F1 – Il 2022 della Ferrari si conclude con due secondi posti, ma smentisce in maniera assoluta le ambizioni di Mattia Binotto.

“Avevamo promesso di essere competitivi, non di vincere il titolo. Non siamo ancora pronti e maturi per vincere il titolo, ma lavoreremo per esserlo. Essere competitivi e vincere sono due cose diverse, ma nessuno avrebbe scommesso su di noi dopo il 2020 e il 2021”.

Parole e musica di Mattia Binotto, come sempre fiondatosi a difendere la sua squadra al termine del Gran Premio di Abu Dhabi. Il leitmotiv della gestione Binotto in questi deludenti anni sembra essere proprio questo: la difesa a spada tratta dell’assai contestabile operato degli uomini Ferrari.

2019-21: un triennio a dir poco umiliante per la Ferrari F1

I primi quattro anni dell’era Binotto hanno portato alla Ferrari la bellezza di 7 vittorie, cinque delle quali conquistate da Charles Leclerc. Un bottino piuttosto magro, considerate le risorse (umane, finanziarie e infrastrutturali) di cui la scuderia di Maranello può da sempre disporre. Oltre a tutto ciò, a rendere ancor più impietoso il bilancio del Binotto team principal si aggiunge il fatto che il team tanto difeso dall’ingegnere svizzero è riuscito nel giro di pochissimo tempo a dilapidare il patrimonio tecnico lasciato in eredità dalla gestione Arrivabene. Al momento del suo avvento a capo della scuderia nel 2019, infatti, Binotto aveva preso in mano le redini di una squadra capace di contendere a Mercedes i titoli mondiali 2017 e 2018. Ebbene, appena un paio di anni dopo, e dopo un 2019 comunque deludente, la Ferrari si è ritrovata quasi senza accorgersene a battagliare con Alfa Romeo e McLaren per il sesto posto, lontana anni luce dalle posizioni di testa.

Le annate 2020 e 2021 sono state due tra le più umilianti dell’intera storia Ferrarista, fatte di eliminazioni in Q2 e svariati doppiaggi subiti.

Nel tentativo di prendere tempo e distogliere l’attenzione da quella disastrosa situazione, durante il biennio 20-21 Binotto ha sempre individuato e citato il 2022 come data cardine per il ritorno alla vittoria da parte del Cavallino. Di conseguenza, le aspettative di stampa e appassionati si sono concentrate totalmente sull’inizio di questa stagione, cruciale per il futuro della squadra.

Ferrari, ecco finalmente la F1-75 6
Ferrari F1 , ecco finalmente la F1-75

L’illusione del 2022: dalla vettura al motore

Fortunatamente, la F1-75 si è rivelata al suo esordio una vettura estremamente veloce, in grado di consentire a Leclerc di dominare due delle prime tre gare stagionali e di collezionare una sfilza di pole position con un certo margine sugli altri. Peccato solo che tutto il potenziale di questa monoposto sia poi stato dilapidato con strategie folli ed errori clamorosi prima, e con un mancato funzionamento degli sviluppi in seguito, consegnando di fatto il mondiale nelle mani della Red Bull praticamente ad agosto.

Un altro interessante capitolo di questo paradossale 2022 della Ferrari riguarda certamente il famoso motore superfast sfornato a Maranello lo scorso inverno.

I due anni d’inferno della rossa (2020 e 2021) erano stati la diretta conseguenza dell’accordo segreto tra Ferrari e FIA in seguito alla questione motore 2019: nonostante la Federazione non lo abbia mai dichiarato pubblicamente, infatti, quel propulsore era stato giudicato come non conforme al regolamento (altra sciagura della gestione Binotto), costringendo la scuderia di Maranello a scendere a compromessi con la FIA e ad accettare di correre i due anni successivi con un motore castrato.

Dopo aver superato questa triste parentesi, la Ferrari si è presentata ad inizio anno con una power unit definita dai più come la migliore della griglia, in grado di riportare la Ferrari a competere coi grandi motoristi.

Ovviamente, anche il superfast è andato calando con il proseguo della stagione, terminando l’anno come il peggior propulsore in pista. Non a causa delle scarse prestazioni, ma della poca affidabilità, fattore che ha costretto i tecnici della Ferrari ad abbassarne notevolmente la potenza.

Alla fine dei conti, anche il motore superfast 2022 (la cui affidabilità potrà comunque essere migliorata nel 2023) si può considerare un fallimento se paragonato a quanto le sue aspettative erano alte ad inizio anno. Un propulsore che nei primi appuntamenti del mondiale aveva consentito agli ingegneri del Cavallino di configurare la monoposto con assetti più carichi, da luglio in poi ha invece costretto la rossa a privilegiare una maggiore ricerca dell’efficienza aerodinamica al fine di non perdere anni luce nei soli tratti rettilinei.

Come guardare al 2023?

Insomma, la Ferrari conclude la stagione 2022, che ricordiamo avrebbe dovuto essere quella del ritorno ai vertici, con 4 vittorie di tappa contro le 17 della Red Bull. Numeri impietosi che testimoniano come la competitività della Ferrari sia stata vista solo e soltanto dal suo team principal, Mattia Binotto.

In un’annata in cui la grande assente è stata la Mercedes, dominatrice dei precedenti otto campionati, viene da chiedersi se e come la Ferrari potrà lottare per il campionato nel 2023, considerato il certo ritorno ai massimi livelli delle Frecce d’Argento e l’altrettanto sicura conferma della Red Bull. Se in vista del 2023 l’organico della rossa dovesse rimanere questo, dimostratosi impreparato e di gran lunga inferiore a quello dei due principali competitor, il Cavallino si presenterà ai blocchi di partenza della prossima stagione con l’ambizione di tornare a vincere il tanto agognato titolo mondiale, ma senza i mezzi (e le competenze) per riuscirci.

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