Ritrovarsi a parlare con gli amici di F1 e di motori in generale è un piacere che mi concedo sempre il lunedì dopo una gara; ci sediamo sulle comode poltrone del nostro bar preferito al mattino sorseggiando un caffè e fumando una sigaretta; siamo sempre in 5 o 6, alcuni di loro hanno gareggiato nel passato sui kart e su dei monomarca; un altro è un meccanico di motociclette; l’età media è alta ed io sono il più giovane; tra questi il personaggio con cui spesso mi scontro è Andrea; ci conosciamo da quasi 40 anni ed abbiamo in comune la passione per i motori e per il tennis; entrambi tennisti in erba da giovani, ci siamo spesso sfidati a suon di servizi e volee; i tempi sono cambiati e di tempo per giocare non ne abbiamo più. Andrea è possessore di una splendida Mercedes e per lunghi anni non ha mai tifato un team di F1; il suo unico scopo era tifare contro la Ferrari; da qualche anno, quando la casa Tedesca è tornata nella massima formula, è diventato un accanito tifoso delle frecce d’argento; un’altra caratteristica del carattere del mio Amico (non me ne volere…) è una sorta di atteggiamento anti-Italiano, il continuo lamentarsi della politica, della nostra società e delle nostre usanze rappresenta quasi un marchio di fabbrica di chi nasce e vive in questo paese e lo disprezza. Sono tantissimi e sparsi in tutta la penisola e rappresentano un vero esercito; mi sono più volte chiesto da dove arrivi questa sorta di misantropia contro ciò che è Italiano e dare una risposta non è affatto semplice.

Rispecchiarsi in un marchio. Una delle spiegazioni è data dalla vettura che si possiede; c’è chi si lega ad un marchio per tutta la vita e se la casa automobilistica corre in qualche categoria rivolge le sue attenzioni ad essa; se poi questa è in F1 tale coinvolgimento diventa ancora più intenso; quando questo marchio non è la Ferrari, ed è molto raro che lo sia, visto che sono in pochissimi a possederne; la passione si sposa perfettamente con l’anti-italianità in una sorta di connubio perfetto tra passione ed odio. Ora c’è da dire che gli Italiani amano le vetture Tedesche, soprattutto se benestanti, ma c’è una differenza sostanziale tra l’essere ricchi e benestanti; il benestante può acquistare una Bmw, un’Audi o una Mercedes, difficilmente potrà permettersi una Ferrari, ed ecco che nella sua mente portata alla misantropia scatta quel clic che lo porta alla critica più aspra sulle ‘cose’ Italiche; il tutto in una sorta di protagonismo che possa farlo differenziare dalla massa che invece tifa per la Rossa. La volontà di distinguersi dalla massa è un’eredità degli anni ’80 quando l’individuo era al centro di ogni cosa; ora dopo che il mondo è passato attraverso dei periodi in cui l’individualismo sembrava scomparso, si è tornati agli atteggiamenti di quegli anni soprattutto grazie ai social che hanno amplificato enormemente il fenomeno. Ma cosa si deve fare per distinguersi davvero? Oggi sono in molti a potersi permettere un’auto Tedesca, non è più un vero privilegio averne una; per distinguersi davvero non bastano i viaggi; i selfie in luoghi esotici visto che viaggiano in moltissimi, e neppure le foto della propria casa lussuosa o elegante; per essere unici davvero bisogna remare contro; essere agli antipodi rispetto alle idee della massa; non importa se si parli di politica, sport o tecnologia; l’importante è essere ‘contro’ sempre e questo è l’atteggiamento preferito di chi è anti-Ferrari visto che la massa ‘tiene’ per la Rossa meglio preferire qualcosa di più aristocratico ed al momento il top è la Mercedes; oltretutto ci si identifica con una marchio vincente, se poi nel proprio garage è presente un modello della casa Tedesca il gioco è fatto…

Rispecchiarsi in un pilota. Spesso, e questo vale per moltissimi, ci si identifica in un driver; i veri amanti di questo sport hanno un loro idolo e la passione nei confronti di questo travalica in genere anche il tempo; poi però passano gli anni e arriva la necessità di trovarsi un altro pilota da ammirare; spesso questo comportamento denota un carattere infantile; psicologicamente la nostra mente va alla ricerca delle stesse emozioni che abbiamo provato quando eravamo più giovani, come un 50enne che ama le donne giovanissime. Trepidare di nuovo per le gesta di Villeneuve, Senna o Schumacher non è affatto semplice, il tempo frappone un ostacolo enorme tra di noi e le emozioni di una volta; ed ecco che si va ad identificare un nuovo idolo, colui che più possa avvicinarsi a chi avevamo nel cuore; il punto è che negli ultimi anni non abbiamo avuto piloti Italiani in grado di compiere gesta epiche in F1 ed è inevitabile che si arrivi ad uno straniero; il passo poi è abbastanza breve, ci si innamora anche della vettura su cui corre; del resto è quella che lo fa vincere e compiere gli atti che a noi sembrano eroici  quando in realtà da 20 anni a questa parte non c’è niente di eroico in F1; e se andiamo a vedere chi ha vinto negli ultimi anni non è certo la Ferrari a comparire nell’elenco; il tutto poi si sposa perfettamente con il solito voler distinguersi dalla massa che invece tifa per la vettura e non per il pilota; anche qui il voler cercare una sorta di aristocrazia nella propria personalità col solo scopo di distinguersi dagli altri.

Marco Asfalto.

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