GP Australia Mercedes paga arroganza e superficialità

Risveglio migliore non ci poteva essere per i tantissimi tifosi della Ferrari: a Melbourne, priva prova del mondiale, Sebastian Vettel vince il Gran Premio d’Australia, precedendo la Mercedes di Lewis Hamilton e il compagno di squadra Raikkonen.

Buon quarto posto per la Red Bull di Daniel Ricciardo, seguito da un folto quartetto, composto da Fernando Alonso, finalmente ritornato nelle posizioni più nobili della classifica, Max Verstappen, gara nervosa la sua e resa molto complicata da un testa-coda nei primi giri, Nico Hulkenberg e Valtteri Bottas, abbastanza anonima la sua prestazione, considerando il grande potenziale che ha a disposizione. Chiudono la top ten Vandoorne e Sainz. È un capolavoro di strategia quello che permette alla SF71H di Vettel di conquistare la priva prova della stagione, abile a sfruttare la Virtual Safety Car, resasi necessaria per intervenire sulla monoposto di Grosjean, per effettuare il cambio gomme e approfittare della maggior velocità che la pit-lane garantisce in questi frangenti di gara per sopravanzare il britannico, fino a quel momento leader indiscusso della corsa. La Mercedes, come già accaduto in altre circostanze, paga un po’ di superficialità e, forse, anche di arroganza, quando ammette a fine gara di non aver per niente preso in considerazione l’idea che la Ferrari aveva in mente e i risultati che ne potevano derivare.

 

Fatto sta che la scuderia di Maranello ottiene, molto probabilmente, più di quello che la SF71H poteva dare nei confronti di una W09 apparsa sicuramente in grandissima forma, capace di rifilare ben sei decimi alla rossa in qualifica e di avere un ottimo passo gara, specialmente con il compound giallo, ovvero con le soft. Altro punto importante sul quale è lecito soffermarsi e sul quale la Ferrari ha in parte costruito la sua vittoria è stata l’assenza tra le prime posizioni di Bottas, che ha portato la scuderia di Maranello ad anticipare la sosta di Kimi Raikkonen, obbligando così la Mercedes a richiamare Hamilton in difesa della leadership e a lasciare Vettel in pista, comunque sicuro della terza posizione, ed aspettare o un episodio favorevole o ritardare il pit-stop per montare una mescola più morbida qualche giro dopo per un finale di gara più all’attacco.

Fine settimana dal doppio volto per il campione del mondo in carica: molto sicuro di sé nella giornata di sabato, nella quale aveva conquistato tutte le attenzioni con una prova maiuscola in qualifica, abbassando di più di un secondo il suo stesso tempo registrato 12 mesi fa e protagonista di una conferenza stampa nella quale non sono mancate frecciatine ai due piloti della Ferrari; molto perplesso e arrabbiato con se stesso al termine della gara dove paga, come spesso accaduto in altri frangenti, la frustrazione di veder sfumare una vittoria che aveva praticamente in mano che lo porta prima a chiedere incessantemente al suo ingegnere di pista più potenza per tentare il sorpasso e poi a cambiare diverse volte alcuni settaggi sul volante. In un primo istante, la troppa attenzione nello spostare il bilanciamento della frenata sull’anteriore lo porta a perdere il punto di staccata di curva 9 e ad andare lungo, perdendo così più di due secondi da Vettel e, successivamente, qualche modifica di troppo sul volante o la necessità di preservare il motore o la troppa usura dei pneumatici posteriori fanno innalzare di molto i suoi tempi, permettendo alla coppia Raikkonen-Ricciardo di avvicinarlo, senza però avere la reale occasione di attaccarlo. La bandiera a scacchi sancisce così una grandissima domenica per la Ferrari che però deve ancora migliorare molto per avvicinare le prestazioni della Mercedes, che rimane sempre la scuderia da battere, e di Lewis Hamilton, che quando in giornata, dimostra sempre di essere un pilota fortissimo e difficile da sopravanzare. Il mondiale non è che appena cominciato, ma se questo è l’inizio ci sarà sicuramente da divertirsi.
Francesco Saverio Falco