La Formula 1 non è nuova agli effetti domino innescati da un particolare evento. L’ultimo in ordine cronologico è quello avvenuto (per lo meno ufficialmente) ieri mattina, coi trasferimenti di Vasseur in Ferrari e di Seidl in Sauber, le dimissioni di Capito e la promozione di Stella a Team Principal di McLaren.

In un circus ristretto ed esclusivo come quello della Formula 1, è piuttosto diffuso che ad un particolare trasferimento ne corrispondano altri direttamente conseguenti, sulla falsa riga della vecchia regola azione-reazione.

Durante questo particolare 2022, tra innovazioni regolamentari e polemiche tra scuderie, abbiamo assistito a diversi casi di incastri fra membri del circus. L’annuncio risalente alla scorsa estate da parte di Sebastian Vettel riguardo il suo addio alla F1 aveva infatti scatenato un grosso movimento di piloti, durato praticamente fino a qualche settimana fa, e che aveva coinvolto Alonso, Gasly, De Vries e, non ultimo, Oscar Piastri. Sul pilota australiano, casus belli della battaglia Alpine – McLaren, se ne sono dette di tutti i colori, ma l’elemento più importante da constatare in questa vicenda riguarda solamente il suo rapporto di causalità con l’addio di Vettel.

Il valzer dei team principal in F1

Proprio come accaduto ad agosto, dal recente addio di Mattia Binotto alla Ferrari sono scaturiti una serie di trasferimenti fra team principal come non se ne ricordavano da anni.

L’ambito posto vacante in Ferrari è stato preso da Frederic Vasseur, che a sua volta ha lasciato scoperta la posizione di team principal della Sauber. Qui è entrato in gioco Andreas Seidl, che, spinto dall’accordo Audi-Sauber, ha abbandonato la McLaren per unirsi alla futura casa tedesca (ma che attualmente naviga in acque non troppo limpide). La McLaren ha quindi deciso di promuovere Andrea Stella, noto volto ex Ferrari, a team principal della scuderia. Una nomina importante che ha consacrato la già affermata carriera dell’ingegner Stella all’interno della classe regina del motorsport. Infine, le dimissioni di Jost Capito (spinte fortemente dalla proprietà Williams), hanno chiuso il cerchio.

L’evoluzione del ruolo di TP

La figura del team principal in F1 ha subito qualche ritocco negli ultimi due anni, non tanto per le metodologie di lavoro adottate dalle varie case automobilistiche, bensì come conseguenza per l’introduzione del budget cap. L’imposizione di un tetto di spese valido equamente per tutti ha infatti costretto i team principal a modificare le loro mansioni, concentrando l’attenzione sulla gestione di risorse e personale, piuttosto che sul mero sviluppo della vettura. Lavorare unicamente sugli aggiornamenti tecnici da apportare alle proprie monoposto avrebbe infatti l’effetto di svuotare le casse della squadra prima di fine stagione, senza possibilità di aggiungere budget extra (come avveniva fino a qualche anno fa) e, di conseguenza, senza ulteriori possibilità di sviluppo. Al contrario, uno sviluppo troppo concentrato sul finire di stagione e poco curato durante il suo inizio, metterebbe probabilmente la squadra nelle condizioni di dover compiere una disperata rimonta sui suoi avversari.

Ecco perché la figura del team principal, l’incaricato a dirigere e coordinare tali processi, risulta oggi così importante. La forza e la bravura di questa figura risiede ora nella capacità di estrapolare il meglio da ogni sezione del team, scavando importanti decimi anche al di fuori della galleria del vento e del CFD.

Ed ecco perché il processo di assestamento delle scuderie sta avvenendo in maniera così fragorosa e sta coinvolgendo parecchi personaggi d’alto rango.

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