Honda e Red Bull, il binomio ha ben figurato nel 2019 e si prefigura un ulteriore salto di qualità. La nuova Spec-4 promette bene, ma ha avuto diversi problemi durante l’ultimo GP di Sochi.

Le prestazioni e l’affidabilità dei propulsori giapponesi hanno stupito il Circus, valore confermato dalle due vittorie in Austria e Germania. Non è più solo una questione di far bella figura a Suzuka, Honda e Red Bull vogliono colmare il gap da Ferrari e Mercedes.

Nell’ultimo GP di Sochi, la Casa di Tokyo ha fornito a tutti i piloti delle modifiche atte a ridurre il gap da Ferrari e Mercedes. Per una scelta tecnica non tutta la potenza è stata resa disponibile per non stressare troppo un meccanismo nuovo e ancora fragile, che secondo indiscrezioni dovrebbe essere un notevole salto di qualità. Alcuni risultati si sono visti, ma anche diversi problemi. Durante le prime libere in Russia, Max Verstappen è stato molto veloce, ma si sono visti i problemi sulla Toro Rosso con Daniil Kvyat, che non è riuscito a prender parte alle qualifiche per un problema al motore sabato mattina.

Kvyat Red Bull
In gara, sebbene con diversi esiti, tutti i motori hanno raggiunto la bandiera a scacchi e le impressioni sono state quelle di una affidabilità considerevole in vista di un prossimo utilizzo a piena potenza. Rispetto ai Renault, che ben avevano figurato durante i velocissimi GP di Belgio e Italia, le unità giapponesi si sono dimostrate più elastiche e adattabili e hanno permesso a Albon di fare un GP super.


Il GP di Russia è stato un test per arrivare al meglio al prossimo GP di Giappone. Di rumor ce n’erano molti: dalla sua durata prevista solo per 2 GP al fatto che non sarebbe una vera e propria evoluzione di componenti, quanto di gestione di un nuovo carburante. Il punto fondamentale su cui Honda e Red Bull puntavano era l’affidabilità di un nuovo estremo motore che potesse essere il biglietto da visita per presentarsi a casa nel migliore dei modi.

Ora però c’è bisogno di prestazione, c’è bisogno di confermare l’affidabilità affiancando la prestazione. Sia per esaltare le prestazioni di un telaio che non ha nulla da invidiare a Ferrari e Mercedes, sia per fornire definitivamente a Verstappen un mezzo in grado di competere per il titolo.


Dopo gli anni d’oro della Renault, fautrice dei mondiali targati Vettel, nel 2018 dopo vari e importanti problemi il team principal Christian Horner annunciò che avrebbero interrotto la fornitura dei francesi in favore della Honda, che durante la stagione già equipaggiava il team satellite Toro Rosso ed è stato quindi, un ottimo banco prova per le scelte decisionali del team maggiore.

Il progetto piacque, piacque soprattutto la possibilità da parte della squadra RB di partecipare attivamente alla progettazione del propulsore per integrarlo alla perfezione nel telaio, cosa che con la Renault è sempre stata impossibile. Fino a quando si vince nulla da dire, quando i motori prendono fuoco in continuazione la cosa crea fastidio.

Honda non aveva nel 2018 certo le carte in regola per equipaggiare un top team, ma hanno lavorato bene e se le circostanze hanno permesso la vittoria in Germania, quella in Austria è quasi esente da macchie. Un ottimo risultato per una casa che, citando le parole di un frustrato Fernando Alonso, forniva dei “GP2 Engines” (detto tra l’altro, proprio a Suzuka).

AlonsoStoricamente la Honda ha sempre fatto delle ottime unità propulsive, ma stiamo parlando degli anni ’80, quando riusci a vincere 6 titoli costruttori e 5 piloti equipaggiando McLaren, Lotus e Williams.

Negli anni ’90, sotto le insegne della Mugen, ottennero poco o nulla così come gli inizi del 2000, quando dopo aver ottenuto il secondo posto nei costruttori con la BAR nel 2004, non ottenne altro. Dall’acquisizione della stessa, la Honda rientrò in F1 come costruttore nel 2005, ma i risultati non arrivarono quasi per nulla se confrontati agli enormi investimenti: quarto posto nel 2006, ottavo nel 2007 e nono nel 2008. Al termine di questa stagione la Honda si ritirò come costruttore. Nel 2015 riprese la fornitura di motori per la McLaren, ma il rapporto si interruppe nel 2017 dopo risultati molto scadenti. Nel 2018 Toro Rosso e nel 2019 anche Red Bull: la Honda è tornata finalmente alla vittoria dopo tanti anni e la convinzione è che non smetterà di crescere. Ferrari e Mercedes avvisate.

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