Me lo ricordo bene (dai documentari, io non ero ancora nato), Digione ‘79 Villeneuve contro Arnoux. Ferrari contro Renault. Un duello che nemmeno al Trono di Spade si è visto.

Mi ricordo altrettanto bene, domenica sera, Canada ’19, esattamente quarant’anni dopo, Vettel contro Hamilton. Ferrari contro Mercedes. Un duello che nemmeno in Fantozzi si è visto.

Non voglio parlare di buonismo nei confronti di una Ferrari che, ammettiamolo, è inferiore a Mercedes. Non dovevano fare un piacere a Ferrari solamente perché “…tanto poi non vincerà”. Dovevano fare la cosa giusta, lasciare correre.

Giro 48. Vettel in testa con un secondo scarso di vantaggio su Hamilton. In curva 4, il ferrarista, ha un controsterzo che lo porta largo sull’erba. Nel rientrare in pista, va largo vicino al muro. Solamente che in quello spazio ristretto ci si stava infilando proprio la Mercedes. Per evitare il contatto Hamilton frena e si accoda. Non passerà molto prima di sentire l’inglese aprirsi via radio lamentando la condotta del tedesco. Messaggio ovviamente diretto alla direzione di gara. La penalizzazione per Sebastian arriverà (molto) dopo. Le polemiche e tutto ciò che si è scatenato, sono già storia. E vi spiego perchè.

Ci sono molti dettagli oscuri di una vicenda che è molto più ampia di quello che sembra.

Prima di tutto la difficoltà di Vettel nel rientrare in pista. Appena rientra in pista dopo l’uscita, a gomme sporche, con un angolo stretto tra traiettoria e vettura, con un piccolo sobbalzo dato tra il dislivello tra asfalto ed erba e con una certa velocità, Vettel ha un secondo controsterzo nella stessa chicane, che lo porta ad allargare direzione muro alla sua destra. In quel momento, mi sento proprio di dire, era un passeggero. L’importante era non schiantarsi e riportarla in pista. C’è anche un precedente. È diventato famosissimo il precedente di Monaco 2016 nel quale lo stesso Hamilton, questa volta direi deliberatamente per difendere la posizione, è andato a chiudere su Ricciardo, allora su RedBull. Hamilton in quell’occasione ha deciso di andare verso destra, per difendersi, stringendo Ricciardo contro le barriere. Il buon Daniel ha frenato e si è accodato. Domenica, Vettel, ha solo corretto lo scarto della vettura che lo ha portato in maniera naturale verso l’esterno. Vettel si è preso i 5 secondi. Hamilton, nel 2016, nulla.

Le domande sono molte

Perché questa disparità di trattamento? Vettel ha veramente fatto una mossa pericolosa? I commissari sono stati così sicuri nel penalizzarlo? Liberty Media non dice niente? Loro che si sono sempre dichiarati favorevoli allo spettacolo. Il dubbio che Mercedes abbia un peso politico notevole è lecito e, aggiungerei, evidente. Se a questo aggiungiamo la frecciata che Marko, n° 1 di RedBull, ha rifilato nei confronti di Pirelli e Mercedes, allora qualcosa, sotto sotto, c’è per davvero (articolo in fase di preparazione!).

Si è parlato di sicurezza. Vettel non ha garantito la sicurezza dei collega Hamilton. Ma la macchina di Norris?

Era un una posizione pericolosa. Senza dubbio. Ma è rimasta parcheggiata lì per praticamente tutta la gara. La sicurezza è diventata solamente una scusa con la quale andare a penalizzare o ad avvantaggiare un pilota rispetto che un altro, in funzione dell’importanza mediatica che ha lui o il suo team. Mi viene in mente il povero Bianchi, che in nome della sicurezza ci ha lasciato le penne.

Una piccola nota per Hamilton. Il talento non si discute. L’eleganza sì. Ha iniziato il weekend invocando gare più dure e crude, lo ha terminato chiamando una penalizzazione per una carezza, che non c’è nemmeno stata.

Io proprio non ci sto, e voi?