F1 Michael Schmidt: “Mentre i cambi allenatore nel calcio hanno spesso il successo desiderato, in Formula 1 solo la costanza paga”

Jost Capito ha lasciato Williams, Frédéric Vasseur è stato dichiarato successore di Mattia Binotto, Andreas Seidl è stato promosso a “nuovo supermanager” in casa Audi e Andrea Stella è stato nominato nuovo capo squadra della McLaren.

Non era mai successo in Formula 1 prima d’ora: nel giro di 19 ore, quattro squadre su dieci hanno annunciato cambi ai vertici.

In aggiunta a quanto annunciato fin qui, perdurano due questioni ancora aperte. Andreas Seidl è alla ricerca di un sostituto per Vasseur che gli consenta, però,  di mantenere il posto a capo della scuderia fino a quando Audi non entrerà ufficialmente come proprietario di maggioranza. Dall’altra parte, è Williams a guardarsi intorno alla ricerca di un nuovo personale di gestione per cercare di tirare finalmente fuori il carro dal fango. Nel 2023, quindi, soffierà un vento nuovo sul 40% delle squadre.

f1 Stella McLaren
f1 Stella McLaren

Andrea Stella

Quello che è successo in Formula 1 questa settimana ricorda molto il mondo calcistico. Ma “paese che vai, usanze che trovi” e ad ogni sport corrispondo delle regole, scritte o meno, che non si applicano uniformemente a qualunque disciplina. Lì, nel calcio, le dinamiche sono un po’ diverse rispetto a quanto siamo abituati noi fan di motori. Spesso un cambio di allenatore ha un effetto positivo, almeno a breve termine. Se si guarda più a lungo, molti di questi cambiamenti non hanno dato frutti nemmeno nel calcio. Altrimenti, gli stessi allenatori non continuerebbero a ri-spuntare come salvatori nel momento del bisogno.

Anche la Formula 1 è caratterizzata un po’ da questa “consanguineità”: il nuovo uomo della McLaren, Andrea Stella, proviene dalla scuderia del cavallino. Nonostante questo il disagio che provava durante la sua prima conferenza stampa, come se lui stesso dubitasse che le scarpe McLaren gli fossero un po’ grandi, era palese.

Ma può funzionare; le persone che hanno conosciuto e imparato questo sport dal basso, come Stella, raramente si sono rivelate una scelta sbagliata. Chi cambia carriera, invece, ha più difficoltà e la Ferrari lo ha scoperto a sue spese con Marco Mattiacci e Maurizio Arrivabene.

Ferrari F1 Binotto
Ferrari Elkann F1 Binotto

Errore del capo FCA Elkann

È stata una separazione assolutamente non necessaria e per di più preparata in modo sconclusionato. Lo dimostra il fatto che Elkann si è reso conto solo dopo il licenziamento di Binotto che il suo nuovo uomo non era compatibile con le attività collaterali della Ferrari. Un peccato perché per la prima volta dopo anni la Ferrari sembrava sulla giusta strada. Se è il secondo posto il motivo del licenziamento, Vasseur avrà vita breve.A prescindere dalle sue competenze in questo clima è impossibile avere successo.

La Ferrari è recidiva, commette sempre lo stesso errore. Hanno troppa poca pazienza con i loro dirigenti e si aggrappano troppo a quello che non va bene invece di concentrarsi su quello che funziona. Era già successo a Stefano Domenicali. Non c’era motivo di sostituirlo nel 2014 con Marco Mattiacci. Se si vuole sapere perché la Ferrari non vince il campionato del mondo dal 2007, il motivo è da ricercare nel cortocircuito dei presidenti.

Esempio su tutti Christian Horner. In RedBull hanno aspettato otto anni per un titolo ma il team principal non è certo stato cacciato da Milton Keynes. E alla Mercedes? Hanno sopportato il fatto che il perenne campione del mondo sia arrivato solo terzo la scorsa stagione. Perché c’erano buone ragioni per farlo.

Ma Ferrari non è l’unica. Anche in McLaren, Sauber e Williams, la giostra del personale al vertice continua a mietere vittime. Anche se, a onor del vero, Sauber e Williams ora dovrebbero aver scelto quelli giusti. Una scuderia non può essere ricondizionata con la stessa facilità di una squadra di calcio. Stiamo parlando di 500/900 dipendenti che contribuiscono in un’ampia varietà di discipline a un mosaico che alla fine dovrebbe incastrarsi. Immaginate un’enorme portaerei che impiega chilometri per frenare o girare. Alla fine, solo la coerenza vince.

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