Binotto il team principal Ferrari spiega il suo rapporto con l’ex amministratore delegato della Scuderia, le difficoltà di gestire la pressione del suo ruolo e le aspettative per il futuro

Marchionne, un capo esigente

Il compianto Sergio Marchionne era un dirigente di piglio, che pretendeva molto dai suoi dipendenti, spingendoli ai limiti delle loro possibilità per ottenere il massimo dei risultati. E non si può dire che la sua gestione in Ferrari, dove è stato amministratore delegato dal 2014 fino a pochi giorni prima della sua morte, a luglio 2018, sia stata fallimentare. La vittoria del campionato non è mai arrivata, ma la Ferrari è passata dal totale fallimento del progetto 2014 fino a contendersi il titolo con un’apparentemente imbattibile Mercedes nel 2017 e 2018. Dopodiché, è ricominciata la parabola discendente che ha riportato la Scuderia di Maranello a navigare verso metà classifica come quest’anno.

Eppure, lo stesso Marchionne, con la sua gestione energica e spregiudicata, potrebbe essere responsabile dell’interpretazione audace del regolamento che, infine, ha portato all’accordo segreto tra FIA e Ferrari per insabbiare l’irregolarità della Power Unit del cavallino e, conseguentemente, alle prestazioni non all’altezza di una SF1000 depotenziata.

“Non c’è dubbio che mettesse pressione” ha dichiarato Binotto al podcast Beyond the Grid riferendosi a Marchionne. “Era la cosa più difficile da gestire nel rapporto con lui. La pressione era tale che dovevi sempre avere il telefono a portata di mano, giorno e notte, perché se ti scriveva su Whatsapp si aspettava che gli rispondessi entro trenta secondi. Questo era il tipo di pressione che ti metteva addosso. Se non rispondevi immediatamente ai messaggi che ti inviava, già la giornata cominciava male.”

Di certo per Binotto, che all’epoca ancora non era team principal ma occupava il ruolo di direttore tecnico in Ferrari, non era facile convivere con un capo così opprimente, ma forse è stato proprio questo approccio che ha riportato la Scuderia di Maranello al vertice delle classifiche. Viene da chiedersi, però, se allo stesso tempo questo metodo non abbia istigato il team a spingersi troppo in là nelle interpretazioni del regolamento sforando nell’illegalità. “Può essere” risponde Binotto. “Innanzitutto penso che interpretare le aree grigie del regolamento faccia parte dello sport. Tutti i team lo fanno. Ovviamente si gioca sempre su confini molto sottili e difficili. Ma sicuramente [Marchionne] ci ha spinto molto (tutti, non solo io) a esplorare le aree grigie il più possibile.”

Louis Camilleri il buono

Sembra che invece il rapporto dell’ingegnere italo-elvetico con la dirigenza sia migliorato dopo il cambio della guardia al vertice e l’ingresso in scena di Louis Camilleri che ha preso il posto di Marchionne quando le condizioni di salute di quest’ultimo non gli hanno più permesso di continuare.

“Louis ha un modo di comandare totalmente diverso” afferma Binotto. “È un grande uomo, un grande amico, direi. Si può dire che abbiamo instaurato un rapporto di amicizia, è un ottimo motivatore. Capisce l’importanza della stabilità e degli investimenti. E di solito quando si investe, i risultati non si vedono subito nel breve termine, ma più sul medio e lungo termine perché prima si investe e poi si ottengono i benefici dell’investimento. […] Anche lui mi scrive, ma non si aspetta che gli risponda entro 30 secondi, ed è una differenza non da poco”.

Binotto sarà dunque molto dispiaciuto della recente notizia delle dimissioni di Camilleri e spera di incontrare nel nuovo AD una persona altrettanto disponibile e collaborativa, anche se non è scontato che la nuova dirigenza riconfermi l’ingegnere come team principal dopo la débâcle della stagione 2020, per quanto non tutte le colpe siano a lui ascrivibili.

Un 2021 senza fuochi d’artificio

Molto dipenderà anche da come si metteranno le cose l’anno prossimo. Binotto, dopo aver espresso grande entusiasmo per le prestazioni della futura power unit al dinamometro, sembra già essere tornato sui suoi passi ed esprime scetticismo sulla possibilità di rivedere il cavallino a lottare per la vetta della classifica già nel 2021.

“Il divario [con i rivali per il titolo] è molto grande, ma non c’è dubbio che possiamo fare molto meglio rispetto a questa stagione” sottolinea Binotto. “Siamo intervenuti su molti dei punti deboli di questa vettura, a partire dalla potenza del motore. La power unit dell’anno prossimo ha dato buoni riscontri al dinamometro […] e non credo in alcun modo che sarà la meno potente [sulla griglia] perciò torneremo a essere competitivi in termini di potenza del motore. Ci stiamo occupando anche di aderenza, aerodinamica e carico aerodinamico, dove siamo stati carenti, […] ma la Mercedes è una vettura molto forte e non credo che riusciremo ad essere al loro livello.”

Sainz Ferrari

Sainz, l’uomo giusto al momento giusto

Dichiarazioni molto realistiche, che però non soddisfano certo i tifosi, che dopo un’annata tanto sciagurata si aspettano un prorompente ritorno di forma nel 2021 grazie anche al contributo di un affamatissimo Carlos Sainz, che guiderà la rossa a partire dal prossimo marzo.

“Credo che Carlos sia l’uomo giusto per il nostro progetto” sostiene Binotto. “Il campionato costruttori è molto importante per la Ferrari, su questo non ci piove. Bisogna ottenere il maggior numero di punti in ogni gara e Carlos è un pilota molto costante nelle gare e questo è stato il fattore principale che ci ha convinto a optare per lui. È costante, veloce, sa attaccare, difendere, ma alla fine porta sempre la macchina a casa.”

Insomma, il 2021 sarà ancora un anno difficile, ma non “una sofferenza paragonabile” al 2020, come afferma lo stesso team principal, e si vedranno i frutti del lavoro di Binotto in quello che forse è veramente il primo progetto figlio della sua gestione. Tuttavia, si ha l’impressione che tutta la squadra sia già proiettata verso il 2022, quando, grazie al grande cambio regolamentare, la Ferrari spera di poter tornare a competere per il titolo in seguito a un auspicato livellamento delle prestazioni.

A proposito dell'autore

Laureato in Traduzione Specialistica, sono appassionato di Formula 1 e di tutto il mondo che le gravita intorno, soprattutto mi affascina l'aspetto umano di una competizione che porta l'uomo e la macchina agli estremi più assoluti delle loro possibilità.

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