La Federazione è chiamata a dare una risposta seria per non trasformare il budget cap in una barzelletta durata due anni.

Come ci si attendeva ormai da qualche giorno, il report pubblicato ieri dalla FIA ha messo nero su bianco che la Red Bull e la Aston Martin hanno violato il Regolamento Finanziario nella stagione 2021 di F1. Tuttavia, mentre la scuderia anglo-canadese ha solo commesso un’infrazione a livello procedurale, quella di Milton Keynes ha anche oltrepassato il budget cap di meno del 5% del totale, realizzando così una ‘minor breach’ delle norme. La Federazione ha dunque confermato le speculazioni che hanno iniziato a circolare a Singapore, sebbene le violazioni si siano rivelate meno gravi del previsto. Adesso, però, arriva il momento decisivo: quali penalità saranno inflitte alle due squadre? La Federazione userà il pugno duro o sarà clemente? Le risposte a queste domande sono per ora impossibili da prevedere, ma una cosa è certa: da esse dipende il futuro del Regolamento Finanziario.

Annunciato in pompa magna nel 2019 dal management del circus e presentato come un set di norme innovativo e rivoluzionario, questo regolamento ha da subito fatto storcere il naso a molti appassionati per l’oggettiva difficoltà nel comprendere come la FIA avrebbe controllato le spese dei team. Non c’è dubbio, però, che il budget cap rappresenti, almeno in linea teorica, uno strumento fondamentale per placare gli investimenti folli dei top team, rendere la F1 più sostenibile a livello economico e finanziario e riequilibrare le forze in campo. Come era prevedibile, nelle prime stagioni il limite di spesa non è bastato a interrompere il dominio dei top team, che grazie al vantaggio accumulato negli anni precedenti sono riusciti a mantenere sostanzialmente inalterato lo status quo. Tuttavia il budget cap resta un’ottima norma: gli obiettivi preposti, che sono a lungo termine, avrebbero un impatto positivo sulla F1.

Il Regolamento Finanziario è tuttavia molto giovane e, in quanto tale, è imperfetto. La vaghezza delle norme che riguardano le sanzioni in caso di violazione venne già criticata quando il regolamento fu reso pubblico per la prima volta, ed ora, con lo scoppio del caso-Red Bull, è divenuta un problema molto serio per la FIA. La Federazione ha a sua disposizione una pletora di possibili penalità da infliggere, ma i criteri per la loro assegnazione non sono specificati. L’unico punto di riferimento è la famosa soglia del 5%, che tuttavia, come ha giustamente sottolineato Mattia Binotto, si è dimostrata troppo elevata per differenziare un’infrazione ‘minore’ da una ‘sostanziale’. Nel regolamento ci sono poi i numerosi fattori attenuanti e aggravanti che rendono impossibile, in assenza di precedenti, fare previsioni su possibili sanzioni.

Se poi, come nel caso della Red Bull, la FIA non rende nota l’entità dell’infrazione e il modo in cui i soldi sono stati spesi, dimostra ancora una volta di trascurare completamente la trasparenza che gli appassionati le richiedono da tempo, perdendo ulteriore credibilità. Il verdetto finale della Federazione farà sicuramente infuriare qualcuno, sia esso coinvolto o meno nella faccenda, ma quello che conterà davvero, alla fine, non sarà l’entità della sanzione, bensì quanto seriamente la FIA tratterà il suo stesso Regolamento Finanziario. L’unica conclusione desiderabile di questa vicenda è che la Federazione sia severa e inflessibile, che non sprechi il lavoro svolto nel progettare e redigere un regolamento potenzialmente ottimo per la F1, e che quindi punisca Red Bull e Aston Martin in maniera coerente ed esemplare, spiegando con chiarezza il suo processo decisionale e rivelando l’entità delle infrazioni dei due team. Altrimenti, l’esistenza stessa del Regolamento Finanziario dovrà essere messa in dubbio.

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