F1 – Per poter disputare le 23 gare previste per la prossima stagione, sarà necessario ricorrere più volte alla formula dei tre weekend di gara consecutivi

Sempre più gare in F1

Già quest’anno, in ragione dell’avvio posticipato della stagione di F1 causa Covid, per riuscire a far gareggiare le vetture in almeno 17 gran premi, si è dovuto condensare un’intera stagione in sei mesi effettivi di competizione. Perciò, in più di un’occasione (quattro per la precisione) si è corso per tre settimane consecutive. Tuttavia, in certi casi, come in Austria e a Silverstone, nonostante si siano corsi due Gran Premi in due settimane, questi hanno avuto luogo sulla stessa pista, quindi i team non hanno dovuto sobbarcarsi tutti gli sforzi logistici per spostarsi da una località all’altra, rendendo quantomeno più sostenibili i carichi di lavoro degli impegni ravvicinati. Ma questa particolare soluzione è stata dettata dalle circostanze anomale di quest’anno e non sarà replicata la prossima stagione. Infatti, il calendario 2021 prevede 23 gare su 23 tracciati diversi, con diverse “triplette”, come le chiamano in gergo (tre gare consecutive) che terranno sì conto della posizione geografica degli appuntamenti, ma saranno comunque difficili da gestire per i team, soprattutto per quelli più piccoli. Ad esempio, la tournée asiatica si preannuncia tra le più sfiancanti, con le scuderie che dovranno essere pronte a scendere in pista il 26 settembre a Sochi, in Russia, per poi catapultarsi a Singapore (quasi 8.000 chilometri di distanza in linea d’aria) in tempo per il 3 ottobre, rimpacchettare tutto e correre in Giappone (altre 5.000 chilometri), dove l’appuntamento è fissato per il 10 ottobre. Tutto ciò a sole due settimane di distanza dal tour de force europeo, che vedrà la tripletta Belgio, Olanda e Italia. Senza contare che l’obiettivo di Liberty Media è di portare la stagione a 24 gare negli anni successivi.

Una squadra di riserva in F1 ?

Wolff
Wolff TP F1 Mercees

C’è quasi bisogno di una seconda squadra di F1 . E non per scherzo, come ha sottolineato Toto Wolff, team principal Mercedes: “Non dobbiamo dimenticare che le persone che fanno la maggior parte del lavoro sono quelle che preparano i box e poi li smontano e i meccanici che sono costretti a passare le notti al lavoro se qualcosa va storto. Dobbiamo capire quanto tutto ciò sia sostenibile e se sia il caso di escogitare un sistema che ci permetta di avere una squadra di riserva che si occupi dei lavori più pesanti. È una soluzione in corso di discussione”. Insomma, Mercedes è sempre un passo avanti e sta già pensando di rimpolpare il suo team con nuove risorse in vista di calendari sempre più fitti. Certo, loro se lo possono permettere, ma lo stesso non si può dire di tutte le scuderie presenti sulla griglia, soprattutto le meno grandi che potrebbero avere difficoltà a gestire degli sforzi logistici e pratici così ingenti.

Più gare = più guadagni

Tuttavia, un numero più alto di gare implica anche un maggiore guadagno per la federazione, che a sua volta si tramuta in benefici economici per i team di F1 . Guenther Steiner, infatti, team principal Haas, si dimostra possibilista: “Sarà faticoso per le persone, ma credo che soprattutto in un momento come questo sia necessario. […] Se porta maggiori ricavi, dobbiamo pensare a un modo per riuscire a starci dietro, prima che ci venga imposto dall’esterno” ha affermato. “Fa tutto parte della direzione che la Formula 1 sta prendendo. Scopriremo solo tra qualche anno se avere più gare è la cosa giusta da fare. Dobbiamo trovare una soluzione che permetta al nostro team di non collassare.”

Steiner

Ebbene, anche Steiner sa bene che rinfoltire il calendario significa aumentare anche i carichi di lavoro di persone che già lavorano al limite delle proprie possibilità, difatti non nasconde una certa preoccupazione. “La FOM [Formula One Management ndr] deve analizzare la questione a fondo se questa deve diventare la norma” ha dichiarato. “Deve capire se un numero così alto di gare è sostenibile e anche se non si rischia la saturazione per gli spettatori. Dal punto di vista delle persone che lavorano, dobbiamo fare in modo di non sovraccaricarle. Già le sovraccarichiamo, ma non possiamo pretendere di farlo tutto l’anno.”

Soldi, soldi, soldi

Il team principal Haas F1 ha colto un punto interessante: oltre a stressare i team, non si si corre anche il rischio di “annoiare” gli spettatori? In più occasioni gli appassionati dello sport hanno dimostrato di apprezzare maggiormente la qualità dei Gran Premi rispetto alla quantità e non è un caso se la stagione che volge al termine, la quale ha avuto meno gare del solito, ma ha visto la reintroduzione di storici circuiti vecchia scuola, è stata considerata una delle più belle dell’era ibrida. Il calendario 2021 di F1 invece, sembra essersi mosso in una direzione ben diversa: nessuno dei circuiti inseriti a sorpresa nel programma di quest’anno, e che hanno dato vita a Gran Premi spettacolari, è stato mantenuto. Tornano invece tracciati poco apprezzati dai fan, come quello francese e di Singapore e viene aggiunta una tappa cittadina in Arabia Saudita che non si preannuncia esaltante, prima della consueta, detestata chiusura ad Abu Dhabi. Insomma, questa Formula 1 che insiste sempre più sul medio oriente e sulla quantità di Gran Premi da disputare non fa che palesare sempre più le sue mire dichiaratamente economiche, nascoste dietro a un velo di eco-sostenibilità e di lotte sociali a favore di una non meglio definita uguaglianza, che comunque stride in modo evidente con le scelte perpetrate negli ultimi anni, ultima quella di correre in un paese famoso per aver basato la propria economia sui combustibili fossili e per essere carente (per usare un eufemismo) in materia di diritti umani. Le voci dei fan, che si struggono per riavere tracciati storici e gare più emozionanti, contano sempre meno.

A proposito dell'autore

Laureato in Traduzione Specialistica, sono appassionato di Formula 1 e di tutto il mondo che le gravita intorno, soprattutto mi affascina l'aspetto umano di una competizione che porta l'uomo e la macchina agli estremi più assoluti delle loro possibilità.

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