbaijan è terra di rimpianti. Per una Ferrari che sale sul podio, spesso imputata di poco coraggio nei sorpassi.

Quella con il numero 5, dal canto suo, resetta successi e sconfitte come solo i grandi campioni sanno fare e non si scoraggia. Nel dopo gara Vettel dichiarerà:” Sono contento di averci provato!”. Nessun rimpianto, si svolta con “memento audere semper” pulsante nella testa.

Vettel non solo non vestirebbe il rosso Ferrari, ma non sarebbe stato un pilota vincente se non avesse quella sana impulsività, che nel mondo delle corse non guasta mai.

In Azerbaijan si risveglia il suo killer instinct e con forte determinazione non tradisce il suo credo.

Quest’anno si può osare. Al prossimo tentativo di sorpasso allora, alla prossima emozione.

di Davide Russo

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