Come un Cavaliere medievale, anche Hamilton dispone di un fido scudiero che gli sarà vicino in tutte le sue campagne militari; gli preparerà le armi, lo assisterà nella lotta, lo conforterà nei momenti negativi, volgerà il suo corpo a difesa del gentiluomo a cavallo; tanto impegno che certamente non è generato per imparare le ‘arti’ e guadagnarsi anch’egli il titolo di cavaliere, dietro c’è qualcosa di meno nobile ma comunque di importante, un ingaggio economico con delle clausole ben precise, un contratto breve, un anno, quasi una prestazione da precariato della F1; ma Bottas, il fido scudiero, è importantissimo per il pilota Britannico perché, come ha detto Rosberg:  “Ora Lewis ha il sostegno dell’intero team”; parole che devono far riflettere per due aspetti molto importanti da non sottovalutare. Hamilton è un grande pilota, tuttavia ha spesso palesato delle debolezze in gara, soprattutto quando gli eventi prendevano delle pieghe non propizie; innumerevoli i team-radio contenenti lamentele a raffica e fasi in cui letteralmente si eclissava, commettendo errori a volte marchiani; il dover lottare con un unico avversario con cui dividere il box poteva essere una sfida forse all’inizio, ma poi è diventata un’idea fissa, una di quelle turbe psicologiche che tolgono il sonno; la sua reazione, appena perso il titolo, ed anche in questo inizio di Campionato, è stata quella di declassare il suo ex avversario; un comportamento che porta in basso gli altri innalzando se stessi che è tipico delle persone insicure e di quelle che hanno dei complessi di superiorità, di fatto queste persone hanno la stessa reazione pur con psicologie molto diverse come degli estremi che tendono a toccarsi inesorabilmente. Ma in questo Campionato Hamilton ha un’intera squadra che lavora per lui, questo gli da sicurezza, lo fa sentire bene ed ancora più importante, inoltre poter disporre di un buon pilota come Bottas, mette molte più frecce al suo arco, sa che lo scudiero eseguirà tutti gli ordini provenienti, appunto, dalla scuderia, e scendere in pista con un alleato fedele non è solo un vantaggio reale, ma anche psicologico, qualcosa di cui ha terribilmente bisogno dopo il titolo 2016 vinto da Rosberg. Di contro c’è da chiedersi cosa sarebbe accaduto se Nico non si fosse ritirato, sarebbe stata una vera ‘via crucis’ per il Britannico dover lottare contro il Campione del Mondo in carica e contro Vettel, 5 campionati contro 3, una sfida impossibile da gestire, per lui ed anche per il team, di fatto, con una Ferrari risultata competitiva, Rosberg ha fatto un enorme favore ad Hamilton ritirandosi e lasciandogli campo libero. La stessa Ferrari ha il problema inverso, Raikkonen non è il tipo da mettersi a fare da tappo agli avversari, figuriamoci lo scudiero per Vettel, obbedirà a qualche ordine di scuderia, questo è certo, ma non ha lo stesso approccio di Bottas in Mercedes, semplicemente perché ha un altro carattere e poi perché è un Campione del Mondo ed è difficile pensare voglia fare figure meschine come quella del Finlandese suo connazionale che per rallentare Vettel è stato per molti giri il più lento in pista nel GP di Spagna; la Ferrari da questo punto di vista è inferiore alla Mercedes e forse valeva la pena di mettere un giovane al volante quest’anno, uno scudiero che potesse imparare le ‘arti’ appunto, e magari proteggere qualche volta il prode cavaliere…

Marco Asfalto

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