Robert KubicaScuderia Ferrari. Un binomio praticamente perfetto, che non ha mai avuto la possibilità di brillare come poteva.

La vita di Kubica è cambiata radicalmente nel rally di Andorra del 2011. Durante quella tappa il polacco, a seguito di un grave incidente, ha rischiato la morte e ha riportato ferite profonde, che sono ora riconducibili a cicatrici e conseguenze fisiche.

Robert aveva già un accordo con la Ferrari, la quale lo avrebbe fatto correre al fianco di Fernando Alonso nella stagione 2012.

Ora il pilota polacco correrà in Ferrari, ma nel campionato del WEC, sognando la vittoria alla 24 Ore di Le Mans.  Nonostante ciò, il pensiero di quello che sarebbe potuto succedere nella stagione 2012 rimane l’unica ferita che non si è davvero rimarginata.

“Io e Alonso alla Ferrari? Ho sempre stimato Fernando e lo stimo ancora tantissimo” ha iniziato Robert.

“Quando correvamo in F1 la stima era reciproca. Spesso si dice che per un pilota il compagno di squadra sia il primo avversario da battere. Invece io ho sempre pensato che per vincere devi battere tutti, compreso il tuo compagno di squadra”. 

Battere Fernando con la stessa macchina non sarebbe stato difficile, in ogni caso mi sarebbe piaciuto vivere questa sfida. La pensiamo alla stessa maniera su tante cose e avere due piloti che vanno d’accordo nel box è un vantaggio per un team”.

Alonso

Kubica-Alonso: “una coppia ad alto rischio”

“Potenzialmente saremmo stati una coppia ad alto rischio” ha detto Robert. “Ma credo che in realtà avremmo fatto grandi cose assieme”.

“Lo scenario per il futurodoveva essere questo, quando ho avuto l’incidente, perché nel 2012 sarei dovuto andare alla Ferrari dove c’era Fernando. Poi non è avvenuto, perché la vita mi ha servito un altro scenario”. 

“Ma oggi sono felice per questa nuova avventura a Le Mans con la rossa come quando allora avevo firmato per la Ferrari”. 

“Quanto tempo continuerò a correre? Ho avuto la grande fortuna che la mia passione sia diventata il mio lavoro. Ogni anno sento ancora lo stesso amore per il motorsport. A 39 anni è questo il motore che mi spinge”. 

Pensare di smettere e magari ritrovarmi in un ambiente di lavoro dove non sto bene, mi fa paura. Sono un pilota, voglio gareggiare, sto bene dove mi trovo adesso, per questo c’è il rischio che vada avanti a correre ancora parecchi anni“.

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