Sebastian Vettel non è un campione, Vettel è un fenomeno. Vettel non merita i suoi 4 titoli mondiali, Vettel con la macchina giusta farebbe il vuoto. La F1 oramai è divisa tra i fan di Seb pronti a difenderlo anche dopo errori madornali e chi pare godere per la sua ingloriosa annata sulla SF1000.

La Formula 1 come il calcio, che tristezza! Alzi la mano chi avrebbe mai immaginato fazioni opposte e un tifo da stadio anche nel motorsport. La “voce urlatrice della domenica” è riuscita a dividere, piuttosto che unire i fan della Formula 1. Purtroppo, quando per fini aziendalistici ci si piega a raccontare la F1 come il calcio e si tifa apertamente per un pilota, fondando il tutto sulla “predestinazione” e provando ad insinuare dubbi sui comportamenti e la professionalità di un campione, i risultati sono tossici.
Gli appassionati dovrebbero riflettere sulla inutilità di una guerra mediatica tra i drivers e provare a supportare i propri beniamini con equilibrio, non infangando gli altri competitors. Se un pilota come Vettel fosse poco importante nel Circus, non se ne parlerebbe nemmeno cosi alla sfinimento, tra speculazioni sul suo futuro e chiacchiere sul suo stato emotivo.

Vettel e LeclercNel GP celebrativo dei 70 anni (con un pizzico di nostalgia) della F1, è stato il degrado delle mescole a far emergere in modo chiaro le gerarchie interne ai top team. Partendo dal vincitore, Max Verstappen, il pilota della Red Bull Honda ha rifilato 40 secondi al compagno di squadra. Nonostante Albon sia stato autore di una buona gara e di qualche sorpasso d’autore, è impietoso il confronto con l’olandese. Il team austriaco aveva una delle coppie migliori del Circus con Ricciardo e Verstappen, e la scelta di andare ad una sola punta orange, per ora, non ha pagato. In una situazione anomala come quella di ieri, con le Mercedes per la prima volta in stagione in difficoltà sulle morbidissime mescole Pirelli, probabilmente Ricciardo-Verstappen avrebbero concluso con la prima doppietta stagionale Red Bull.

Ricciardo Red bullDaniel Ricciardo, appunto, ottimo nelle qualifiche di sabato, si è reso protagonista di un errore in gara che lo ha estromesso dalla zona punti. L’australiano non è diventato improvvisamente incapace di guidare, ma su un’auto come la Renault, scarsamente competitiva in questo biennio, è crollato a 30 anni suonati in una crisi di risultati senza precedenti. L’esperienza di Daniel dovrebbe invitare a riflettere sull’importanza del mezzo in questo sport. Parafrasando Leclerc, oggi l’auto conta almeno al 65% in F1 e un pilota come Daniel, non abituato a quelle zone calde di centro gruppo, paga una altalena di risultati che sembrerebbe, agli occhi meno esperti, averlo condotto in una crisi di prestazioni irrecuperabile.

Vettel: bianco o nero

Discorso analogo si può fare per Sebastian Vettel, che non è diventato un “brocco” dopo 246 GP disputati e 120 podi collezionati in carriera. L’errore è stato evidente al primo giro, ma il tedesco, stretto da Albon, non aveva più lo spazio per fare qualcosa di molto diverso dal passare sul “salsicciotto” rosso. La SF1000 è una monoposto che a stento sta in pista, figuriamoci sui cordoli. A quella velocità un’auto che “spinna” in quel modo non siamo soliti vederla in condizioni di pista asciutta: la Ferrari si è girata come se ci fosse stata una pozza d’acqua in quel punto. Bravo Sainz, nella capacità di reazione fulminea, ad evitare un patatrac, che avrebbe creato ulteriori polemiche tra il presente e il passato della Rossa.

Vettel Ferrari

Un quarto posto che sa di vittoria per Charles

Leclerc, dal canto suo, ha portato a casa un quarto posto che per sua stessa ammissione (amara ammissione) ha il sapore di un trionfo. Il monegasco è arrivato a 30 secondi da Verstappen con una sosta in meno, ma sul piano della gestione delle mescole sembra essere un pilota con 10 anni di esperienza in più sulle spalle. Sarebbe un delitto rovinare la carriera di Charles non regalandogli un’auto da mondiale nei prossimi anni targati Ferrari.

Leclerc penalizzatoLewis Hamilton, dopo i due atti di Silverstone, ha 30 punti di vantaggio sul secondo, il temibile Max Verstappen, che senza il ritiro in terra austriaca avrebbe avuto delle chance in più per giocarsi un titolo mondiale contro il fenomeno anglo-caraibico. Sarebbe ora che vi fosse un titolo in F1 conteso fino all’ultimo GP tra piloti di team diversi, troppi anni sono passati dall’ultima volta. Appuntamento in Spagna tra pochissimi giorni per un week-end che si preannuncia rovente tra scontri politici e battaglie in pista.

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